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COSI' DISSE UN UCCELLO AL SUO CARCERIERE

" Oh! Finalmente son fuori dal sito,
dove le gretole dell`iniqua gabbia
furono testi del mio cantar mentito:
triste il mio canto era sol di rabbia:
Lì ero ricco, non mi mancava niente,
anche tu, carceriere, come infante
giocavi con me affettuosamente
ed ascoltavi, lieto, il tuo cantante.
Ma a che serve beccare a crepapelle
e dell`universo non aver visione?
Le tue premure sono cose belle,
ma io or canto, felice, la canzone.
Oggi vado incontro al mio destino,
il mio nido sarà tra i verdi rami
d`una quercia o d`un folto pino
e gli insetti il cibo che mi sfami.
Mi dispiace essere un ribelle,
ma la gabbia è invero una prigione;
stare lì dentro ed essere un imbelle
spinge a morire con disperazione.
La libertà cercavo e ad essa anelo,
io son nato per vivere nel cielo.
Addio amico! Io non sono un uomo,
che, asservito, ostenta il superuomo.
Io ho dignità, sono un uccello,
e l`uomo non è mai il mio modello ".


Gino Ragusa Di Romano
Dal mio libro "SPERANZE E DELUSIONI"
Pellegrini Editore - Cosenza 2007



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Poesia scritta il 16/06/2013 - 15:16
Da Gino Ragusa Di Romano
Letta n.1533 volte.
Voto:
su 11 votanti


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