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Ode alla rabbia

Canto la rabbia,
quella che strappa
il pane alla terra,
che ruba il sole alla nube,
che grida parole di
mondi azzurri,
che guarda oltre le strade
del lavoro e del sangue.


Canto la rabbia,
che mi conduce per mano
a cercare altre mani,
a guardare negli occhi
un bambino che
scompare in un’ombra
di silenzio,
che mi fa udire
il grido lontano
che scavalca le montagne
e trafigge le foreste.


Canto la rabbia
che non mi ascolta,
che non mi fa
dormire la notte,
che mi succhia lacrime
e mi getta in ginocchio
di fronte a una madre.


Questo canto,
e condanno
la buona sazietà
che brucia il cuore
alla gente
e nega la mia pena,
la lotta
e il sudario
del mondo.



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Poesia scritta il 02/02/2014 - 17:00
Da Giuseppe Vecchi
Letta n.1770 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Bellissima anche la tua, stesso filo conduttore la rabbia verso un’ elite che ignorando i propri doveri e anteponendo i propri interessi personali, calpesta la dignità dei suoi simili.

Claretta Frau 03/02/2014 - 11:20

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