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A DISTANZA (terza parte)

INIZIO TERZA PARTE -
Era un 96, quindi quell'anno avrebbe terminato i propri studi scientifici – sì, perchè era pure un cervellone. Andò a vederne i risultati in un sabato mattina di metà luglio, e la situazione per Pietro degenerò quando all'uscita del liceo, lo vide arrivare accostando alla ringhiera e venendogli incontro per entrare. Così, preso dal panico, sfilò il giornale che aveva sottobraccio a una professoressa da parte all'entrata mentre parlava con un'altra e se lo aprì in faccia mentre avanzava all'uscita del giardino per andare in strada, prendere la bicicletta e andarsene via in fretta e furia – scampato pericolo! Per tutta estate poi se lo ritrovò a passeggiare – proprio come lui – alla cava dietro i Lampugnani, fra Cerro e Cantalupo. S'incrociarono più volte, ma nessuno ebbe coraggio di salutare, per primo. Incontri silenziosi che non portarono a niente. A un certo punto svanì nel nulla – non lo rivide più, e venne a sapere tramite sue ricerche che si trasferì a Milano per l'università, e diversi anni più tardi, nel 2019, per il Partito Radicale.
Il 2016 fu l'anno più disastroso per Pietro, perchè le sue “raffinate libertà” con un gruppo di ragazzi perlopiù tossicodipendenti lo portarono dritto in psichiatria. Li vide già nell'autunno 2015 radunati in piccoli branchi a giocare a skateboard nel parco di Legnano, fino al calar della nebbia – quando non si vedeva più niente. Non avendo Amici, pensò – male – di unirsi a loro. Ma in che modo? C'era uno in particolare con la quale si voleva legare, “Raimond”, nominandolo così senza apparente ragione. Sapeva pure pressapoco dove abitasse, perchè l'aveva seguito al parco non con poche difficoltà – si ripeteva ancora che per Certe cose non aveva più l'età. No, perchè svoltato l'ennesimo angolo, aveva perso di vista pure lui! Pietro avrebbe poi passato l'intera Primavera 2016 a fare avanti e indietro per il parco, seguendo attentamente tutti i movimenti dei gruppetti. La svolta arrivò l'ultimo sabato di Primavera, quando Pietro decise – con l'aiuto di Oniq – di scrivere con della vernice spray sul muretto esterno della tribuna della pista di pattinaggio dentro il parco “Le Temps Est Bon”. Tutt'altro che buoni sarebbero stati i tempi, per Pietro... Dopo aver cenato coi parenti in un ristorante di Parabiago, si diede appuntamento con Oniq fuori il parco alle 23.30 in punto. Benché chiuso, riuscirono con estrema facilità ad entrarci. Ci misero un paio d'ore, non prima di aver bevuto birra e fatto un giretto intorno a laghetto, intento Oniq a prendere un'anatra o forse uno scoiattolo da portar via con sé. Ma le anatre stavano nell'isolotto in mezzo al laghetto e gli scoiattoli a quell'ora dormivano sugli alberi – così si diedero da fare. La cosa buffa è che non erano soli – c'erano pure Loro, e ancora più buffo è che Pietro non sapeva che come lui guardava loro – loro già guardavano lui. Il giorno dopo Pietro conobbe tutti i ragazzi del parco di Persona, non più a distanza, incontrando a tu x tu pure questo “Raimond” che tanto aveva Cercato. Con loro ci passò l'intera estate 2016, fra i pomeriggi al parco e le serate ai giardinetti della Cantoni. A fine estate, al compleanno di “Raimond”, Pietro venne invitato inaspettatamente al suo compleanno, la sera stessa, non prima di aver optato – come regalo – di fare rifornimento di bevande e cibo al Discount delle 24h. Si ritrovarono tutti a casa sua, fuori Legnano, alle 23 e la festicciola del tutto casalinga non finì prima delle 4am! Questa fu la Prima volta – inviti di Oniq a parte – che Pietro venne invitato, per una Qualsiasi ragione (-in questo caso, un compleanno), in casa di un ragazzo tra l'altro suo coetaneo. E si sentì molto fortunato, quasi baciato dalla fortuna, essere invitato a casa d'altri così, su due piedi – senza precedenti, per festeggiare una persona che pochi mesi prima non conosceva affatto. Nonostante il traffico che Pietro preferiva ignorare – quello della droga – si sentì parte di Qualcuno, e questa era cosa Sacra per lui. Stette vicino a “Raimond” per tutta sera – forse perchè erano gli unici sani e ancora presenti sulla terra. Ebbero modo di conoscersi meglio, con la compagnia ormai su un altro pianeta – assente – e fu però l'unica volta che poté conoscerlo meglio, capire come era finito fin lì anche lui, con quelli del parco – col lavoro saltuario, i difficili rapporti con la propria ragazza. Si era aperto molto questo ragazzo, o meglio Amico, con Pietro, che lo ascoltò senza alcun problema. Infatti ne era molto riconoscente, tanto che lo ringraziò più volte durante la serata. E alla fine, prima di andarsene, Pietro gli “affidò” la sua collana portafortuna – l'Ankh – dicendogli di tenersela come ricordo e sempre con sé, perchè tanto quello che voleva Pietro l'aveva già trovato, ed era già fortunato di suo – da non accorgersene. I problemi iniziarono poi con la storia delle canne, della “neve” e dell'alcool. Pietro era un naturalista, arrivava a bere fino al tè. E questo fu il primo segnale di allontanamento da parte del gruppo che cercava di emarginarlo sempre più, anche per sospetto che fosse arrivato dal “nulla” e potesse fare la spia, oltre al fatto che anche per loro era un tipo troppo, troppo strano, ambiguo – e non piaceva. Valeva tanto di sentimenti, ma nel sociale era troppo indietro per la gente comune o da strada. Benché fossero stati sempre un po' distanti da lui, Pietro sentiva questa emarginazione, man mano sempre più grossa. Iniziarono le prime discussioni, i primi rimproveri, i primi addii. Offeso, Pietro progettò la vendetta direttamente a chi del gruppo gliene aveva dette di più. Sapendo che avrebbe raggiunto il centro di Legnano costeggiando il parco, e pressapoco l'ora “comme d'habitude”, lo aspettò tra il chiaro e lo scuro dentro la recinzione, fra gli alberi e, appena passò con la sua bici, gli gettò addosso una bella secchiata d'acqua fresca. Era l'ultimo venerdì di settembre. Non l'avesse mai fatto, quella notte si ritrovò una 30ina di ragazzi davanti casa sua con poche buone intenzioni. Sotto l'obbligo dei suoi genitori, fu mandato a dei – colloqui psichiatrici – al fine di valutarne eventuali problemi mentali, che Pietro certo non aveva. Anzi, era di una mente fresca e brillante, capace e fin troppo di ascoltare, comprendere e mettersi nel ruolo degli altri, il tutto divertendosi – complice la passione per l'Arte – a imitare gli altri, facendo voci, gesticolando come gli attori davanti ad una fantomatica cinepresa, cantando, recitando. Un mondo apparentemente finto che però a Pietro, conoscendo certe realtà, gli sembrava più vero di tutto quello che aveva – nel suo piccolo – vissuto. Come si dice, si recita di più nella vita di tutti giorni che sul palco. A teatro lui avrebbe cercato la verità – e di più se stesso. Un atteggiamento schizoide degno di un vecchio attore di Hollywood, che però non lo avrebbe portato da nessuna parte. Schiavo dentro un corpo che lui, da cosciente mortale, sapeva di avere a noleggio e per breve durata, e di una società che splendeva certamente meno del suo corpo e ancor meno della sua mente geniale, uscì dopo una 10ina di incontri ritrovandosi più solo di quanto non lo fosse prima di esserci entrato. Un quarto di secolo e altri 3 di solitudine si rassegnava. Questi ragazzi del parco lì rivide ancora incrociandoli in piazza l'estate successiva, salutandolo con l'affetto di un vecchio Amico – ma ora era Pietro a mantenere bene le distanze. Non rivide più “Raimond”, da quella sera, con la quale si era affezionato tanto. Fortuna ha voluto che questo caso lo portò ad una singolare Conoscenza – sempre a relativa distanza – di un certo Julì, ragazzo che non frequentava il gruppo, però lo vedeva passare spesso e salutarsi coi ragazzi – e capitò di vederlo acquistare Qualcosa che a Pietro proprio non andava. Si divertì un po' con lui fin dai tempi, quando in macchina lo vedeva solo ai bordi delle strade nelle ore piccole della notte. Abbassava il finestrino puntandogli la mano a mò di pistola facendogli “Bang!” - “Oh, mi hai colpito!” rispondeva Julì in modo simpatico. “Tu devi stare attento!” minacciò Pietro, facendogli credere di essere serio e puntandosi l'indice e il medio della mano agli occhi, come per dirgli che lo stava tenendo d'occhio, facendolo veramente spaventare e scappar via. Ci riprovò una seconda volta sulle strisce pedonali dietro la chiesa di San Magno, per poi non fare in tempo a scendere dalla macchina e dirgli che era tutto uno scherzo – che ci teneva tanto Conoscerlo. Ma era già sparito. Dopo queste bizzarrie, lo rivide anni più tardi, dapprima la domenica 7 gennaio 2018, vendendolo svoltare l'angolo del Municipio in direzione centro dietro San Magno – dove l'aveva lasciato nel 2016 – correndo all'impazzata per sapere se fosse lui. E svoltato l'angolo – era veramente lui! Vestito alla Jon Voight ne “L'Uomo da Marciapiede”, decise di seguirlo a stento fra la folla, per poi perderlo subito dopo la stazione di Legnano quando non c'era più nessuno e calava la nebbia. In piena estate invece, ai giardinetti affianco al Tribunale del paese, lo vide sedersi sulla stessa panchina. Pietro, già seduto, fumava il solito Cubano – lui l'erba. Gli veniva da ridere, perchè sicuramente questo Julì – Sapeva – e lui gli voleva tanto dire quanto fosse bello essere lì da parte a Lui, fumare insieme e magari chissà – andarsi a prendere pure un caffè, perchè se lo si fa insieme, e perlopiù in compagnia – è Fantastico (-erano le Belle Parole di Peter Falk all'Angelo Bruno Ganz ne “Il Ciel Sopra Berlino”). Poi alla fine lo vide allontanarsi e, seguendolo, lo vide raggiungere i Suoi Amici per le vie del centro. Nell'anno seguente, a fine estate 2019, lo vide sfrecciare una domenica con la bici da corsa da San Vittore Olona per Legnano. Così, essendo in bici pure lui, decise di seguirlo, anche se – come sempre – non aveva più l'età per fare Certe cose... nonostante le difficoltà di stargli dietro – a distanza – senza perderlo ma nemmeno farsi notare, vide alla fine dove abitava: proprio nell'area dove l'aveva perso dopo la stazione nell'inverno 2018. Ne tenne conto dell'indirizzo per qualcosa di carino.
Passò l'intero anno 2017 da solo. Oniq era preso col lavoro, e manco a capodanno per il 2018 venne
invitato. Solo la conoscenza di un ragazzino del gallaratese di nome Raffaele fece in modo di sentire Pietro meno solo di quanto non lo fosse, terribilmente. L'aveva intravisto in un concorso in musica nel 2014, quando conobbe gli altri del Craxi. Lo aggiunse una sera di maggio del 2016 su Facebook, riconoscendolo dalle foto della serata in musica, ma non si parlarono in un primo momento. Era molto piccolo – un 2000 – e lo vide una sera di novembre dello stesso anno sotto un suo freddo invito a Sesto Calende. Non avendo nulla da fare, accettò. Nella primavera del 2017 si offrì a Pietro per dare lezioni di musica a bassissimo costo. Pietro, nonostante diverse esitazioni – per evitare altri guai – alla fine accettò. Così dopo il lavoro a Gallarate, salì su per la campagna e da lì incominciò una profonda collaborazione che Pietro non avrebbe mai immaginato minimamente. Credeva di essere ormai escluso dal mondo e al mondo ci stava inconsciamente ritornando. Gli insegnò la parte teorica musicale per tutta l'estate, invitandolo di tanto in tanto ai suoi concertini ai Laghi nelle sere in musica, conoscendo i suoi coetanei, e iniziando a collaborare insieme sulle registrazioni di brani composti proprio da Pietro – e chi l'avrebbe mai detto?! Fu invitato pure a festeggiare l'ultimo dell'anno a casa sua, conoscendo tutti i suoi parenti. Si sentì certamente amato e in qualche modo “protetto”, avendo conosciuto i genitori e facendosi accettare così come era, senza avere i soliti, vecchi, guai. Insomma, il 2018 si stava rivelando meraviglioso – e così fu. Con l'uscita nelle sale di “Chiamami col Tuo Nome”, basato sul più Profondo affetto e amore per l'Amicizia, Pietro andato in compagnia con un altro suo vecchio compagno delle superiori, si fece una strana Promessa davanti allo schermo di una Stupenda Conoscenza, di un Grande giro di Amicizie, di Dimenticare la Solitudine vivendo come un Ragazzo Normale. Andando poi da solo nella campagna cremasca, per la “filming-location” e ripromettendosi tutto Questo come una sorta di incantesimo (-o maledizione?) che si doveva avverare – come si era stabilito – per la Primavera, all'Equinozio, quando sarebbe incominciato, diversamente dal Gregoriano – il Nuovo Anno. Una sorta di patto col Diavolo, ma Pietro era un devoto cristiano, pregava in continuazione affidando le proprie Speranze al Cielo. Benché avesse Conosciuto Raffaele, con una proficua collaborazione in musica, Pietro era solo: non usciva mai la sera, non veniva invitato a compleanni, serate, feste. Nessuna pizzata, nessuna grigliata, nessuna chiamata, nessuna vacanza. Viveva veramente di Pensieri e Parole – oltre che di Musica. Certo, lavorava, ma era conosciuto da pochissima gente, perlopiù clienti del ristorante – oltre da quelli che l'avevano dimenticato. Per un breve periodo, poco prima di Primavera, Pietro cercò di riallacciare i rapporti con un reduce del Craxi, Wellis, giocatore della Rescaldina, di cui mantenne i contatti sino al 2015, quando dopo un suo ultimo messaggio d'invito “Bianca, vergine e pura – provala!” sul limitare – l'esuberanza americana – (-quella Artistica!) in Pietro, non gli scrisse mai più, venendo a sapere poi che giocava e si allenava nel campo del suo paese. Così a fine cena capitava spesso che Pietro, passando per i campi, lo andasse a trovare – a distanza – per vederlo allenarsi o durante le partite. “Prego sono 10 euro.” si scusò la commessa. “Mi scusi ho dimenticato il portafogli a casa, torno subito!” esclamò Pietro, ritirandosi al buio fra gli alberi del campo oltre la rete divisoria per assistere al numero 8. Certo non avrebbe mai pagato per l'ennesimo ragazzo che lo prendeva in giro per quello che era e per quello che faceva – l'Arte – e non avrebbe di certo pagato il rischio dato che in quella tribuna c'erano altri reduci del Craxi, Amici stretti di Wellis. E per evitare controversie o sguardi troppo indiscreti, preferì godersi le proprie – Raffinate Libertà – tra il chiaro e lo scuro della natura, la sera, nei “Giardini di Marzo”. “Chissà, Santiddio, se certe Creature sono Coscienti del dono che hanno ricevuto e sono in loro possesso – quegli sguardi ben scolpiti, quei corpi così tonici che sembravano quasi scolpiti da Michelangelo in persona. Che grazia!” si meravigliò Pietro, che tutto lui aveva – proprio tutto – ma non un bel corpo. “Chissà poi perchè così tanti Amici che lo vanno a vedere (-avrebbe riconosciuto le targhe delle rispettive macchine ai parcheggi, che ancora ricordava dal Craxi...), così felici di essere lì con loro – e anche io lo sono, anche se non sono desiderato da lui e dai suoi.” continuò Pietro, per concludere: “Chissà quali – strade – lo hanno portato ad avere così tanti Amici, a fare il calcio (-e perchè non la Musica o il Teatro?), a essere così pieno di sé, felice, bello e ammirato da tutti – perfino da me!” andando avanti a – reclamare – i suoi problemi Esistenziali. Quanto avrebbe voluto, a fine partita, dargli – la Mano – facendola passare fra la rete che divideva il campo da calcio da quello della Natura e dirgli, proprio come nel film “Il Cielo Sopra Berlino”, quanto fosse Bello essere lì, Felice di rivederlo e magari chissà, anche lui, per esserlo andato a trovare. Lo seguì fino alla fine di marzo – inizio aprile per le partite in trasferta a Cormano, Castano Primo e Uboldo per poi distrarsi in altro e accantonarlo, venendo poi a sapere, nel 2020, che dalla Rescaldina cambiò squadra giocando su nel Morazzone.
La consacrazione arrivò puntuale il 24 marzo del 2018 quando Raffaele invitò Pietro al proprio 18esimo in un locale degli alpini affittato nel varesotto. Proprio il padre di Raffaele chiese di badare ai suoi coetanei, fingendosi – in caso di sopralluogo – il compagno della sorella. E così fece, anche se non riuscì affatto a tenerli a bada, vedendo a un certo punto volare e volargli addosso bicchieri, piatti, bottiglie – di tutto e di più! E come se non bastasse, pure l'ispezione da parte degli alpini nel proprio rifugio dove era in corso il delirio. “Allora, chi è il cognato di Raffaele?” - “Io?” - “Ah, è lei?!” - “Mi hanno detto di sì!” - “E' lei o non è lei?!” - “Sì” - “E mi dica, come si chiama sua sorella?” - “Raffaele, ma come si chiama?”. Così continuarono a festeggiare per la strada, sbattuti fuori. Fu una serata Meravigliosa, tanto che Pietro confessò di non essersi divertito tanto e da parecchi anni. Quella sera conobbe così tanti ragazzi da perderne anche il conto. Quello fu soltanto il preludio di un'Avventura. Festeggiò la Pasqua, e Pasquetta con Raffaele e i nuovi Amici nella residenza di uno di loro sul lago di Varese, grigliando e suonando insieme. Poi ci fu la festa del paese, dell'oratorio, le serate che andavano a finire con l'addormentarsi sulla macchina di Pietro, per poi far la colazione della domenica alle 6 in pasticceria, con le brioche appena sfornate. Pietro improvvisamente non fu più solo, come se nella sua vita fosse stata rimossa/cancellata/eliminata la parola – Solitudine – e come un fiore incominciò a sbocciare, splendendo al sol e beandosi dell'aria che respirava. Legò in particolare con 2 vicini di casa di Raffaele, che già gliene parlava ancora prima di conoscerli – Nip e Tuck. Nip che era la copia giovane di Lucio Battisti, Tuck che scoprì poi essere stato allievo di Dennis nella scuola di ginnastica artistica di Gallarate. L'aveva aggiunto a caso su Facebook poco dopo aver conosciuto Raffaele, vedendo nello “schedario” che erano dello stesso paese – praticamente la camera di Raffaele dava sul giardino dell'abitazione di Tuck. Erano vicini e comunicanti. Tuck abitava coi nonni, non avendo i genitori, e aveva un fratello più giovane ma praticamente identico a lui. Sia Nip che Tuck fecero conoscere Pietro ai propri compagni di scuola e vita. Uno frequentava l'artistico, l'altro lo scientifico – come fondere perfettamente Pietro, fra Arte e Intelletto. Anche queste compagnie erano legate fra loro per certi giri che Pietro fin da subito ignorò per non inciampare nuovamente in brutti e tristi episodi, preferendo lasciarli nel passato. Pietro cercava e voleva anzi, pretendeva il buono da parte di tutti. Piaceva stare coi giovani perchè, mentre i suoi coetanei si erano fatti una vita e una carriera con la propria professione – la convivenza – entrando nell'età che lo stesso Pietro definiva “adultera” senza più farsi vedere in giro o nei locali accentando la sedentarietà, con loro si poteva sfogare, divertirsi, tenendo alta la vita – come un bambino che non si stanca mai e ha sempre voglia di strafare, sempre curioso di Conoscere, con una Fonte inesauribile di Emozioni. Faceva tanto ridere e lo cercavano continuamente per andare in giro e per distrarsi, anche loro. Era bello vedere in Pietro una Energia che non si era ancora spenta, come in molti della sua età, ormai sull'orlo dei 30anni. Era la stessa Luce che possedevano tutti questi ragazzi – forse prima lontana (-o nascosta, opaca) come quella di un faro vista da un'imbarcazione alla deriva, oppure di una lontana Stella nell'immensità del Cielo, ma ora più che mai splendente e vicina ai massimi livelli. Era considerato uno “zio”, e piaceva a Pietro essere denominato così, come lo erano per lui i musicisti “reduci” di Battiato, suoi compaesani e che frequentava regolarmente in serate musicali e inviti straordinari da quando li aveva conosciuti, nel 2010. Una sera di maggio arrivarono lì nella via di Raffaele 3 ragazzini di un altro paese vicino. Al, Ver e Guarn – rispettivamente in Ape, in scooter e l'ultimo in bici. La “Trinità” mica tanto santa che fece compagnia a Raffaele, Pietro, Nip e Tuck per tutta sera nel baretto del paese, giocando a biliardo e calcio balilla. Dovevano vedersi per Altro, ma Pietro ignorò questo – dettaglio – e preferì stare allegro giocando con la loro età, e cosa Sacra – le continue Conoscenze, che pareva non finissero mai! A fine serata mentre se ne stavano andando Pietro chiese a loro se ci fosse stato modo di rivedersi e quello in Ape gli diede conferma. Infatti non passò neanche 1 settimana che lì rivide proprio nel loro paese, mentre passava per accompagnare un amico di Raffaele a Gallarate. Così, fermandosi di colpo, decisero di restare lì in loro compagnia. Seguiranno tante altre serate con questo nuovo gruppo di 20 ragazzini, così come quelle con gli Amici e compagni di Nip e Tuck, per Gallarate o lungo i parchi, la notte, di Cassano, Cavaria e Albizzate. Per tutta l'estate Pietro rimase totalmente occupato con tutte queste – Compagnie delle Indie – passando i weekend ai Laghi, i pomeriggi d'estate dopo il lavoro per i parchi e i sabati sera per le piazze del gallaratese in festa, nei locali o in qualche residenza fuori-mano e di campagna per grigliare assieme, nei crepuscoli del varesotto che non erano ne rosa ne gialli, ne rossi ne azzurri – ma color “mandarino”. Oniq chiese tanto di Pietro in questo periodo, chiedendogli di aggiornarlo sulle proprie – conquiste – e invitandolo alla famosa “Grigliata di Mezz'Anno”, dove ebbe modo di raccontare tutte le nuove e buonissime Avventure ai 4 dell'Oca Selvaggia, anche se fu l'ultima volta che li vide – ormai Pietro, a fine giugno, era volato lontano con queste ventate d'aria fresca.
Di tanto in tanto passavano a vedere i tornei di pallavolo di Tuck, che iniziò a fare dopo la ginnastica artistica, smettendo quell'estate stessa perchè poi da settembre avrebbe iniziato la palestra...


FINE TERZA PARTE.




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Opera scritta il 24/04/2020 - 15:23
Da Pietro Valli
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