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Domenica mattina

E' domenica mattina, a casa mia è apparsa una donna. E' scalza, si muove a suo agio nel mio territorio, come fosse il suo. Ha dormito nel mio letto senza chiedermi il permesso. Si fa una doccia, quando riemerge ha un profumo familiare ed è avvolta nel mio accappatoio giallo. In cucina si prepara un caffè, non ha bisogno di chiedermi dove sia la moka. Sicuramente faremo colazione assieme, so che al caffè aggiungerà del latte ma non lo zucchero. So che vi inzupperà dei biscotti secchi. Mi fa notare stizzita che non ho messo un piatto sotto la tazza sbriciolando dappertutto. “Che t'importa”, rispondo, “tanto dopo pulirò io”. Avremo altro da dirci, lei e io, seduti uno di fronte all'altra, provando a riconoscerci? La guardo. Mi chiedo chi sia o chi sia diventata. Eppure so tutto di lei. O quasi tutto.
E' domenica mattina e sono solo in casa, insieme a mia moglie. I figli sono al mare dai nonni. Alziamo gli occhi dal caffè e gli sguardi si incrociano. In questo preciso istante non siamo genitori, né soci di un'impresa familiare, né compagni di staffetta. Non dobbiamo educare, nutrire, rassicurare, redimere controversie o riordinare. Senza altre presenze, ci ritroviamo in balìa di noi stessi. Non abbiamo altro da fare se non tornare a essere quelli che eravamo da giovani: una coppia.
E' un momento straordinario su cui ho fantasticato a lungo. Ho immaginato la tensione, il languore, la felicità di ritrovarsi finalmente in due. Per chi ha sperimentato la vita di coppia non è difficile comprendere l'improvvisa estraneità dopo una vita insieme. L'intimità è un fiore delicato e fragile, va curata costantemente con dedizione e parole quotidiane, complicità e gesti amorevoli. Distratti dalla gestione quotidiana di una vita familiare molto più urgente di noi, abbiamo dimenticato.
Osservandola inzuppare i biscotti, mi domando se anche lei percepisca la solennità di questo momento. “Cosa c'è” mi domanda abbracciando col suo sguardo luminoso, così simile a quello di nostra figlia, il caffelatte, il frigorifero, la lavastoviglie con le posate sistemate da me in perfetto ordine la sera prima. (“E' solo una perdita di tempo mettere insieme forchette con forchette, cucchiai con cucchiai, coltelli con coltelli. La diversità fa bene al genere umano!”. “ E' questione di ordine mentale, tu che sei sciatta non puoi capire”). “Sto cercando di ricordare cosa facevano quando eravamo soli. Ricordi la fuga affannosa inseguiti dai manganelli dei poliziotti durante il G8?”. “ Sì, ricordo. Ciò che maggiormente mi è rimasto impresso non sono i disordini e le violenze, ma il rapporto furioso, di intensità sconvolgente, appena rientrati a casa, senza neanche fare la doccia. Agivamo come lupi affamati che si divorano a vicenda in un crescendo di contenuta violenza, privo di freni inibitori. E' stato un rimedio omeopatico per rimarginare le ferite aperte da quella crudele e sanguinosa repressione. Non abbiamo mai più rivissuto un momento così straordinario”.
Osserva il mio sguardo insinuato nella leggera apertura dell'accappatoio. Lo apre del tutto mettendo in mostra l'esuberanza del seno, eretto e sodo che se ne infischia della legge di gravità. “Lo so che sono in sovrappeso, devo riprendere la dieta e la palestra”, mormora risentita. “Non ci pensare neanche un momento”, rispondo deciso, “lascia le cose come stanno”. “Siamo sicuri di essere soli in casa?”. “Certo che sì”. “Allora chiudiamo la porta a chiave. Non si sa mai”.
E' domenica mattina e a casa mia ho ritrovato una donna. La mia.



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Racconto scritto il 25/08/2019 - 10:58
Da Paolo Sermonti
Letta n.123 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Cara Giulia, scusa il ritardo col quale rispondo al commento. Mi sono concesso un periodo sabbatico per tentare di risolvere spiacevoli controversie. Sempre impagabile il tuo giudizio. Riesci a vedere sempre oltre le mie intenzioni. Ciao carissima.

Paolo Sermonti 11/09/2019 - 14:46

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Una coppia che diventa immagine di uno stato psicologico assume col tempo nuove apparenze, una più profonda comprensione che consente maggiore padronanza del cosiddetto destino. Jung diceva ‘esisto sul fondamento di qualcosa nonostante tutte le incertezze, sento una solidità alla base dell’esistenza e una continuità al mio modo di essere’. Ottimo testo. Ciao carissimo Paolo

GiuliaRebecca Parma 26/08/2019 - 17:58

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@Grazia, felice che sia piaciuta. Grazie per il giudizio.

Paolo Sermonti 26/08/2019 - 15:11

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Un bel racconto che attraverso gesti ed espressioni appassiona fino alla fine!

Grazia Giuliani 25/08/2019 - 18:46

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