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STORIA DI NINA

STORIA DI NINA



Nina ritorna in Sicilia dopo tanti anni nella propria cittadina, affacciata sul mare mediterraneo, ricca di storia e bellezza, ma anche di abbandoni e desolazione.
Passeggiando per i vicoli del quartiere dei marinai, Nina si rivede bambina, quando ribelle e curiosa, sfuggiva al controllo severo della madre ed esplorava vie e quartieri. Davanti ad una casa ormai disabitata, si sofferma a rievocare il suo incontro con una signora di nome Anna, anziana sola e triste per la perdita della sua adorata nipotina in un brutto incidente. Da quell'incontro aveva fatto seguito una buona amicizia e grazie agli insegnamenti della donna, Nina troverà modo di cambiare la sua vita.



Era tornata Nina, era tornata al suo passato, alla sua infanzia dopo tanti anni di studio e di lavoro trascorsi in un primo momento a Milano e poi in Svizzera, nella bella Losanna, sul lago di Ginevra, col suo impianto medievale e la splendida cattedrale gotica, il clima freddo, circondata da monti e lontana dal mare. Viveva in un piccolo appartamento nel centro della città antica e finalmente aveva realizzato il suo desiderio di lavorare, creandosi una nuova vita arricchita da numerose conoscenze ed amicizie. Tuttavia sentiva che le mancava qualcosa, come se il legame sottile ed invisibile con il suo passato fosse stato reciso in modo sbagliato.
Adesso trovandosi nella sua vecchia città si chiedeva come aveva fatto a resistere tutti quegli anni lontana da quel sole, da quel mare, da quella mescolanza di profumi di piante, selvagge e rigogliose e di cibo, allegramente cucinato nelle piccole case accatastate nel quartiere marinaio, collegate da lunghe scale e vicoli che dal porto salivano ripide verso la piazza e il centro del paese.
Camminava lungo il molo dei pescatori Nina, dove numerosi marinai chiacchieravano in attesa di partire in mare con i pescherecci verso il largo. Alcuni di quegli uomini, riconoscendola la salutarono, malgrado tanti anni trascorsi e della trasformazione fisica della donna. Alta e bruna con i capelli mossi e lunghi, camminava lentamente e con passo agile, rievocando la piccola Nina che era stata, una bimba ribelle e curiosa che amava andare in giro a scoprire la vita. Vestiva sportivamente e malgrado le scarpe basse, i suoi passi risuonavano nelle stradine semi deserte e colme di sole e di ombre, tra case piccole e disuguali e panni stesi ad asciugare, osservandone i cambiamenti avvenuti qua e là in tutti quegli anni. La casa dei suoi genitori, dove era nata e cresciuta, piccola e squallida, non esisteva più, poiché era stata acquistata da un ristoratore che l’aveva presto trasformata in una trattoria molto frequentata dai turisti. Con quei soldi Nina aveva potuto studiare e iniziare successivamente la sua vita lavorativa per una grossa azienda di design a Losanna. Erano stati anni difficili, ma la sua vivace intelligenza e il suo coraggio l’ avevano spinta ad andare avanti. Adesso finalmente aveva un lavoro che le permetteva di vivere senza problemi e poteva permettersi una vacanza che aveva voluto trascorrere lì, nel suo paese a ritrovare il suo passato e la piccola Nina ribelle.
Ecco l’abitazione della signora Anna, la prima nella piccola piazza alla fine della scala, ormai vuota ma ancora in piedi, che adesso era di sua proprietà. Nina si fermò col cuore in gola per l’emozione e dinnanzi a quella casa in rovina, con le finestre sprangate e la porta di legno consunto per le intemperie e l’incuria, il suo passato tornò prepotente e carico di ricordi davanti ai suoi occhi.
Quel giorno d’estate il caldo era insopportabile e Nina non voleva più stare chiusa a casa, specie da quando la sua amica di giochi Pinuccia si era trasferita in campagna. Non sopportava di star sola a cacciare fastidiose mosche che continuamente entravano con lo spostamento della tenda leggera, posta davanti il portone di ingresso. Nina desiderava respirare l’aria salmastra che giungeva dal mare. Aveva voglia di correre nel sole accecante dell’estate, percorrere stradine, salire e scendere scalinate, mentre con la fantasia poteva giocare ad essere una fata o una principessa. Immaginava di raccogliere sassolini scelti per un particolare colore o forma e raccogliere piccoli fiori che prepotenti e selvaggi reclamavano il loro spazio tra fessure e pietre delle strade e delle case. Non aveva giochi Nina, perché la sua famiglia viveva stentatamente, giusto per sopravvivere, mentre i suoi vestiti provenivano spesso dalla carità di famiglie benestanti. Il padre era sempre fuori a pescare con una paga non sempre puntuale e sua madre, donna dura e severa, faticava per mandare avanti la famiglia. Aveva paura per quella figlioletta, unica della coppia, così vivace e intelligente , alla quale, spesso per paura, impediva di uscire. Ma Nina era una creatura indomita e in un attimo di distrazione della madre, fuggiva via come una bestiolina selvaggia a giocare in strada. In una di queste scorribande la bimba si era trovata innanzi ad una casa con un aspetto diverso dalle altre, sembrava infatti una casa abitata da persone benestanti ed innanzi al portone aperto sull’ingresso, stava una signora, vestita di scuro. Aveva i capelli bianchi tirati indietro, raccolti a crocchia e uno sguardo triste che sembrava voler comunicare la propria sofferenza, tra le rughe del viso.
- Ciao bimba – la saluto – Chi sei?-
- Mi chiamo Nina- rispose timidamente la bimba guardandola con i suoi grandi occhi scuri delineati da lunghe ciglia ricurve. Il suo sguardo tuttavia andava anche ai biscotti messi in un vassoio di porcellana bianca messo al centro del tavolo.
- Vuoi i biscotti?- chiese gentilmente la signora, accorgendosi di quelle occhiate.
La bimba annuì e senza farsi pregare ne mangiò alcuni, gustandoli con piacere.
- Sai – disse l’anziana donna- li preparo sempre, come se la mia nipotina Lia fosse ancora viva.
Nina interruppe la masticazione colpita da quella frase e chiese- E’ morta ?-
- Si, cara Nina, la mia angioletta è caduta dalla scale ed ha battuto la testa!- rievocò dolorosamente, mentre lunghe lacrime le solcavano il viso.
Fu così che ebbe inizio un particolare dialogo tra la bimba e l’anziana Anna . Due mondi diversi che potevano incontrarsi ed aiutarsi reciprocamente. Nina percepiva il dolore della donna e sentiva che avrebbe potuto, almeno in parte, colmare la sua solitudine, mentre Anna vide in lei una bimba che le ricordava la nipote, a cui poteva dedicarsi.
Da quel giorno, spesso furtivamente, Nina si recava velocemente dalla signora Anna che l’aspettava con gioia, le faceva trovare biscotti e le raccontava della nipote. Nina vedeva in lei la madre che avrebbe voluto, diversa dalla sua, sempre dura e ostile.
Un giorno Anna decise di mostrarle la stanza della piccola Lia e fare questo passo era stato difficile per lei, poiché quella stanza era sacra, come se entrando si fosse varcato un confine invalicabile, come se si fosse profanato un tempio, sconvolto qualcosa, tolto il suo profumo e soprattutto, come se si fosse spezzato il legame sottile ed invisibile con l’anima della piccola nipote. Anna a volte, in preda ad una profonda suggestione, percepiva la sua presenza e aveva l’impressione di sentire ancora la voce della nipotina che riecheggiava nella stanzetta, mentre giocava o rideva. Ma Lia le era comparsa in sogno, raccontava Anna con grande agitazione, e l’aveva rimproverata di non aver fatto entrare Nina nella sua stanza. Così, suo malgrado, si era decisa.
Varcando quella soglia Nina si sentì soggiogata, intimidita da quell’ambiente dove le mura erano ricoperte di stoffa color rosa chiaro, il lettino di ottone ben sistemato con coperte ricamate, la tenda con merletti, drappeggiata ai lati della finestra laccata bianca. Sugli scaffali stavano numerosi libri di favole e romanzi, giocattoli di vario tipo e molte bambole. Nina guardava incantata e con occhi sbalorditi, ogni particolare, ogni dettaglio, perché non era mai stata in una stanza per bambini così bella. Come le sarebbe piaciuto vivere in una casa simile! Provò vergogna al tempo stesso, perché le venne in mente la bambina morta, che adesso vedeva in alcune fotografie.
- Questa era Lia, bella vero? era anche buona ed era la mia gioia, pensavo io a lei da quando i suoi genitori sono morti, ma il Signore ha deciso diversamente e ha voluto prenderla con sé.- concluse con tristezza l’anziana donna.
Quando Anna, mostrandole un libro di fiabe, scoprì che Nina non sapeva leggere rimase male ed ebbe un pensiero che finalmente la allontanava da quelli dolorosi.
- Devi imparare, Nina, è importante, devi studiare e andare a lavorare. Soltanto così sarai una persona libera. Lavorando potrai vivere senza dover chiedere nulla a nessuno e potrai pensare al tuo futuro. E’ più importante di sposarsi, ricordalo!- Quelle parole erano strane per lei, che al contrario sentiva dire alla madre che studiare non serviva e che una donna per vivere bene doveva sposarsi.
Guardò quei libri e improvvisamente ebbe voglia di leggerli, ma non sapeva farlo se non guardare le figure. Anna si sedette vicino a lei e con la pazienza acquisita con l’insegnamento svolto per tanti anni, giorno dopo giorno, le insegnò a leggere, le fece scoprire fiabe, racconti e romanzi. La mente vivace di Nina scoprì mondi nuovi e fantastici e inevitabilmente, seguita da Anna, iniziò a studiare,imparando rapidamente tutto quello che poteva. La sua mente assetata si arricchiva sempre più ed iniziava a progettare un futuro diverso che inizialmente fu contrastato dai suoi genitori.
Se per Anna, triste e solitaria, Nina era diventata un nuovo scopo di vita, per la bambina era stato molto di più. Anna le aveva cambiato la vita. Era stato allora che aveva deciso che avrebbe proseguito gli studi a costo di qualsiasi sacrificio.
Davanti a quella casa che il tempo lentamente logorava, Nina pianse, mentre i ricordi le si affollavano nella mente. Il suo pianto era pieno di gratitudine verso l’anziana Anna che alla fine dei suoi giorni e non essendoci eredi le aveva donato l’abitazione . Avrebbe dovuto trovare il coraggio di riaprirla e poi decidere di restaurala per farne una residenza estiva. Con quella decisione nel cuore, Nina proseguì la sua passeggiata e sovrappensiero giunse presso il cimitero a dare un saluto ai suoi cari che aveva amato nella loro semplicità, si soffermò poi davanti alla cappella dove la cara Anna riposava per sempre. Parlò con lei, raccontandole i traguardi raggiunti, ringraziandola per averla aiutata e trattata come se fosse stata sua nipote. Infine volle salutare Lia, la cui vita si era spezzata a causa di quella maledetta caduta. Guardò il ritratto della bimba dagli occhi innocenti e i ricci attorno al viso dolce. Sembrava un angelo e forse lo era, un piccolo angioletto che da tanti anni guidava i suoi passi.
Trascorse alcuni giorni nella sua città, colmandosi gli occhi di quel mare, di quel meraviglioso paesaggio mediterraneo, ritrovando vecchi amici e quella gioia di vivere che sempre l’aveva animata. Così il mese di agosto trascorse vie rapidamente,tra mare, compagnia e ricordi, senza aver trovato il coraggio di aprire quel portone. La prossima volta si disse, poi giunse il momento di tornare a Losanna.
Nina camminava velocemente col il suo bagaglio e con la mente distratta da tanti pensieri, urtando senza accorgersene il bagaglio di un signore che compostamente stava già in coda per prendere l’aereo.
- Scusi- disse Nina all'uomo che, girandosi verso di lei mostrò un po di fastidio, ma guardandola, mentre si scusava, il suo viso bruno si illuminò con un sorriso. Non sapevano, ancora non sapevano che le loro strade si erano ormai incrociate e che i loro passi si sarebbero mossi vicini, per numerosi, lunghi anni.




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Racconto scritto il 15/04/2019 - 12:07
Da Patrizia Lo Bue
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