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Pescatore

Orsù pescatore tira ancor le reti in barca
che sono piene dell’amor del mare!
Quante volte ripetesti l’ontoso gesto
quanto sangue hai versato tra i flutti
lividi ed impietosi?
Quanti fratelli e figli han perduto
i loro sospiri in questa immensità che ti confonde?
Tagliate le mani da fili, la carne bucata
da ami, la fronte riarsa al sol
questo ti fece uomo di mare!
Il fido scafo, compagno
di lotte e di pianto,
di vento in uragano
e sale che rode la pelle.
Là nell’orizzonte che intimorisce
Il cuore più volte credesti di lasciare
Il tuo dolore.
Ma la distesa equorea di nettuno ti dia sempre onore
per riprendere la contesa il dì seguente.
Giammai tornò persona viva alla sua riva
Se il tridente rabbioso sul fondo batte.
Sei fatto di niente qui pescatore
Solo puoi stringer un pugno di pesce
se il pelago te lo concede.
Dimmi, quanti tramonti
al brontolio dell’acqua
quando il rosseggiar della stella
del mattino si mutava nella tua sola
consolazione di aver visto il vespro
La sua ombra solcava come freccia
veloce le placide onde,
allor tutto si quieta.
Gli affanni, la fatica
l’odor del mare
In quella pace che calma ogni pensier
tu ti abbandonavi.
Lo sciabordio del legno,
la luce della tua torcia
ti segni la rotta.
Quando sarai a dimora, nel sicuro guanciale
al calor del fuoco
Il tuo spirito
è già pronto.
Quell’effluvio eterno s’appressa all’alba
perché sei un tutt’uno
con lui e con le creste che si frangono allo scintillio del luminar.



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Opera scritta il 10/11/2018 - 12:19
Da corrado cioci
Letta n.1234 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


bellissima anche la chiusura

Francesco Cau 10/11/2018 - 18:34

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