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LA PERLA NERA

LA PERLA NERA


Angela vive con la famiglia a Stromboli, una delle splendide isole Eolie. Ama il mare più di ogni altra cosa; sta ore a contemplarlo, vi si immerge senza problemi e scende giù a scrutare i fondali sempre in cerca di oggetti da collezionare. Un giorno d’estate trova una grande ostrica e con suo grande stupore, al suo interno, trova una bellissima perla nera che decide di conservare come un talismano. Il prezioso oggetto le servirà durante la guerra per riscattare la propria libertà, mettere in salvo la propria vita e quella di altra gente..
La sua pelle, manteneva il colore ambrato per la continua esposizione al sole e i capelli, bruni e ricci finiva sempre per legarli sulla nuca per non averli, come ciuffi ribelli, sul viso e sul collo. Gli occhi grandi e scuri brillavano di gioia, una gioia fatta di amore per la vita; e di respiro, un respiro che riempiva a pieni polmoni sulla spiaggia dalla sabbia scura, adagiata sotto il monte, un vulcano in attività perenne, dove la ragazza trascorreva parecchio tempo, ora ad osservare l’orizzonte, ora a leggere uno dei suoi libri preferiti.
Angela era una creatura speciale, malgrado i suoi diciotto anni, manifestava una personalità particolare. Era uno di quegli esseri in cui tutto veniva vissuto senza limiti, in bene e in male. Se nel suo animo avessero albergato sentimenti di odio o di rancore, la sua vendetta o la sua reazione sarebbe stata esagerata. Ma se avesse amato sarebbe stato un amore grande ed unico e se fosse stato necessario un atto di eroismo, l’avrebbe compiuto a costo della vita. Per Angela esisteva il bianco o il nero, non il grigio. C’era in lei una chiara linea divisoria tra il bene e il male in cui le scelte seguivano principi assoluti e tutto ciò la portava a vivere in un mondo suo, appartato. Poi c’era quel mare che lei amava come se fosse il suo elemento naturale. Vi si tuffava con grande disinvoltura da qualunque costone roccioso, arrivava in profondità, scrutava attraverso la maschera i fondali, cercando oggetti perduti e accarezzava pesciolini che si avvicinavano a lei stupiti. Viveva così, in modo selvaggio e solitario, ma la sera correva nella sua colorata casetta, una delle tante del paesino costruito sul dorso del monte e dove i genitori stavano sempre in ansia per lei. Suo padre, Tonino, dopo cena andava al raduno dei pescatori al porticciolo e insieme salpavano verso le acque profonde, con un grande peschereccio, lasciando madre e figlia da sole.
Angela era nata dopo parecchi anni di matrimonio quando ormai la coppia aveva perso ogni speranza di aver figli e cresceva bellissima, con l’ animo puro e ribelle, ma sempre pronta a fare del bene e ad aiutare chi si trovava in difficoltà. Amava anche leggere e studiare, come sua madre Elsa, che aveva portato da Messina casse di libri che non trovavano spazio nella sua piccola casetta e rimanevano negli scatoloni sotto la scala di legno. Marito e moglie formavano una coppia pacifica, che non si lagnava mai e accettavano le difficoltà con rassegnazione. Ma andavano in ansia per la loro figliola Angela, che più cresceva e più diventava difficile gestire e controllare e alla fine stanchi, decisero di lasciarla libera, fiduciosi della maturità che la ragazza manifestava.
Vivere in una isoletta comportava già una esistenza particolare dove i confini erano già delineati e limitati, ancora di più se si trattava di un vulcano in attività continua. La sua sagoma piramidale si evidenziava nel gruppo delle isole Eolie come un faro nella notte. I fenomeni fisici, primordiali, spettacolari, rubavano la scena: faraglioni a picco sul mare, acque termali, montagne bianche di pomice, terre quasi scolpite da un artista fantasioso, costituivano uno scenario di grande fascino e un contesto unico, un luogo da cui fuggire o da viverci per sempre in un legame indissolubile dell’uomo con la terra e il suo mare.
Angela tuttavia conduceva anche una vita normale, si incontrava con altri giovani sulla spiaggia, specie d’estate e insieme si allontanavano al largo con una barca, fino allo Strombolicchio, grosso faraglione ad isolotto, per poi tuffarsi nelle acque blu più profonde. In uno di quei giorni spensierati, scanditi dai tuffi, da applausi o da grida di entusiasmo, Angela si immerse, nuotando in profondità. Riusciva a stare in apnea abbastanza a lungo, grazie al continuo allenamento, e guardando dalla maschera si mise a cercare qualcosa nei fondali da aggiungere alla sua collezione. Aveva infatti tanti oggettini conservati in uno scrigno di legno, di cui era gelosissima. I suoi occhi vigili si accorsero del luccichio bianco di qualcosa semisepolta dalla sabbia. Aveva l’aspetto di un’ostrica. La raccolse e velocemente risalì dalle profondità per emergere e finalmente lasciare i polmoni liberi di respirare.
• Angela, ma sei folle?- l’aggredì Enza, una giovinetta bionda sempre in apprensione – tutto questo tempo giù!-
• Sei sempre la stessa- rincarò Giovanni che aveva un debole per lei, ma non trovava il coraggio di dirglielo – Vuoi farci spaventare, questa è la verità.
Angela rise, ma non mostrò il suo bottino, si vestì velocemente e lo nascose in una tasca. Voleva essere sola quando l’avrebbe aperto. Appena tornati in spiaggia, salutò tutti e senza dare alcuna spiegazione, andò via veloce come il vento, lasciando meravigliati e stupefatti gli altri.
• Chi la capisce è bravo – sentenziò Giovanni rassegnato ai capricci della ragazza che non lo calcolava proprio.
Angela fu presto a casa, un’abitazione di forma cubica, color rosa antico e con il balcone sempre aperto, ricco di fiori bianchi e gialli. Salutò con un cenno la madre che stava ai fornelli, salendo le scalette di legno con passi spediti e finalmente fu nella sua stanza.
Seduta sul lettino in ferro battuto, estrasse l’oggetto dalla tasca e la guardò con attenzione. Era davvero un’ostrica ed aveva le valve chiuse. Non era facile trovarne, chissà da dove veniva, come era giunta fin lì, rifletteva Angela. Poi decise di aprirla e fu con grande stupore che al suo interno trovò una bellissima perla nera. Che meraviglia! Erano già preziose e rare le perle bianche ma, per sentito dire, quelle nere naturali avevano un valore enorme. La ripulì e infine la depose in una scatoletta, immaginando il viaggio di quell’ostrica tra le acque, trasportata dalle correnti sotterranee che dal lontano oceano Atlantico giungevano nel Mediterraneo, seguendo un percorso sconosciuto e poi infine adagiarsi nella fine e morbida sabbia..
Avrebbe potuto venderla, ma a chi? Oppure farne un bellissimo ciondolo.
Chissà perché era felice di quel ritrovamento e in quel momento decise che non ne avrebbe parlato con nessuno. Sarebbe stato un segreto tra lei e il mare. Sentiva l’emozione di possedere un oggetto raro, di avere un segreto da custodire dalle lunghe spire della avidità umana..Nei giorni successivi, Angela ritornò su quel fondale, ma non riuscì a trovare nulla che potesse collegare all’ostrica.. Decise di far finta di nulla e per non destare sospetti, restava più a lungo con i suoi amici. Era chiaro che Giovanni la corteggiava. Il giovane era carino, un diciottenne alto e bruno, ma la ragazza percepiva in lui una certa immaturità, una frenesia, una avidità fisica che non le piaceva. Lei era ancora lontana dal desiderio e non permetteva a nessuno di sfiorarla, non soltanto per gli insegnamenti ricevuti, ma perché proprio non voleva. Sognava il grande amore travolgente, in cui la passione doveva essere uno degli elementi più importanti, e poi l’uomo dei suoi sogni avrebbe dovuto sondare le sue emozioni, partecipare al suo mondo condividendone pensieri e segreti. Avrebbe dovuto amare il mare come lei ed essere felice di recarsi insieme di notte al largo con la barca, ad assistere allo spettacolo dei bagliori del vulcano.
Ignoravano di vivere in un’isola felice, e che il mondo a loro vicino si preparava ad affrontare una brutta guerra, una guerra che avrebbe sconvolto la vita di tutto il pianeta. Dopo nulla sarebbe più stato come prima, per nessuno, anche nei luoghi più remoti e nascosti.
Tuttavia la dittatura di Mussolini, da poco instaurata, cominciava a diffondere il suo alito malefico ovunque, anche in quell’angolo felice e dimenticato del mar Tirreno. Si diffondevano le idee, le camice nere, la chiusura del libero pensiero, si rafforzava il sodalizio con i vicini nazisti. Giungevano ogni tanto, a Stromboli e in altre isole, rifugiati politici e dissidenti dal regime, insieme ai delinquenti comuni. Alcuni non venivano messi in carcere, ma in libertà vigilata.
Così fu un giorno. Gli uomini, scesi dall’imbarcazione, sfilarono in una colonna lenta, diretti verso l’edificio che ospitava le carceri, passando tra gli isolani, fermi ad assistere quel triste corteo.
Angela era insieme alla sua amica Enza, uscite per fare una passeggiata in spiaggia, profittando di quelle giornate calde che ancora l’estate sul suo finire, regalava.
Enza la tirò per un braccio e la fece fermare di botto, mormorando: - Guarda, sono arrivati nuovi detenuti! Chissà che delinquenti!-
Angela rispose: - Credi che lo siano tutti? Io sono convinta che fra di loro ci sono innocenti.-
C’erano infatti diversi intellettuali che avevano contestato il nuovo regime e la pensavano diversamente dai fascisti e la loro migliore sorte al momento era proprio essere confinati. Angela osservava quegli uomini camminare uno dietro l’altro, a testa china tra le due ali di curiosi. Si distingueva un uomo alto, di circa trentanni e leggermente brizzolato, col capo eretto. Il suo sguardo di sfida si incontrò quello pieno di interesse di Angela. Più che bello era uno di quegli uomini interessanti, pieni di fascino. Sorrise alla ragazza e fece un cenno di saluto.
- Che fai rispondi? Sei proprio scema !- la rimproverò Enza
- Dai che c'è di male? Mi ha salutato e io ho risposto- rispose Angela.
Vennero a sapere dopo che si trattava di un giornalista che si era permesso di scrivere un articolo non proprio di “regime” e quindi prontamente il suo direttore per evitare altri problemi, sia a lui che al giornale, aveva chiesto che fosse allontanato. Da Roma fu spedito in una imbarcazione destinata alle isolette siciliane e fu così che Vittorio Nardi si trovò a Stromboli, ancora infuriato e confuso per quello che gli era successo.
Un giorno Angela lo incontrò in spiaggia, era seduto su uno scoglio e scriveva su un piccolo taccuino. La vide arrivare e le fece capire che desiderava parlarle.
- Buongiorno – La salutò
- Buongiorno- rispose timidamente la ragazza.
- Non avere paura, non sono un delinquente. Ho solo scritto un articolo, pensando con la mia testa.- cercò di spiegare l’uomo.
- Non capisco – mormorò Angela
- Scusami, mi presento, sono Vittorio Nardi e sono un giornalista. In uno dei miei articoli ho scritto qualcosa che non è piaciuto e mi trovo qui – continuò – però se parlare con me ti crea problemi non preoccuparti, capirò perfettamente.-
- No, stai tranquillo. Io penso che ognuno deve essere libero di esprimere il proprio pensiero..-
- Allora anche tu sei una fuorilegge!- rise Vittorio
Anche Angela rise e iniziò da quel momento una grande intesa, un ragionare insieme destinato a svilupparsi e trasformarsi in grande amore, quello sognato da Angela, ma che giungeva in un momento ostile e difficile. Con lui Angela riusciva a parlare, cosa che non trovava possibile con i giovanotti della sua età e del luogo. Erano immaturi, pensavano solo a scherzare e a conquistare cuori femminili, ma presto la chiamata alle armi li avrebbe travolti e sbattuti con armi in mano nel caldo torrido del deserto o nelle steppe congelate della Russia, e spesso la loro vita veniva stroncata.
L’altoparlante da cui la voce di Mussolini urlava i suoi discorsi, fu piazzato sul balcone degli uffici comunali della piazza principale per essere ascoltato da tutti. Tra la gente c’era chi osannava il Duce, chi si esaltava in quel delirio che sarebbe finito nel giro di pochi anni in tragedia.
Ma la guerra aveva avuto il suo inizio e il suo sviluppo chiamando a sé tutte le giovani energie dell’isola, mentre l’amore tra Angela e Vittorio si era già manifestato, non senza critiche in paese e ostacoli in famiglia.
- E’ vecchio per te - le diceva sua madre - non sai da dove viene, chi è? -
- Non è per niente vecchio - ribatteva la giovane - è un uomo colto e intelligente e non è un delinquente.
Poi alla fine i suoi genitori decisero di accoglierlo a casa e frequentandolo si accorsero che la figlia non aveva torto. Era una brava persona.
Gli anni che seguirono furono dominati dalla guerra e l’elenco dei morti giungeva settimanalmente, implacabile con il suo strascico di dolore. Angela venne a sapere della fine di tanti giovani che conosceva, di giovani fidanzate, mogli o madri che rimanevano sole e disperate.
Giunsero anche nazisti e fascisti per difendere i loro avamposti dall’arrivo degli americani. Le bombe sganciate dagli aerei iniziarono a piovere anche in quei luoghi e sulla quella popolazione. Ma un giorno in particolare le forze malefiche presero il sopravvento. Un soldato nazista era stato ucciso in un attentato, episodio che scatenò le reazioni più nefaste di repressione.
La retata nazifascista di quella notte fu terribile, entravano ovunque gridando, sfondando le porte di legno o le finestre delle graziose e semplici abitazioni, mettendo in fila vecchietti tremanti, bambini in lacrime, donne disperate e impietrite. Giunsero anche nella casa di Angela e con furia e minacce li portarono fuori nella notte buia e fredda. Misero lei e i suoi genitori in coda agli altri e li condussero verso una parte del monte dove c’erano delle grotte. Tutti erano consapevoli del destino che li aspettava, anche se il parroco cercava di convincere quei militari a liberarli.
Angela era in ansia, non vedeva Vittorio e lo fu ancor di più quando le dissero che una parte del paese era stato distrutto con l’ultimo bombardamento. Bisognava fare qualcosa. Erano tutti dentro quella gola,fredda e umida, in attesa della raffica di mitra che avrebbe dovuto concludere il tutto, quando giunse Giovanni,il suo corteggiatore respinto e divenuto un importante gerarca fascista. Sembrava un altro, con quella divisa e anche lo sguardo era diverso, duro, cinico, feroce.
Gli abitanti e i compaesani, lo guardavano con disprezzo, vedevano stupefatti uno di loro, pronto a fare sparare ai suoi compaesani, ma nessuno osava parlare. Giovanni, simile ad una belva si accorse di Angela, la fissò e con uno strano sorrisetto beffardo, la prese per un braccio e la trascinò sulla spiaggia .
- Guarda, guarda chi si rivede! E il tuo amico Vittorio?
- Giovanni, sei proprio tu?-
- Sei meravigliata che sono diventato così importante?
- Giovanni, saresti davvero capace di farci ammazzare?
- Ci sono un sacco di traditori, forse lo sei anche tu?
- Ma cosa dici Giovanni!
L’uomo l’ aveva sempre desiderata e non c’era occasione migliore per fargliela pagare. Cercò un approccio violento con lei, ma lo scatto felino della ragazza le permise di allontanarsi.
- Giovanni aspetta, ti prego, facci andar via, ti darò un gioiello prezioso, che vale molto. Delle nostre vite che ti importa?
Giovanni si mise a ridere, ma in quel mentre giunse un gruppo di uomini che in un baleno si mise a sparare. Nell’inferno di fuoco che seguì, Giovanni prese Angela per un braccio e la trascinò per strada fino una abitazione che utilizzavano come carcere, forzò la porta e spinse dentro la povera ragazza, che stramazzò a terra, gridandole: - Con te faccio i conti dopo!.-
La giovane si trovò al buio, chiusa a chiave in una stanza., mentre fuori infuriava una battaglia completa di bombardamenti. Iniziò a coprire di pugni la porta di ferro che Giovanni aveva chiuso, gridando aiuto. Poi fu silenzio, un silenzio pesante, fatto di morti e del lamento dei feriti. Quà e là i lampi delle esplosioni si confondevano con quelli del vulcano, che indifferente alle storie umane, continuava la sua attività quotidiana. Tuttavia quella sera sembrava brontolare maggiormente, sembrava che urlasse anche lui la rabbia del mondo contro quella orribile guerra ed emanava un suono cupo e profondo, un boato compresso che giungeva dalle viscere della terra.
Angela, gridava e chiedeva aiuto, ma nessuno rispondeva, sembrava che fossero morti tutti. Poi finalmente qualcuno sembrò ascoltare la sua voce e con passi sempre più veloci sentì arrivare qualcuno. Giunse Paolino, un compaesano coraggioso, amico di suo padre, che aveva sentito le sue grida.
- Angela sei tu?- gridò l’uomo
- Si, presto fammi uscire da qui!
Giunse anche il parroco e insieme sfondarono la finestra e sollevandosi su una sedia, riuscì a mettersi fuori e con il loro sostegno, Angela fu presto libera.
Le raccontarono che era una tragedia, c’erano tanti morti, ma c’era anche una imbarcazione che poteva portarli via in salvo in cambio di denaro.
-Io non mi muovo se non trovo Vittorio e i miei – sentenziò Angela disperata.
E’ impossibile Angela, non c’è il tempo! l’imbarcazione se ne va.
Il parroco poi le confidò che aveva visto i suoi a terra, morti di sicuro, ma Vittorio era di sicuro insieme ai partigiani.
Col cuore pieno di dolore, Angela acconsentì a seguire gli uomini e mentre camminavano altra gente li seguì, formando un gruppetto di sopravvissuti fino alla goletta dove seminascosta stava l’imbarcazione.
L’uomo che stava al timone, un uomo alto e corpulento, voleva denaro per accoglierli e non sentiva le proteste di quelle anime disperate. Angela si fece avanti porse la perla nera che in un giorno felice d’estate, quasi un’altra vita, aveva trovato in fondo al mare.
Quella perla fu il lasciapassare per la loro salvezza. Mentre l’uomo girava e rigirava la perla, entravano ad uno ad uno nella barca, stipandola. Poi velocemente l’uomo liberò il nodo e l’imbarcazione andò al largo, via, verso un luogo più sicuro.
Quella notte lo Stromboli, brillava più del solito e iniziava a manifestare un’attività vulcanica di entità maggiore, un rigurgito incandescente e di fuoco scivolava dal cratere fino al mare, un mare che sembrava ribollire, mentre la terra tremava e urlava la sua ira.
Poi tutto cessò, la guerra, i bombardamenti, la terra che tremava e il vulcano che esplodeva fuoco, le grida, l’odio e la violenza..
I giorni passarono. Finalmente tornò la pace, il conflitto mondiale era finito, con il suo tragico bilancio di morti e di dolore. La vita riprendeva il sopravvento e si ricominciava, ovunque si rimuovevano le macerie e si ricostruiva.
Angela, era finalmente tornata sull’isola, insieme ad altri compaesani, smarriti come lei. I morti vennero seppelliti dignitosamente con cerimonie di commemorazione , il paese venne ripulito. Anche la sua casa era semidistrutta e occorse tempo e buona volontà per recuperarla.
Si abbracciò con Enza anch’essa rimasta sola, ma non aveva più visto Vittorio, domanda che Angela rivolgeva a tutti con ossessione. Aveva cercato e chiesto ma nessuno sapeva nulla di lui, era sparito. Angela si sentiva impazzire e nel suo animo si scontravano sentimenti opposti di rabbia e dolore. Mille le domande che si poneva e mille erano le supposizioni che fabbricava la sua mente.
Possibile che avesse dimenticato quello che c’era stato tra loro? O forse era semplicemente morto anche lui? Ma in fondo al suo animo, sentiva una voce di speranza. Forse doveva andare a Roma, forse si era rifugiato nella sua città, forse aveva perso la memoria. Sarebbe partita, si sarebbe messa in cerca di lui e l’avrebbe trovato!
Angela come ogni pomeriggio, camminava sulla spiaggia, quella spiaggia che l’aveva vista giovane e felice, lì dove aveva iniziato a parlare con Vittorio, ma adesso trovava solo una distesa di sabbia scura e solitaria. Non sapeva cosa fare della sua vita. Pensava a quella perla nera che aveva messo in salvo lei e altri del paese. L’aveva conservato per riscattare la propria vita e la propria libertà. Un po' le dispiaceva, non per il valore della perla in denaro, ma perché conservava in sé il segreto del mare, di quella vita sotterranea e misteriosa dove la casualità decide la vita e la morte, dove milioni di creature vivono e prolificano incuranti dei relitti che vi sprofondano, degli oggetti che vi cadono portati dai venti e dalle tempeste.
Vedeva la sagoma di un uomo in lontananza che si avvicinava zoppicando leggermente accompagnato da un cane che sembrava guidarlo. Il suo cuore ebbe un tuffo, era proprio lui, Vittorio. Malgrado la sua evidente cecità, l’uomo sorrise percependo la sua presenza. Si abbracciarono mentre il cane, un bellissimo labrador color miele, mugolando gioia, cercava di destare l’ attenzione del suo padrone.
-Angela, sapevo di trovarti qui – disse Vittorio, poi le raccontò di essere stato ferito e soccorso dai partigiani che lo avevano portato via, nascosto e curato. Era stato molto tempo male e in ansia per lei..
- Che tene fai di me, così ridotto?- le disse infine
Ma lei sorrise – Non ci lasceremo più Vittorio – rispose e accarezzando il caldo manto di Max, il labrador.
Si soffermarono ancora un pò su quella spiaggia in cui giungeva rapido il tramonto per poi incamminarsi, con passi piccoli verso quel piccolo, ma grande mondo.




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Racconto scritto il 19/09/2018 - 18:34
Da Patrizia Lo Bue
Letta n.75 volte.
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Commenti


Grazie di essere passata da me, è stato un piacere leggerti , purtroppo non riesco ancora a capire perchè non riesco a scrivere o ricevere messaggi privati , a parte la redazione. Un saluto, attendendo il prossimo racconto

Carmela Ferraro 24/09/2018 - 17:39

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Grazie per il tuo bellissimo commento, devo dirti che mi sono un po commossa. Ho il brutto vizio di presentare il racconto con una piccola premessa, per questo ho svelato tutto subito. Spero che il mio messaggio ti arrivi da questo spazio.

Patrizia Lo Bue 20/09/2018 - 09:11

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Bellissimo racconto, la trama, i personaggi , lo stile..ho apprezzato tutto infatti l'ho iniziato a leggere per curiosità solo poche righe e finito alle 03.21😂. Solo è stato strano che subito hai svelato il motivo dell'importanza della perla...sarebbe stato molto più coinvolgente scoprirlo al momento.
Bravissima

Carmela Ferraro 20/09/2018 - 03:26

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