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La mia stanza a Londra

E ad un certo punto pensi di andare via, trasferirti, andare all'estero, prendere le distanze da tutto ciò che è stata la tua vita fino ad allora... ci vuole coraggio ti dicono gli altri, ce ne vuole veramente tanto pensi tu. Nuove esperienze, imparare un lingua, diventare più forte, vedere come girano le cose fuori dal nostro bel paese, nuove sfide, nuove amicizie, vestire i panni di una giovane donna indipendente, quelli che da sempre dici di voler indossare. Smettere di immaginare ciò che potresti essere e cominciare a diventarlo. Ricominciare.
E allora lo fai.
Ad un certo punto ti ritrovi a fissare le nuvole intorno a te, gli edifici e le strade della bella Roma diventare sempre più piccole, la luce di bordo che segna di allacciare le cinture in vista dell'atterraggio.
Ti senti fiera, spaventata, eccitata, confusa... fottutamente sola nella tua stanza semivuota che ti costa un occhio della testa al centro di Londra. Ma che ci faccio qua?
Allora cerchi vita, dopo i primi mesi di sacrifici, lavori sporchi e notti insonni, pensi di meritarti un pò di divertimento. Esci, metti su un sorriso di circostanza, fai amicizie e ti crei il tuo gruppetto, cene con i colleghi, orari bilanciati, pasti equilibrati. Le giornate si riempiono, la tua vita ritorna socialmente normale.
Hai ricominciato.
Quello che volevi, una nuova vita partendo da zero.
Una vita immacolata, vergine, lontana da chi conosce il tuo passato e da chi ne ha fatto parte. Ormai totale padrona delle scelte presenti e della costruzione del tuo futuro, padrona di non dormire o di non mangiare, di passare settimane ubriaca, di acquistare un biglietto e partire il giorno dopo per una vacanza che da tempo volevi fare, spendere i tuoi soldi in scarpe e vestiti, gelato, vino, discoteche... prendi quello che vuoi e ti senti forte per questo. Più consapevole di come sia veramente tutto, ma proprio tutto nelle tue mani.
Poi succede che una sera prendi una penna e scrivi di lui.
Il foglio, come ogni volta che scrivi, si riempie di lui, di te, di ciò che eri e di ciò che non hai mai smesso di essere, di ciò che porti con te ogni giorno in qualsiasi parte del mondo e che raffiora impetuoso in ogni silenzio. Hai perso te stessa, tutte le parti di te che conoscevi, il tuo corpo è quello di un estranea la tua mente si è fatta meccanica, ha smesso di viaggiare negli angoli che da sempre conosci, negli angoli in cui ti senti a casa. Il bisogno di sentirti a casa che appaghi solo scrivendo di lui.
E allora pensi che forse devi ripartire, andare in un altro posto, ricominciare. Ricominciare ancora una volta. Scappare forse, non lo so, correre via, cercare distrazioni, inorridire alla sola idea di fermarsi in qualsiasi altro posto che non sia accanto a lui.
Un vortice continuo, e un immagine a placarlo: tu accanto a me e sussurri "amore dammi la mano, la vita forse è tutta qua".



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Opera scritta il 16/07/2016 - 01:23
Da Michela Pomobello
Letta n.948 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


MICHELA....Non ha prezzo quel calore che ti scalda il cuore. Senza l'amore tornerai sempre sul bordo di un binario sempre a fuggire non so da cosa...Sono i sogni che non hai realizzato, loro ti faranno capire che scappare non serve a niente.Bel racconto scritto bene Ciao

mirella narducci 26/04/2019 - 20:32

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Con "La mia stanza a Londra" termino di leggere le tue attuali pubblicazioni, mi ero promesso mesi fa di leggere tutti i tuoi lavori, non prima di prodigarmi a farlo con due testi in "prova" scelti a caso. Avendo saggiato il tuo modo di scrivere pienamente convincente, ho deciso di esplorare e di assimilare il più possibile dal primo fino all'ultimo componimento.
Se desideri rispondermi puoi farlo qui sui tuoi lavori stessi oppure se ti va leggendo qualcosa di mio.
Ti auguro buona serata!

Giuseppe Scilipoti 26/04/2019 - 20:18

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Di tutti i tuoi scritti, senz'altro "La mia stanza di Londra" risulta o almeno per me, quello più incisivo.
Il testo può essere letto a diversi livelli, è immediato, però ricordiamoci sempre che è uno scritto che sebbene esprime concetti universali e attuali inerente all'emigrazione giovanile, ha pur sempre delle presumibilmente del personale, per cui una tracciatura perfetta non esiste. Questo vale anche per i precedenti lavori letti e recensiti.

Giuseppe Scilipoti 26/04/2019 - 20:15

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Racconto Opera dalle notevoli implicazioni introspettive. Da qualche parte bisogna pur cominciare, e nonostante il concretizzare con nuove esperienze e la scoperta nonchè il prodigarsi con nuove abitudini ahimè basta. C'è questa io narrante, che sfugge e fugge, da un qualcuno di indefinito, (probabilmente un amore finito male) per cui la morale del racconto sarebbe a mio avviso questo: noi esistiamo fintantoché esiste quel qualcuno a percepirci oppure meglio ancora, in questo caso... percepirlo.

Giuseppe Scilipoti 26/04/2019 - 20:11

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Andarsene lontani dalla propria terra, per necessità, per voglia di lontananze, è pure fuggire da se stessi. Brano dai toni giusti, complimenti e saluti

Luciano B. 17/07/2016 - 14:31

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Bel racconto

Sildom Minunni 16/07/2016 - 10:52

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Un racconto vero che provoca un transfert in chi si trova al bivio di coscienza della propria condizione di vita. Allora molte cose mai fatte prima e che non erano bisogni lo diventano e sembra funzionare, fino a quando, improvvisamente, non ci si ferma a riflettere e, allora, le ombre del passato ritornano imperiose.
Mi è tanto piaciuto, una condizione divenuta quasi obbligata per i giovani che non amano le comode poltrone di casa . 5*

salvo bonafè 16/07/2016 - 09:41

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