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Mare

Tu generoso dai la vita !
Tu spietato uccidi!
Onda che percuoti instancabile la roccia
emetti flutti salmastri,inebriando l’aria.
Viluppi d’alghe, fulvide scintille di vita,
percorrono nei moti lenti,
l’indolente viaggio per sposare la riva,
piena di conchiglie, granchi e testuggini morte.
Tu che tuoni con il tuo attrito robusto,
plasmi le creste bianche e le gole nere.
Tu che batti continuamente la riva
e spiani le rocce, svelando vite obliate.
I giorni scorrono e gli anni e i secoli in fila,
di un passato ormai spento.
Tutto rifulse allora come ora.



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Opera scritta il 04/07/2014 - 06:48
Da Tiziana Pedol Barone
Letta n.735 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Il mare come metafora e come testimone di vita... Eloquente sequela Tiziana.

Rocco Michele LETTINI 05/07/2014 - 06:24

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Il mare col suo mistero, apparentemente immutabile, ma sempre vivo, testimone di realtà trascorse, forse sconosciute all'uomo stesso. Molto bella!

Salvatore Linguanti 04/07/2014 - 20:50

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