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Ancora viva

Sei partita da due mesi e da due mesi, a parte una cartolina nella quale mi comunicavi di essere ancora viva, non ho tue notizie. Intanto ancora mi riecheggia dentro il tono suadente della tua poesia, quella che hai lasciato sulla mia segreteria telefonica, ed indelebile nei miei ricordi, il giorno in cui sei sparita. Non mi era sembrato un addio, tutt’altro: era un inizio…


“Luci nella notte solitarie
illuminano il mio vedere
in lontananza dove il buio ti avvolge
nascosto al mio piacere
Allunga la mano e prendi la mia,
guidala dove il tuo desiderio mi chiama
stringi la tua sulla mia e guidami
nel tuo sogno che ora è anche il mio”


Stavamo ancora imparando a sperimentare le fantasie inespresse, i desideri inappagati, le voglie soffocate dalle convenzioni che ci si cuce addosso; ci rincorrevano per soddisfare l’istinto, ma intanto sublimavamo la smania irrazionale che ci divorava, che ci divora ancora. Ogni volta era una nuova storia di sensazioni squassanti e stupite emozioni, mentre la curiosità ci affiatava ed il desiderio ci stordiva. Volavamo insieme, ricongiunti nei sogni, decollando da piste tra loro distanti.


Poi si tornava a picco a camminare nelle nostre altre vite.


Persi tra l’incedere quotidiano ed il dispiegarsi d’ali, non era possibile mostrare al mondo che inseguivamo il piacere dei corpi senza distogliere i passi dai sentieri del cuore. E tanto meno spiegarlo a chi c’era vicino: come può non esser soffocante chi detiene il diritto feroce che si acquista con l’affetto, chi impaurito scruta il tuo sorriso nato da più lontano?


Forse è stato efficace l’occhio del compagno fissato sulla linfa brillante che dai nostri voli colava sui tuoi passi; forse è stato soltanto il credere di un effimero momento l’anelito di sensualità esplosa all’improvviso - eppure quanta voglia di superare il prossimo limite, di darsi pienamente! -, infine hai deciso di bloccare il carrello, spegnere i motori e smettere di volare… Sei sparita.


Oggi sono qui, dal luogo da cui hai spedito la cartolina, curioso di vedere dove ti stanno portando le strade che ora percorri ed ho rivisto ancora l’irrequietezza, il fuoco che divampa, il desiderio dischiuso dietro l’uscio accostato dell’anima; allora ho cominciato a capire… Sei ancora viva ed hai ripreso da qui; terra battuta e prati estesi e lingue d’asfalto e trampolini di roccia: sfoghi per la febbre che non ti può abbandonare, varchi per la mente, piste nuove e diverse per un diverso modo di volare.




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Opera scritta il 04/10/2012 - 16:51
Da Francesco Patecci
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