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Il posto mio

Mentre spioveva nel crepuscolo dei prati
mi domandavo quale fosse il posto mio,
se sotto un acero, a osservar voli planati,
o su uno scoglio a udir dal basso il brontolio


d'onde increspate ad inseguire l'orizzonte
come in balia di un vento tiepido dal mare
che dimenandosi si trovano di fronte
pietre taglienti ed affilate da schivare,


ma poi s'infrangono svanendo in mille gocce,
come s'infrangon le chimere e i desideri,
contro un ostacolo di consistenti rocce
vanificando le speranze mie di ieri.


Così mi chiedo, qual è il posto che mi spetta?
Qual è il mio ruolo dentro questo angusto mondo?
Quand'è che alfine giungerò a pagar la retta
per non precipitar nel vuoto, ancor più a fondo?


Il mondo intero è forse tutta un'illusione,
ed il mio posto, come avevo ipotizzato,
può esister solo nella mia immaginazione,
d'uomo senziente ma confuso e abbacinato,


ma se lo zero e l'infinito son congiunti
forse il mio posto non è poi così lontano,
poichè da zero inizierò a contare i punti
ad uno ad uno sulle dita della mano.



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Poesia scritta il 15/03/2023 - 17:30
Da Giorgio Facchin
Letta n.706 volte.
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