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Sabbia

Una porta, semiaperta basta, per scorgere l’evento,
un tradimento,
mia amata, una sabbia di vane certezze
dissolve nei miei occhi fortezze
la retina è ferita all'inferno,
all'interno del bulbo oculare il cuore insanguina i ricordi.
Sono i tuoi occhi visti di nascosto dai miei ad essere così diversi.
Così vivi.
Una felicità nel tuo godimento a me sconosciuta. Non ti ho scoperta mai
Se non nel mio sgomento.
Ti ho vissuta mai? adesso mi chiedo, nascosto dietro il tuo letto seminudo e sudato.
Sudore salato di pelle non mia.
Villano villoso virtuoso.
I tuoi movimenti danzando, formano un cratere meraviglioso.
E non le nostre giornate uggiose.
Ha smesso di piovere per te, e nasce l’arcobaleno.
Un piccolo spiraglio, un alito di luce da cui scrutare tutto ciò, basta a me, per capire che:
non ci conosciamo affatto.
Non mi comprendo affatto.
Chi sono io davvero?
Colui che si mostrava a lei,
Oppure quello che ballava scimmiottando da solo nel bagno, guardandosi allo specchio?
Nessuno dei due, entrambi.
Lei è nessuna delle due.
Entrambi.
La mia amante fedele
Una sporca traditrice.
Entrambe.
Una giornata uggiosa e l’arcobaleno.
Sabbia e pioggia adesso s’incontrano.
E nel fango che densa, io varco l’uscio dei tuoi desideri segreti e nasce un triangolo.
Che si spostino angeli e demoni.
Vorrei tanto ammazzarlo Dio per sentirlo più vicino a me.
Sono dentro la stanza dove la mia donna sta conoscendo un altro uomo.
Lui è muscoloso, ha i capelli corti e sistemati, la presa salda sui fianchi di lei.
Ricama con quelle mani, dense onde di carne sulla pelle femminile.
Ricama smorfie contrapposte.
Ricama il mare con tutte le onde che i corpi formano rincorrendo l'orgasmo.
Lei sorride e soffre contemporaneamente.
Siamo mille volti inseriti come canditi nel panettone che mostriamo al mondo.
Un pasticcio, una pastrocchia di tentativi e tentativi,
Per trovare un abito su misura che ci renda felici.
E lei che sorride e soffre contemporaneamente.
Ma ancora non si sono accorti di me, a pochi passi, forse perché io non mi sono mai accorto di me stesso,
Davvero, a furia di osannare maschere e inibizioni, paranoie, bugie,
sono io l'esercito sconfitto
Dal letto del massacro,
soldati al suolo in fin di vita,
la scena del crimine che geme,
io l’ispettore stanco
che studia un pronostico azzeccato.
Tolgo gli indumenti.
Siamo in tre, nudi.
Finalmente.
Allora ballo, le stesse gesta che ritma la mia solitudine nel bagno.
Ballo come una scimmia il giorno del suo compleanno.
Ballo e mi dissolvo, e piano
Molto lentamente, mentre si asciugano le lacrime,
Fango Ritorna Sabbia.



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Racconto scritto il 13/10/2019 - 14:55
Da Bruno Gais
Letta n.144 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Bravo, piaciuto

Grazia Giuliani 13/10/2019 - 17:50

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