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SULLE NUVOLE DI BAGHDAD

E adesso
non appartieni più a me,
appartieni allo Stato,
a questo spazio incontaminato.


Avvolto
in un logorato tricolore,
con la sabbia del deserto
tra le stuoie di cotone.


L'aereo
ti ha portato qui a casa,
sulle nuvole di Baghdad,
un'oscura e pungente realtà.


In questa sala d'aspetto,
cercando d'ingannare il tempo,
la morte è l'ultimo dei pensieri,
la morte è solo formalità...


...E il pensiero ritorna a quando eri con me,
quando eri tu a farmi compagnia,
in un letto, in città, in un campo da golf,
su un'autostrada a cantare e a gioire così.


Dove vai, dove ti ha portato il tempo?
Quale galassia ti aspetta ferocemente ruggendo?
Non so vederti,
ma so che significa amarti, perderti, velocemente, così...


E adesso
che un vuoto si è impossessato
di quest'anima un tempo libera,
dov'è che il tuo passo mi condurrà?


E adesso
che il tuo Stato si è mosso appena,
un cordoglio fugace, volti falsi amici,
una retorica costruita così, che schifo mi fa.


Il cielo
è uggioso, promette tempesta,
forse vuol sfogare la sua amara tristezza,
forse solo lui può capire questo immenso dolore.


Riverenza, rispetto
male interpretati,
una medaglia, un saluto, "mi dispiace", "che uomo"...
...Andate via di qua...


...E il pensiero ritorna a quando eri con me,
quando ero io a farti compagnia,
e non le bombe, non i missili, e la guerra non tua,
nel medioevo dell'Asia e negli uffici d'oro di chi comanda quaggiù.


Dove vai, dove ti ha portato il tempo?
Lo spazio intersiderale ti ha già donato il suo canto?
Chissà se anch'io lo ascolterò
mentre corro in autostrada, ai confini di un paese non più mio...



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Poesia scritta il 07/10/2011 - 20:29
Da Manuel Miranda
Letta n.556 volte.
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