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Pecchio scalda la sua seggiola

Pecchio scalda la sua seggiola, ma non per cederla o restituirla, sa che continuerà a starci seduto: la scalda, da anni, al punto che è diventata elettrica.
Vorrebbe pensarla come un'esperienza elettrizzante, ma gli resta difficile.
Non è la sua condanna a morte, ma a vita, il suo ergastolo, non dietro a sbarre, benché pensi che qualcuno gliele innalzi attorno, per isolarlo.
Pare il suo confino, la sua isola: che c'è, ma tanti fingono di non vedere, di non trovare sulla carta, non la cercano.
Chi la vede, chi riesce a trovarla, sostiene, mentendo, di non sapere nuotare e, così, di non potere raggiungerla.
Pecchio è isolato: è, prorio, il caso di dirlo, ma non si è isolato.
Chi lo conosce sa dove cercarlo e trovarlo, vive ad un isolato da lui, nel continente, ma soffre d'incontinenza e si giustifica, così, con Pecchio di non potere venire da lui.
Pecchio scalda la seggiola: ne scalda un'altra, ma lo fanno tutti, come Pecchio, prima o poi, più volte, ogni giorno.
La scalda, forse, più spesso di altri, ma sa che, come altri, morirebbe se, improvvisamente, smettesse di scaldarla.
Sa che accadrebbe, ma preferisce l'altra seggiola, su cui sta seduto di più, come un trono: è monarchico, si sente come un re, sa che un altro Re lo detronizzerà, con dolcezza, un giorno, perché possa godere con Lui della bellezza senza fine del Suo Regno.



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Opera scritta il 13/07/2015 - 14:44
Da Luca Lapi
Letta n.477 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Un'altra considerazione esistenziale sulla vita di Pecchio. Questa volta il testo, ben scritto, vivace e ricco di sfumature descrittive, si arricchisce di significati un po' ermetici e di una specie di sottile umorismo.

Giuseppe Novellino 13/07/2015 - 18:38

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