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Un esempio da... non seguire

E così, nell’ormai lontano 1971, dopo aver ottenuto la licenza media a pieni voti (ottimo, più un altro ottimo a latino, materia opzionale), corroborato da un giudizio lusinghiero che mi diceva idoneo per qualunque scuola superiore, decido di iscrivermi al Classico.


È luogo comune che questo corso di studi sia molto impegnativo: può essere vero, certo, ma io ricordo quei cinque anni con molta gioia, sicuramente perché eravamo giovani e ci affacciavamo alla vita, così ogni giorno era una scoperta. E poi, devo essere sincero, non è che lo studio mi impegnasse più di tanto. Forse per incoscienza, forse per capacità intrinseche, ma ho studiato davvero poco, e sono sempre riuscito ad essere promosso a giugno, ottenendo poi la maturità con un medio punteggio di 48/60.


Ho sempre commiserato i miei compagni che studiavano giorno e notte: io non ci riuscivo, e non ne avevo neppure bisogno, perché avevo risultati passabili in tutte le materie sia sfruttando la mia eccellente capacità mnemonica (che ancora oggi fa bella mostra di sé), sia aguzzando l’ingegno per ottimizzare i risultati con il minimo impegno.


Andavo molto bene in italiano: il compito in classe era una pacchia. In cinque anni non ho mai scelto temi letterari (se non una volta all’anno, in quanto ci veniva imposto dalla prof.), ma costantemente temi di attualità, visto che riuscivo a scrivere di qualunque argomento, e pure bene.


Come ancora oggi mi capita, scrivevo di getto, direttamente in “bella copia”, senza rileggere, e dopo un’ora consegnavo e mi tuffavo nella lettura della Gazzetta dello Sport. Naturalmente, avendo intuito gli orientamenti politici delle varie prof. che negli anni si sono succedute, scrivevo quel che a loro faceva piacere (paraculo, certo, come potrei negarlo?).


In latino me la cavavo, un po’ col buonsenso, visto che molte parole erano le progenitrici della lingua italiana, e un po’ aiutandomi col mitico Castiglioni-Mariotti (il vocabolario) che riportava moltissime frasi già tradotte. In greco qualche scoglio c’era, ma riuscivo comunque a portare a casa la sufficienza.


Storia era la mia materia preferita, e la approfondivo con letture extra per puro interesse personale, così come avveniva per le materie scientifiche quali biologia e chimica. In matematica ero brillantissimo, aiutandomi con la logica.


I punti davvero deboli erano filosofia e fisica, forse perché si trattava di materie costruite sul niente (o almeno così mi pareva all’epoca), impalpabili, non tangibili: come parlare del sesso degli angeli. E quindi ogni tanto le studiavo, ma solo quel poco che bastava per ottenere il sei.


La maturità fu una vera goduria: due erano gli scritti, italiano (sempre) e latino o greco, che si alternavano. Quell’anno toccava a latino, per fortuna… Così come due erano le materie orali, una a scelta nostra e una a scelta della commissione; ma, non si sa come, la commissione sceglieva sempre la materia che, ufficiosamente, avevamo scelto noi per seconda. Insomma, la maturità di quegli anni non era mica una cosa seria!


Ed infatti preparai l’esame, in pratica, in un giorno. Per quanto riguardava gli scritti, come da prassi, scelsi il tema d’attualità (se non erro, c’era da commentare una frase di Don Milani), e scrissi molto e bene. Nella versione di latino me la cavai senza infamia e senza lode. Agli orali avevo scelto come prima materia storia, visto che la sentivo particolarmente mia e non avrei avuto necessità di studiare granché: ed infatti feci un buon esame. Come seconda materia orale avevo scelto matematica (e la commissione me la confermò), e andai passabilmente parlando delle geometrie non euclidee.


E col sorriso sulle labbra, e senza aver tanto sudato, mi preparai alla vacanze più lunghe della mia vita, dal momento che fino a novembre non sarebbero iniziate le lezioni universitarie.


Ripensando adesso, a bocce ferme, al modo nel quale ho affrontato quei cinque anni di studi, dico che forse il mio non è stato un esempio da seguire. Se avessi studiato di più, se avessi “imparato” a studiare, magari avrei avuto maggior successo all’università e anche nella vita… Forse… Ma, come sempre, non c’è la controprova, e dunque “cosa fatta, capo ha”.




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Racconto scritto il 20/06/2018 - 19:26
Da andrea guidi
Letta n.121 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Ed il mio grazie è esteso
anche al generoso Loris!
Gute nacht!

andrea guidi 23/06/2018 - 00:03

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Non posso che dire: ottimo!
Non è così facile raccontare di sé stessi.
Un saluto

Loris Marcato 22/06/2018 - 21:53

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Ringrazio le mie favolose lettrici e mi scuso se spesso racconto di me anche se quasi a nessuno interesso. Ma non conosco nessuno meglio di me (cioè in maniera più approfondita, voglio dire ). Douce nuit!

andrea guidi 22/06/2018 - 21:42

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Ottimo racconto, dove rivivi e rivedi gli anni dei tuoi studi, della tua giovinezza.
Ai più sognatori sembrava dovesse esser sempre così...
La soluzione è nella saggezza finale: la controprova non c'è.
Buonanotte

Grazia Giuliani 20/06/2018 - 22:41

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Cosa cambieremmo dalla ns vita? Del ns passato? Forse, nulla..oppure, tutto
Ma chi può dire come sarebbe andata se....?
Hai vissuto con la leggerezza e con l'entusiasmo propri di quella età
Siamo quel che siamo grazie ai ns fallimenti, grazie ai ns successi.
...io, con un pizzico di pesunzione, nn mi dispiaccio
Ottimo Andrea
E grazie a te

laisa azzurra 20/06/2018 - 22:20

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