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VI

Corre lo buon Giuseppe da Pilato
ad implorare la divina Spoglia
che inumarla in sicuro loco ha voglia
e astergere di addenso Sangue beato.


In tel di candido lino pregiato,
poi che da peso croce Corpo spoglia
l’avvolge, e con pie donne insiem lo veglia
finchè in tomba vien con pietà traslato.


Il dì di poi del sabato, all’albore,
all’avello Maria trovasi presso
ma la pietra, però, manca all’accesso,


quindi, con l’altre assiem varca l’ingresso
tremolante di paura e a capo basso
ma, non ha traccia del Divin Signore.



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Poesia scritta il 29/08/2012 - 23:42
Da nello maruca
Letta n.1721 volte.
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Commenti


Si, Enio, è Giuseppe di Arimatea, uomo pio e ricco anche lui discepolo di Cristo che volendo onorare le spoglie del Maestro le richiede a Pilato e, avendo una tomba non ancora adibita ad altra sepoltura, scavata in una roccia, dopo averle avvolte in un lenzuolo di lino le depone nel sepolcro facendo chiudere l’apertura con una grossa pietra, difficile da rimuovere, mentre Pilato ordinava che a guardia del sepolcro venissero messe delle guardie affinchè il santo Corpo non potesse essere trafugato dai discepoli. Dopo il sabato, di buon mattino, Maria Maddalena, Giovanna, Maria madre di Giacomo e altre ritornate al sepolcro con aromi per cospargerne il Corpo trovarono la pietra spostata e il sepolcro vuoto della Salma che, misteriosamente, era scomparsa.

nello maruca 30/08/2012 - 23:29

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