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IL DESTINO UNA SERA

Era stanca. La giornata era stata pesante, il capoufficio non aveva fatto altro che urlare, senza risparmiare nessuno, e ora aveva solo voglia di un po' di pace. Ma non voleva tornare a casa, ultimamente la trovava vuota e fredda...o forse era lei...chissà. Senza pensarci troppo entrò in un bar, che si trovava proprio a due passi da dove lavorava, anche se non ci era mai stata, prima. In fondo faceva bene cambiare aria, ogni tanto. Prese posto ad uno dei tavolini, l'unico libero in verità, il locale era strapieno. Ordinò un caffè. Il suo cellulare vibrò. Lo prese. Sua sorella le aveva mandato un SMS, invitandola a cena. Scrisse velocemente che aveva mal di testa. Non ne poteva più di quelle cene trappola. Da quando aveva divorziato, un anno prima, sua sorella aveva messo su una specie di crociata, per trovarle un altro uomo, ma lei non voleva un'altra storia, era ancora troppo presto. E poi ne era uscita a pezzi, che senso aveva commettere lo stesso sbaglio?stava bene anche da sola.
«Posso sedermi?» Un uomo alto, dal fisico atletico, capelli scuri, spruzzati di grigio e occhiali le stava di fronte. Il primo impulso fu di mandarlo al diavolo, ma in fondo il locale era davvero al completo e lei aveva quasi finito il caffè.
«Certo, prego» L'uomo sorrise e le sedette di fronte.
Per un po' restarono in silenzio, poi lui fece un commento spiritoso, e lei si ritrovò a ridere. Il ghiaccio si ruppe e si ritrovarono a parlare piacevolmente, scoprendo molti punti di comune interesse, come la musica classica, e il teatro.
Uscirono dal locale insieme, camminando fianco a fianco, come se si conoscessero da sempre. Era incredibile, che tiri sapeva giocare il destino. Mentre passeggiavano, passarono davanti al teatro. In cartellone, c'era una commedia che entrambi avrebbero voluto vedere, e benché stava quasi per cominciare, il botteghino era ancora aperto.
«Che dici, proviamo?» Chiese lui.
«Perché no?» Rispose in un sorriso.
Eh già il destino ci sapeva fare, pensò. Erano rimasti gli ultimi due biglietti. Entrarono ridendo.
Dopo la commedia ripresero a camminare, e poi lui si offrì di accompagnarla a casa, in auto.
Durante il tragitto, commentarono la commedia e la serata, ma i loro sguardi, sempre più intensi portavano aventi un'altra conversazione, per la quale non c'era affatto bisogno di parole. Lui fermò la macchina davanti il suo portone.
«Vuoi un caffè?» Gli chiese.
«Sì. Grazie». Accettò lui, di buon grado. Spense il motore e si girò a guardarla, anche lei lo guardava. Poi le loro bocche si fusero, in un appassionato bacio, dolce preludio di quello che sarebbe stato tra loro. Dopotutto, non era poi così preso per un nuovo vero amore, soprattutto se era il destino a volerlo.



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Opera scritta il 14/04/2018 - 15:32
Da Marirosa Tomaselli
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