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La bambina e la margherita

Non ricordo dove fossi, né che cosa stessi facendo, ricordo solo di essermi girato e di averla vista per la prima volta, per l'unica volta. Quella bambina se ne stava seduta sulla sua sediolina, da sola. Un'orribile sensazione di tristezza mi percorse la schiena arrivando fino al collo. Aveva gli occhi di chi si è visto strappare l'infanzia, gli occhi di chi, ormai, aveva appreso di poter sopravvivere. Tra le mani stringeva una margherita, la stringeva ma non la guardava. Lo sguardo vagava per un orizzonte non ben definito, poi, per un secondo, i suoi occhi verdi si posarono su di me.
Era da tanto che nessuno mi guardava in quel modo, come se tra i due il bambino fossi io e pensadoci forse lo ero.
Avrei voluto dirle qualcosa ma le parole mi si strozzavano in gola. L'unica cosa che riuscivo a fare era guardarla giocare con la sua margherita. Era lì eppure persa in un posto così remoto da risultare irraggiungibile, un posto che lei stessa si era costruita, un posto per sentirsi al sicuro, per essere a casa.
Quella ragazzina voleva essere salvata, voleva essere portata via, ovunque ma non qui. Come facevano tutti a non capirlo? Ogni dettaglio lo gridava, dalla piccola spilla rosa appuntata sopra il golfino di jeans ai capelli biondi che, mossi dal vento, le si arruffavano scomposti. Una folata la avvolse per qualche secondo, forse per proteggerla o forse solo per farle capire che in fondo c'era dell'altro, che non sarebbe stato per sempre tutto sbagliato. Era come se parlasse con il silenzio, poi, senza una motivazione apparente si alzò, si sistemò il golfino e girandosi di spalle iniziò a camminare. Non avevo idea di dove stesse andando e probabilmente neanche lei la aveva, un posto valeva l'altro perché in nessuno avrebbe riavuto indietro la sua infanzia.
Prima che la distanza la sottraesse alla mia vista la vidi fermarsi e girarsi verso si me giusto il tempo di far cadere dalla sua manina qualcosa, forse la margherita, forse solo un altro rimpianto.



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Opera scritta il 15/02/2013 - 01:29
Da Simone Coriandoli
Letta n.1850 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Complimenti bel racconto.Nessun bambino dovrebbe mai soffrire così che nessuno mai debba vedere nei suoi occhi la tristezza.ciao

Claretta Frau 04/03/2013 - 17:00

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Leggerlo significa vivere le emozioni dei suoi protagonisti. Bravo e complimenti.

Daniela Cavazzi 04/03/2013 - 09:31

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Complimenti anche a te, Simone,bel racconto son contenta sia stato riconosciuto anche dalla redazione.

Carla Davì 04/03/2013 - 00:05

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Bellissmo racconto e intensa descrizione,la muta sofferenza di questa bimba entra nell'anima... va via "la vidi fermarsi e girarsi verso si me giusto il tempo di far cadere dalla sua manina qualcosa, forse la margherita, forse solo un altro rimpianto."non ha speranza la lascia cadere,ancora una volta nessuno ha raccolto quella muta richiesta d'aiuto ... questo ed altro, ho letto ed inteso nel tuo bel racconto.Bravo

Carla Davì 18/02/2013 - 19:16

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