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Vi parla Mirko

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«Ad ogni modo, credimi caro amico radioascoltatore, la Bibbia dobbiamo leggerla con molta umiltà per scoprire ciò che Dio dice e non ciò che vorremmo che ci dicesse. Amico, concludendo l’argomento, bisogna sperare che una società possa divenire migliore di quanto non lo sia ora.»
«Grazie, Mirko, grazie! Le tue parole scendono come benefica linfa nel mio vecchio cuore e lo fanno germogliare come un ramo di primavera.»
«Non sapevo che foste anche un poeta, Giacinto!»
«È stata la mia prima chiamata alla sua radio, e la mia gioia d’averti chiamato è tale che mi sentirei d’improvvisare una seconda divina commedia.»
«Mi fa piacere! Ora ti saluto, caro Giacinto… Altre chiamate stanno per essere inoltrate qui allo studio. Sono le ventuno e sedici minuti; sono trascorse due ore e dieci minuti dall’inizio del programma… Qui vi parla Mirko, da Radiocolonna, centoquattro punto tre mega-hertz. Tutte le sere estive con voi, in compagnia, conversando di tutto di più… Chi è al telefono… Pronto… Pronto… Con chi parlo?»
Un suono strozzato e raschiante. Rumore del telefono che cade a terra.
«Non capisco! Mi pare di sentire il ronzio dell’apparecchio telefonico. Uno scherzo? Vabbè che di scherzi ne subiamo, ma questo è davvero stupido! Se qualcuno mi risponde ne sono felice, altrimenti la regia chiuda la linea. Pronto… Pronto… Parlate, siete in diretta radiofonica! Qui, Radiocolonna; al microfono, per voi, Mirko… Pronto… Se mi sta ascoltanto, le dico che è un fesso, mi scusi sa! Dieci secondi per rispondermi, altrimenti… Regia, per favore eliminate la linea… No, no, aspettate! Sento soltanto suoni rochi e indistinti. Ammetto che la qualità della ricezione non cambia e mi dà impressione che il rumore cresce d’intensità fino a somigliare al ruggito di una tigre. Vorrei intrattenermi con 'sto sconosciuto; credo siate tutti d’accordo anche voi, amici ascoltatori! Sono tredici anni che conduco questo programma serale estivo, e nel corso della mia carriera mi erano capitate decine di telefonate di maniaci, ubriachi, gente che mi chiamava per gridare oscenità e insulti, ma questo di adesso è un caso nuovo che definirei “perdita di tempo”. Avrei desiderato che la regia mi togliesse la linea ma un’improvvisa ispirazione mi suggerisce di attendere. Chiedo scusa agli ascoltatori. Silenzio, un attimo… Sì, mi pare di sentire bene… il mio interlocutore continua a ruggire e respira pesantemente, con affanno. A me non sembra uno dei soliti svitati. Il mio interlocutore dev’essere nei pasticci. Regia, per cortesia, rintracciate questa chiamata e fate in fretta perché probabilmente si tratterebbe di un’emergenza!»
Pausa di quindici secondi.
«Amici, confesso di provare paura e senso d’impotenza. Sta battendo per comunicarmi qualcosa… Udite, sta battendo con qualche oggetto, vuole stabilire una qualche forma di dialogo. Il fracasso del telefono caduto, i colpi battuti in rapida successione… mi convinco che lo sconosciuto sull’altro filo del telefono è vittima di qualche cosa di brutto. Regia, che mi dite circa il rintracciamento? Fa cenno di no. Nulla! I tentativi di scoprire da dove chiama sono falliti! Come è possibile con le tecniche ultramoderne! Io devo assolutamente venire a conoscenza dell’indirizzo, quali siano le condizioni della persona all’altro capo del filo. Senta, amico, batta un colpo per significare “sì” e due per “no”. Può farlo?»
Un colpo. Secco e inconfondibile.
«Bene. Si sente male?»
Un colpo.
«Ho capito. Ora cercherò di scoprire dove abita, va bene?»
Un colpo.
«Abita in città?»
Un colpo.
«Perfetto! Dunque, la città conta 75.000 abitanti, con una media probabile di tre persone per famiglia; ciò porta le possibilità di fare centro a una su 25.000. L’unica è tentare, sperando solo nella fortuna. Cari amici ascoltatori, siatemi vicini in questo momento. Allora, mi rivolgo al mio interlocutore; mi ascolti, vedrò di andare per esclusione. Parto dall’estremità meridionale della città e di salire via via verso nord. Si trova tra il Villaggio Arca e la frazione Massolina?»
Due colpi.
«Tra la frazione Pieve di Castelli e il rione Quattro Cantoni?»
Un colpo.
«Azzeccato! Perfetto. Non riesco a credere a un simile colpo di fortuna. Dunque, lei vive nella zona tra l’ottavo e nono chilometro. Ora inizio a elencarle i nomi di alcune vie, quando sente il nome della sua via batta subito un colpo. Ok?»
Un colpo.
«Per fortuna, qui in studio, posseggo una mappa della città appesa al muro davanti me; vediamo: tra Pieve di Castelli e Quattro Cantoni si stende un labirinto di strade, sette grandi arterie verticali incrociate da oltre quaranta vie orizzontali. Accidenti, mi sento nel panico; potrei impiegare anche un’ora a chiamare tutte le strade. Vediamo un po’: Viale California, Viale Gallo, Via Praga, Via Montini, Via Boito, Via Anselmi, Via Garibaldi, Via Dante, Via Semenza, Via Oberdan, Via Umberto Primo…»
Un colpo.
«Miracolo? O deve avere udito male! Abita veramente in Via Umberto Primo?»
Un colpo.
«Allora, è proprio vero, abita in Via Umberto Primo. Ah... mi devo sforzare di moderare l’entusiasmo! Sono vicino all’obiettivo. Mi ascolti: per conoscere il numero civico di casa sua, batta tanti colpi che corrisponda ad esso.»
Diciannove colpi.
«Al numero diciannove! Bene, la sua casa è condominiale?»
Due colpi.
«Negativo! Proprietà privata?»
Un colpo.
«Affermativo. Casa singola?»
Un colpo.
«Tutto facilita, grazie a Dio! Amico, si tenga duro: le invieremo i soccorsi. La sua porta d’ingresso è aperta?»
Debole colpo d’assenso.
«Si fa sempre più facile questa drammatica situazione. La regia mi comunica che… sì, un momento...»
Pausa di dieci secondi.
«… che la volante ventisette ha ricevuto la nostra chiamata d’emergenza e si dirige a tutta velocità verso via Umberto Primo, numero diciannove. Splendido… favolosamente splendido; tutto in meno di un amen, vero… amici di Radiocolonna? Anche la guardia medica è stata avvisata e avviata sul posto. Per incredibile che possa sembrare... la nostra regia compie miracoli! Vorrei restare in contatto telefonico, in attesa di poter udire arrivare il primo soccorritore. Che i radioascoltatori capiscano che interrompere la comunicazione con il nostro interlocutore in difficoltà sarebbe un gesto ipocrita. Attendo… anzi, attendiamo…»
Pausa di tre minuti e trenta secondi circa, con sottofondo di musica classica.
«Amici radioascoltatori, non cambiate stazione, ve ne prego! Anche la vostra assistenza, silenziosa e anonima, è partecipe all’interesse per salvaguardare un essere umano. In questo momento noi rappresentiamo il Vangelo, perché l’Epistola di San Paolo ai Romani così dice: “Il Vangelo è la vita di Dio per dare salute ad ogni credente.” Mah, non pensiate che io sia uno spiritoso! Non odo ancora rumori che indichino soccorsi… Attendiamo. Coraggio, amico! Ci sei ancora?»
Un colpo. Poi, pausa interminabile: cinque minuti!
«Amici ascoltatori, l’ansia ingrandisce dentro di noi! Certo che ascoltare la musica classica è dannosa che udire rumori di passi del pronto intervento… Ci spiace!»
Pausa. Stavolta breve…
«Ci siamo! Ciò che stiamo udendo sono dei passi precipitosi! E dei sospiri e gridii...»
Rumori. Discorsi incomprensibili. Spostamenti di sedie.
«Qualcuno può rispondere al telefono? Speriamo l’intervento di un soccorritore che ci dia informazioni. Sicuramente in casa c’è la radio accesa sintonizzata sulla nostra frequenza… mi sentite, gente del soccorso?»
Vociare e confusione di passi per un minuto. Infine, qualcuno al telefono.
«Sono l’agente Gaudenzi, matricola 104. Vi sento; qui la radio è accesa e odo, alla perfezione, il vostro richiamo.»
“Grazie, agente; qui è Radiocolonna, Mirko al microfono; vi abbiamo condotto noi a soccorrere la persona. Potrebbe dirci chi è e che cosa è veramente successo?»
«È il consigliere comunale Zerilli. L’ho notato mezzo soffocato, piegato in due sul tavolo, le gambe flosce. Dal mio punto di vista direi… un infarto! Sta giungendo or ora il soccorso medico con una bombola di ossigeno…»
«Riesce, cortesemente, a ricostruire l’accaduto? Anche per i nostri radioascoltatori, per conoscenza!»
«Volentieri, per voi di Radiocolonna. Dunque, stava gustando un sandwich con un bicchiere di latte, da quel che vedo sul tavolo. Stava ascoltando il vostro programma radiofonico e, da quel che deduco, un improvviso infarto, dapprima provato con un senso di intorpidimento. Prima del tremito incontrollabile, cosa che accade di solito, è riuscito a formulare il vostro numero telefonico dato che vi ha chiamati, e… forse… dato che non poteva parlare, qualcosa di molto simile a una morsa avrà cominciato a stringergli inesorabilmente la gola. Sotto il tavolo c’ è un cordless, fortunatamente ancora integro. La mano destra, l’unica usabile, ha impugnata un contenitore d’alluminio per zucchero.»
«L’oggetto usato per battere il “sì” e il “no”. Lo batteva fortemente sul tavolo perché il rintocco del battere potesse raggiungere al cordless caduto, dunque, ascoltando ovviamente le mie domande tramite radio, per l’individuazione del luogo.»
“Esattamente. Senta, Mirko… ho percepito il responso del medico… dice trattasi di “collasso cardiaco”. Grave, direi… Il colpito cerca di parlare, ma gli esce un suono strozzato e raschiante. Il medico gesticola di restare calmo, ma il consigliere è terrorizzato e prova un senso d’impotenza. Il braccio sinistro continua a saltargli di qua e di là per conto suo… Davvero impressionante la visione. Ora lo condurranno all’ambulanza. Che Dio lo guardi!»
«Agente Gaudenzi, lei è stato strepitoso; un reporter improvvisato e geniale. Grazie!»
Comunicazione chiusa.
«Amici, che dire? Insieme abbiamo compiuto un piccolo miracolo costruendolo con l’invenzione di un semplice codice, tanta pazienza, infinita serenità, temperamento placido e un pizzico di fortuna. Tutto è finito alla grande. Certo, verrà giorno che inviterò il consigliere Zerilli davanti ai nostri microfoni perché ci raccontasse il suo caso… Andiamo avanti, amici. Altre telefonate in arrivo… Mancano sette minuti alle ventidue. Al microfono di Radiocolonna è il vostro indistruttibile Mirko che vi parla… »
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Opera scritta il 08/11/2017 - 01:38
Da Gianmarco Dosselli
Letta n.350 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Grazie di cuore, gentile Margherita. Contento che ti sia piaciuto.

Gianmarco Dosselli 09/11/2017 - 16:55

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Straordinario racconto...Complimenti per tutto, la storia, la scorrevolezza e il significato, lodevole

margherita pisano 09/11/2017 - 16:32

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