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Chi la fa l’aspetti.

Novella Paris chiamò Arturo Paietta.
“Ciao. Aldo è stato ucciso in carcere. Dobbiamo parlare”
Decisero di vedersi il mattino dopo alle otto nella piazzetta davanti alla chiesa di Santa Maria al monte dei Cappuccini.
Il Monte dei Cappuccini è una collina di 325 m s.l.m. che sorge nella città di Torino, a circa 200 metri dalla riva destra del Po, in quartiere Borgo Po. È molto vicino al centro storico, in prossimità del ponte Vittorio Emanuele I, che dà accesso a piazza Vittorio Veneto. Su di esso, si erge il convento e la chiesa tardo-rinascimentale, manierista, e con interni barocchi di Santa Maria al Monte, affidato ai frati Cappuccini, da cui il nome.
La collina ospita inoltre, nell'ala sud del convento, il Museo nazionale della montagna, accessibile dal piazzale panoramico in cima, quindi un ristorante a mezza collina, un laboratorio sotterraneo di fisica nucleare, una villa liberty in via Gaetano Giardino 9, che ospita alcuni uffici e una parte dell'archivio storico provinciale dei frati Cappuccini.
Novella arrivò alle 7,55 Arturo Paietta non arrivò mai.
Il Commissario Ernesto Prola entrò nell’alloggio di via Stradella 22 alle 10 dello stesso giorno.
Il medico legale, Dott. Scannabufali, sentenziò che la morte era sopraggiunta per strangolamento da impiccagione, e che ne concludeva che si trattava di suicidio.
Quando il Commissario rientrò in ufficio trovò ad attenderlo la Dott.ssa Novella Paris, avvocato penalista, molto conosciuta a Torino specialmente perché aveva difeso Aldo Marilongo che quattro anni prima era stato condannato a 15 anni con l’accusa di aver ucciso Dario Cannapersa suo socio. Marilongo e Cannapersa erano i due proprietari della Ca-Ma importante ditta di trasporti con sedi a Torino, Milano, Genova e Civitavecchia. La Ca-Ma era una azienda che gestiva sia la logistica che i trasporti in ambito retroporto.
Il Marilongo si era sempre professato innocente.
L’Avvocato Novella Paris aveva lottato contro il PM Arturo Paietta ed effettivamente non vi erano prove schiaccianti che dimostrassero senza ombra di dubbio la colpevolezza del Marilongo.
“Avvocato Paris buongiorno. Mi scusi ma non ho tempo. Hanno appena trovato il cadavere del PM Paietta.”
La Dott.ssa Paris sbiancò in volto.
“Commissario sono qui per questo ero venuta da lei perché questa mattina avevo un appuntamento con il PM e non si è presentato.”
“Questo cambia le cose, entri nel mio ufficio e mi racconti quello che sa.”
L’Avvocato Paris spiegò il motivo per cui aveva chiesto l’incontro con il PM.
“Dunque avvocato il Paietta si è suicidato o è stato ucciso?”
“Sono stata informata che il Paietta è stato ucciso nella doccia da un certo Mario Tifante che è reo confesso ma non vuole spiegare il motivo del suo gesto.”
Mario Tifante era in carcere alle Vallette di Torino per omicidio di primo grado perpetrato ai danni di Renato Parolotti. Mario Tifante e Renato Parolotti erano venuti alle mani in una birreria, entrambi ubiachi si erano messi a litigare per futili motivi ed il tifante lo aveva ucciso spaccandogli la testa con un boccale di birra.
Mario Tifante era sempre stato un balordo e aveva sempre vissuto di espedienti.
Renato Parolotti invece era un autotrasportatore che lavorava per la Ca-Ma.
“Allora avvocato ricapitoliamo. Tifante prima uccide un dipendente della Ca-Ma poi due anni dopo alla prima occasione ammazza anche uno dei due titolari della Ca-Ma. E questa notte il PM si suicida.”
Il Commissario alzò il telefono e chiamò il medico legale.
“Dottore buongiorno ha già dato uno sguardo più dettagliato al cadavere del PM?”
“Commissario mi ha anticipato. Posso confermare senza ombra di dubbio che il PM è stato ucciso, il suicidio è stato simulato. Chiunque abbia fatto questo ha comunque fatto una serie di errori che ad un medico legale non possono sfuggire. Prima lo hanno strangolato a mani nude poi hanno simulato il suicidio per impiccagione.”
“Dottore mi scusi ci sono impronte digitali che ci permettono di capire qualcosa in più?”
“No Commissario, hanno avuto l’accortezza di usare dei guanti.”
Il Commissario informò l’avvocato di quanto gli era appena stato esposto dal medico legale.
“Avvocato a questo punto mi vedo obbligato a metterla sotto scorta”
“Senta Commissario se mi volevano uccidere lo facevano questa notte come hanno fatto con il PM.”
“Forse lei avvocato ha ragione ma non possiamo rischiare. Ed è certo che chiederò di riaprire il caso perché secondo me aveva ragione lei. Paietta era innocente e la questione è sicuramente più complicata di quanto noi abbiamo ipotizzato al tempo del primo omicidio con relativo processo.”
Ad un paio di chilometri dal Commissariato in un bellissimo attico con vista sul Po suonò il telefono.
“Pronto. Adesso tu mi spieghi perché non avete completato il piano questa notte.”
“Abbiamo fatto il primo poi ci siamo spostati per chiudere i conti con l’avvocata ma quando siamo arrivati sotto casa sua abbiamo visto i militari davanti al suo portone. Potevi anche dirlo che li abita il Giudice Mastrangelo. A quel punto era troppo rischioso.”
“Non sapevo che ci abitasse un giudice. Avete fatto bene. Il rischio sarebbe stato troppo elevato. Bisogna però chiudere la faccenda il prima possibile. Non vorrei mai che l’avvocato Paris in preda ai rimorsi vuotasse il sacco. Oggi è stata dal Commissario Prola e di sicuro non ha parlato altrimenti saremmo già tutti in galera.”
Il Commissario Prola congedò l’avvocato Paris che continuò a non volere la scorta dicendosi certa che se avessero voluto ucciderla lo avrebbero già fatto.
“Come vuole avvocato. Non la posso obbligare.”
Appena l’avvocato lascio il suo ufficio il Commissario chiamò l’Ispettore Donoratico.
Gli spiegò la situazione e gli chiese di organizzare un discreto controllo dei movimenti della donna.
“Ispettore faccia seguire l’avvocato Paris. Secondo me è informata di cose che non ci dirà mai. Mi ha insospettito la sua granitica certezza di non correre rischi come è sospetto che abbia rifiutato la scorta. Temo che il processo ai tempi sia stato pilotato come temo che sia l’avvocato Paris che il PM Paietta abbiano un ruolo nella strana condanna del Marilongo. Ipotizzo anche che non si aspettassero però che il Marilongo venisse ucciso.”
Appena l’avvocato Paris fu fuori dal Commissariato le suonò il cellulare.
“Avvocato buongiorno. Credo noi ci si debba vedere.”
“Senta Dottore se crede che io voglia parlare con la Polizia del pregresso si sbaglia di grosso. Quello che abbiamo fatto ha prodotto tutta una serie di benefici e non me ne pento. Quei due mentecatti andavano eliminati così come andava eliminato il PM. L’ho sentito la scorsa settimana e mi pareva sul punto di crollare. Il fatto è che il medico legale si è accorto che il suicidio è stato simulato. Il problema è che il Commissario Prola vuole riaprire il caso. Dobbiamo fermarlo.”
Il Dottor Emenegildo Vacuo, Presidente del CDA della Nuova Ca-Ma e marito della sorella di Dario Cannapersa disse alla Dott.ssa Paris che avrebbe provveduto a sistemare le cose.
Dopo aver riagganciato chiamo nuovamente il suo contatto.
“Ciao. Ho parlato con la Paris. Sembra che la signora sia allineata con me e non abbia intenzione di fare brutti scherzi. Però io non mi fido. Dobbiamo eliminare il problema alla radice. Ho saputo anche che i medico legale si è accorto che il suicidio del PM era una messa in scena, meno male che mi avevi garantito che i tuoi avrebbero fatto un lavoro pulito.”
L’avvocato Novella Paris trovò la morte per colpa di un pirata della strada che la falciò mentre attraversava le strisce pedonali in corso Re Umberto mentre si recava al suo studio.
Il Commissario Prova venne rapito e portato in una vecchia cascina nell’astigiano.
Quando gli tolsero il cappuccio dalla testa l’unica cosa che vide fu una luce accecante che gli impediva di vedere dove diavolo fosse.
La voce iniziò a parlare.
“Senti amico mio. Ci sono due soluzioni. La prima è che tu non riapri il caso della Ca-Ma. Chiedi il trasferimento e vai ad indagare su quello che ti pare lontano dal Piemonte. La seconda soluzione è che se non ti dimentichi di questo caso noi ci ricordiamo che hai una sorella, un cognato e due splendidi nipoti.”
Si svegliò parecchie ore dopo in un prato all’interno del parco della Pellerina. Ci mise parecchio a riprendersi. Quando finalmente gli parve di essere in possesso di buona parte delle sue facoltà si accorse che di fianco a lui c’era una busta. Il contenuto gli fece tornare in mente tutto. Nella busta c’erano le foto della famiglia di sua sorella.
Mise le mani in tasca ed estrasse il cellulare. Chiamò in ufficio per dire che nei successivi due giorni non sarebbe stato in ufficio.
Arrivò a casa e dopo aver fatto una doccia si sedette sul balcone della sua casa al 54 di lungo Po Antonelli.
Doveva pensare al da farsi.
A grandi linee aveva più o meno capito cosa era successo.
Quello che voleva capire era come poteva fare per uscirne pulito.
Se avesse chiesto il trasferimento era certo che chi lo aveva minacciato avrebbe lasciato passare il tempo necessario perché il tutto venisse dimenticato poi sicuramente lo avrebbe fatto uccidere.
Forse si poteva salvare dando le dimissioni e cambiando lavoro e magari anche nazione.
Fece una telefonata.
La mattina seguente, dopo essersi accertato che nessuno lo seguiva prese l’autostrada Torino Savona, uscì a Marene ed arrivò alla Locanda della Posta alle 12,30.
Vide il tavolo in fondo alla seconda sala e vide che qualcuno lo stava aspettando.
“Ciao Kappa”.
“Ciao poliziotto, come ti posso aiutare?”
Il Commissario espose i fatti.
“Ti racconto una storia: Ermenegildo Vacuo, marito della sorella di Dario Cannapersa fa uccidere il cognato e con la complicità del suo avvocato difensore e del PM fa condannare per l’omicidio il socio Aldo Marilongo. Lascia passare il tempo giusto poi lo fa ammazzare in carcere. A seguire elimina sia il PM che l’Avvocato. Scopre che io ho capito che ci sono troppe incongruenze e voglio riaprire il caso. Mi fa rapire e mi minaccia. Mi chiede di farmi trasferire e di dimenticare l’intera faccenda altrimenti uccide mia sorella e la sua famiglia. Chiaramente tra un paio d’anni ovunque io sia verrò ammazzato o mi capiterà qualche strano incidente.”
Kappa si grattò il mento.
“Bene, facciamogli capire che non gli conviene. Chiaro è che ci sarà un compromesso. Ovvero tu non farai nessuna nuova indagine, lascerai la polizia ma camperai di rendita serenamente senza doverti guardare le spalle per il resto dei tuoi giorni.”
Ermenegildo Vacuo aveva l’hobby della bicicletta. Tutte le domeniche partiva presto dalla sua splendida villa a Cavoretto e si faceva un centinaio di chilometri su e giù per le colline tra Torino e Asti.
Quella domenica uscì verso le 6,30.
Appena fuori dal cancello della villa venne raggiunto da quattro uomini on il volto coperto da un passamontagna, venne stordito e caricato su di un furgone che attendeva nelle vicinanze.
Si sveglio un paio d’ore dopo in un capannone deserto.
Intorno a lui vide cinque uomini con il volto coperto da un passamontagna.
Uno di loro iniziò a parlare.
“Bene caro il mio imprenditore facciamo così. Qualcuno che tu ben conosci darà le dimissioni e si dimenticherà di te e di tutto quello che hai combinato per arrivare dove sei. Su questo foglio c’è il numero di un conto offshore su cui farai un trasferimento di 4 milioni di Euro e tutto tornerà come prima. In caso contrario quando meno te lo aspetti salterai in aria mentre vai al ristorante con la tua famiglia.”
Ermenegildo Vacuo fece quello che doveva fare.
Capo Verde è un gran bel posto per vivere con un sacco di soldi a disposizione.



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Opera scritta il 18/03/2021 - 17:54
Da Pierfranco Bertello
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