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Di regola regolo la pendola sicchè col regolare pendolare penda a favor mio la regìa sulla quale si regge ogni mia regola basilare.
Mi chiamo Regolo come la stella della costellazione del leone, sire che regna nella sua reggia e il regno pende da quel regnante senza nulla dire.
Mentre regolarmente la Regina di Cuori alla regola del regolo regola la règia regìa ancestrale all’asticciola nella meridiana in attesa che l’ombra dello gnomone, rimasta ferma all’ora del tè, segni il tempo del suo regalo regale.
Intanto quei mattacchioni del mattatoio ammattiscono di risate un martedì mattina al mese quando per il mercato scende in paese la famiglia matriarcale Tremaine.
La matrigna sottobraccio a tal Rabucco, matusa mattatore del settore del mattone, la matrona blatera con Cenerentola, e Genoveffa con Anastasia, le figlie: in tutto sei. Prendono posto sul matroneo a poche spanne dal Maestro Perboni che ha già iniziato a matteggiare, seduto accanto a quella mattoide della maitresse del ristoro del “Gambero Rosso, pizza al metro e vino in botte” regolarmente aperto con prezzi regolari fin dai tempi che Berta filava e il Brucaliffo fumava il narghilè seduto su di un fungo.
Chi son io? “Io lo so, io lo so sei matto…”. Ssssst, mi innervosisci… chiacchierone di un Ciuchino. Ti ho detto tante volte di chiamarmi Regolo, da che non siamo più in buoni rapporti con il Tempo.
Un giorno o l’altro ti darò al Signor Vitali… che ne faccia con la tua pelle un tamburo per quel suo ragazzo. Non appena sarà giunto con l’arietta mattutina il metronotte.
Intanto il corvo allo scrittoio emette note basse e appunta note su di un notes. Col becco incollato all’orologio. Seduto accanto gli sto io con il naso, il giorno e il mese dentro l’orologio.
Qui tutti cercano qualcosa… lo spaventapasseri, un cervello. La ragazzetta con le scarpette di vetro cerca il suo Principe Filippo, stanco di aspettare nel bosco la sua bella. E l’uomo di latta un cuore di carne.
Dopo giorni a dispensar carezze al bianco coniglio sulle ginocchia e ad inalar mercurio allo scrittoio dal termometro in cocci, a mia volta cercherò di leggere dall’etichetta che mi penzola dal cilindro.



-…vi chiedo enormemente scusa, ma mi son troppo divertito con la figura di parola in questa smaccata allitterazione. Il tema della scrittura a dire il vero mi ha fatto tentennare, non son stato bambino “da favole”. Contaminazione umoristica… non so proprio. Nella notte ho sognato cose, e mi son detto: o lo psicanalista oppure alzati e scrivi. Così ho scritto.



Mirko D. Mastro




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Opera scritta il 03/02/2020 - 19:35
Da Mirko D. Mastro
Letta n.1124 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


racconto molto bello ed originale.. scrittura molto fine

Chiara Giuranna 12/02/2020 - 14:54

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Affascinante intersezione di personaggi, niente fatto a caso, non chiedere scusa dell'originalità e della bellezza!
Bravissimo, la magia è il tuo dna Mirko!

Grazia Giuliani 04/02/2020 - 18:00

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Bella scrittura, bella immaginazione e miscellanea di storie e personaggi molto simpatica, se non proprio umoristica. E molto originale...complimenti.

Giacomo C. Collins 04/02/2020 - 15:32

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Interessante mescolanza di protagonisti, bella creatività e a me è piaciuta.

Maria Luisa Bandiera 04/02/2020 - 13:12

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