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Café del mar...La partita a scacchi

Racconto dedicato a Loris Marcato, appassionato giocatore di scacchi. La foto allegata è relativa alla partita. Buona lettura.



Con Ivan Petrov Sokoloff non avevo mai vinto una partita a scacchi, giocando via Internet sul sito Instanchess. Soltanto una volta mi aveva concesso la patta, su mia richiesta, e mi accorsi in seguito che in quel caso avevo una posizione vincente. Ecco perché aveva accettato il pareggio, diavolaccio infame di un Ivan. Ovvio che il merito di aver visto la mia posizione superiore era tutto suo, io me ne accorsi solo dopo che avevo fatto studiare la partita a Fritz Otto, il programma di scacchi più avanzato, almeno in quel momento.
Quante volte Ivan mi aveva promesso di venire in Italia a giocare una partita dal vivo, e forse stavolta l'incontro poteva avvenire, visto che mi trovavo a Porto Azzurro e lui era su un yacht in Costa Smeralda, a un tiro di elica.
Che lavoro facesse su quella barca non me lo aveva mai detto, probabilmente faceva parte del personale di bordo, o era un membro dell'equipaggio; ma ci stava pure che fosse un motorista, visto che spesso avevamo parlato di motori marini durante le nostre interminabili sfide. Quante erano state, negli ultimi cinque anni? Forse più di cento; tutte perse, tranne quella difesa siciliana, appunto. Me la ricordavo a memoria, l'avevo studiata nei minimi particolari, al punto tale che avrei potuto giocarla di nuovo, se solo se ne presentava l'occasione.
Ivan parlava bene l'Italiano, aveva studiato Chimica industriale a Torino da giovane, e nell'ultimo nostro colloquio tramite la chat di Instantchess mi aveva garantito che avrebbe fatto di tutto per modificare la rotta della loro Aldebaran, che a quanto mi pareva di aver capito era una barca di almeno novanta piedi, circa trenta metri. Chissà se a bordo aveva una qualche influenza, Ivan. Certo che il suo titolo di studio era più adatto ad un imprenditore che ad un uomo di mare. Mah, misteri della grande Russia.
Comunque io me ne stavo beato al Café del Mar, dove mi facevo bellissime partite studio con Balazs, l'amico ungherese che avevo conosciuto cinque anni prima proprio per merito di una scacchiera.
Stavamo bene in quel bar. Una delle migliori viste dell'Elba, con i tavolini affacciati ad un lembo di mare mozzafiato, in un posto tranquillo della Pianotta. E poi c'era Alessandro, il proprietario, sempre disponibile a riservarci un tavolino, e Nina, bella Moldava, educata e sorridente, paziente nel tollerare le nostre scarse consumazioni visto che stavamo letteralmente incollati sui pezzi, io e Biagio, italianizzazione di Balazs.
Eravamo alle prime mosse di una Difesa Francese, mentre Nina ci serviva i suoi mitici caffè macchiati con il cuoricino di latte in evidenza sulla schiuma, quando la Aldebaran attraccò alla banchina grande del porto, dalla parte della diga in massi, quella rivolta a levante.
Ci fermammo incantati ad ammirarla. Era un modello di gran lusso, con finiture in legno pregiato e con un tender grande quasi come la nostra barca da pesca. Dalla nostra posizione si riusciva a scorgere gli oblò, almeno otto per fiancata, il che stava a significare che dovevano esserci una decina di camere, salone, gran cucina, tre bagni, e chissà quant'altro ancora.
Sospendemmo la partita e ci alzammo per vedere meglio la manovra. Perfetta. Chissà chi era lo skipper. A bordo si notavano diversi marinai, oltre al personale delle cucine che con ogni probabilità era sotto coperta, intento a preparare la cena o la sala da pranzo. Chissà mai quando Ivan avrebbe potuto liberarsi, pensai, ed allora continuammo a giocare la nostra francese, in attesa degli eventi.
Speravo solo non fosse il cuoco, o peggio un cameriere, altrimenti non sarebbe nemmeno sceso dalla Aldebaran.
Ero talmente intento a sfruttare un errore posizionale di Balazs che non mi accorsi della ragazza che stava davanti a noi.
« Anche tu giochi a scacchi ? » disse Biagio, sempre attento alle bellezze femminili. La donna era bella davvero, la tipica ragazza dell'est, alta, carnagione chiara, occhi azzurri e capelli biondo castani. E un sorriso educato, ma accattivante.
« No » disse, « ma Ivan sì. É lui che mi ha mandato. Sei tu Minosse? »
Mi alzai e le porsi la mano.
« Piacere... no, lui è Balazs, Minosse sono io »
Mi rivolsi agli amici e spiegai che quello era il nick name che usavo su un sito di scacchi dove ero abbastanza conosciuto.
Fu così che la ragazza mi riferì la proposta di Ivan Sokoloff. Una partita secca, io col Nero. In palio un giro di aperitivi al Cafè del Mar, per noi e per tutto l'equipaggio, diciotto persone.
La cena invece l'avrebbe offerta Ivan, comunque fosse andata la sfida.
Guardai Alessandro, il titolare, che era venuto a sentire la proposta. Volevo sapere quanto mi sarebbe costata l'intera faccenda, visto che alla fine saremmo stati una trentina. Se mi avesse messo in conto i soliti cinque euro, avrei dovuto pagare almeno centocinquanta euro e la cosa mi spaventava un poco visto che avevo pochissime probabilità di vincere, forse nessuna.
La ragazza sembrava imbarazzata, ed io ancor più di lei. A toglierci dai guai fu lo stesso Alessandro.
Socchiuse gli occhi e fece un cenno di assenso col capo. Avrebbe offerto lui, si capì benissimo quel che intendeva. Io ero lusingato della sua fiducia in me, ma lui non sapeva che non avevo mai vinto contro Ivan. Cercai di dirglielo:
« Senti Alex, non ho mai vinto contro di lui... »
« Lo so; me lo avevi già detto, ricordi? Non ti preoccupare, abbiamo un santo protettore qui a Porto Azzurro. »
Poi si rivolse alla ragazza, sfoderando un sorriso più smagliante del solito, e disse:
« La cena dove la faremmo?... si deve prenotare, non si trova un posto libero per trenta persone qui a Porto Azzurro »
« E poi » aggiunsi io, « quando sarebbe libero Ivan? Che impegni ha sulla barca? »
« Nessun impegno » disse la ragazza, « solo farsi una doccia e cambiarsi. La cena poi la stanno già preparando a bordo »
« A bordo... e il proprietario che dice? »
Non mi tornavano i conti, era tutto troppo facile. A meno che...
« Sì, ha capito bene. É come sta pensando, signor Mino. Il proprietario è Ivan »
Io e Balazs ci guardammo a bocca aperta, mentre Alessandro pareva il meno stupito. Nina, intenta a servire una granita al limone ad una coppietta, ci guardò con un'espressione che non dimenticherò mai. Pareva volesse dirmi qualcosa. E me la disse quella cosa, appena la portavoce se ne fu andata.
« Bene, allora. Confesso che non me l'aspettavo. Dica ad Ivan che pongo solo una condizione: lui gioca col bianco ma io voglio giocare qui, al Cafè del Mar, a questo tavolino. E voglio questa posizione per me, in faccia al mare »
La ragazza se n andò, dopo avermi spiegato che se quelle condizioni fossero state accettate da Ivan, lei non sarebbe più tornata. Inizio alle venti. Precise. Come un orologio svizzero, specificò.
Io e Balazs ci alzammo, e ci avvicinammo ad Alex.
« Gioca sereno, Mino. Offro io gli aperitivi. Stasera ci sarà il pieno, lo sanno già tutti a Porto Azzurro. Non ci rimetto niente, non stare in ansia. »
Lo ringraziai. Ero sollevato, ora dovevo concentrarmi solo sulla partita. Avevo quattro ore di tempo per prepararmi a dovere. Io, invece che la doccia, avrei fatto una lunga nuotata. La stanchezza fisica mi avrebbe favorito la concentrazione, lo sapevo da tempo. Poi anch'io mi sarei messo in ordine, più che altro per la cena a bordo su quella barca lussuosa.
Stavo salutando gli amici, quando giunse Nina. Mi fece cenno di aspettarla. Portò l'ultima consumazione ai tavolini e venne da me.
« Mino, io posso aiutarti. Almeno un po'... » disse.
« In che modo, Nina? »
« Io lo conosco, Sokoloff. L'ho seguito in un torneo a Riga, tre anni fa. »
« Come... dunque giochi a scacchi? »
« Fin da bambina. Ero a Riga per il torneo femminile, ma Sokoloff lo conosciamo tutte. Un riccone, e gioca molto bene »
Quindi Nina, quando guardava verso di noi, non lo faceva per le consumazioni, controllava le mosse. Mi pareva troppo interessata. Avevo perfino sperato che... lasciamo perdere.
« Ti do una dritta, Mino. Sokoloff soffre la difesa siciliana »
Ecco la prova. L'unica mia patta con Ivan era stata col nero, ed avevo giocato una siciliana. Non era stato un caso, dunque.
« Lo immaginavo » dissi.
Nina mi sorrise, compiaciuta di essermi stata d'aiuto. Poi proseguì:
« Se la conosci bene gioca la variante Tajmanov; è quella che teme di più. Si innervosisce »
La ringraziai, salutai Alex e mi incamminai dalle parti della punta dello Stendardo. Mi spogliai e mi buttai a mare. Mentre nuotavo, pensai alla variante Tajmanov: non la ricordavo benissimo, dovevo ripassarla. Certo che Nina per conoscere quella variante particolare doveva essere molto esperta. Chi l'avrebbe mai immaginato.


Erano passate da poco le diciannove e trenta. Mi ero fatto una bella doccia, rasato, profumato. Volevo farmi trovare in ordine, da Ivan, da Nina e da tutti quelli che avrebbero assistito alla sfida. E avevo trovato il tempo di ripassarmi anche quella variante della Siciliana. Erano bastati dieci minuti, l'avevo giocata spesso nei tornei. La mossa del pedone di Torre ad impedire il salto dei cavalli bianchi nella casella a5, era quello il segreto. E poi la Regina che usciva subito nella mischia, sicura che i cavalli avversari non potevano attaccarla, dopo il blocco su quella casa.
Preferii fare una camminata per liberare i pensieri e trovare la concentrazione, quindi alle venti meno dieci arrivai al Cafè del Mar.
Tutto era pronto: il tavolino, la scacchiera, i cartellini con i nostri nomi usati su Instantchess, Minosse per me ed Antonov per Ivan. C'era già parecchia gente in piedi, chi con un aperitivo e chi con un gelato. Volevano vedere la sfida. Io sentivo un vuoto dentro, come quando si attende un verdetto e si sa che ci sarà una probabile condanna.
Ad un minuto alle venti arrivò Igor. Lo credevo più vecchio, ed invece era un bell'uomo, alto, fisico perfetto, occhi di ghiaccio. Mi diede la mano, augurandomi una buona partita, si sedette e mosse il pedone di Re, come previsto. Ovviamente risposi con C5, la difesa Siciliana.
Mi guardò e sembrò fulminarmi con lo sguardo. Era furioso. Aveva capito che conoscevo la sua debolezza e voleva dimostrarmi ad ogni costo che per lui era una partita come un'altra. Quando si accorse che avevo impostato la Tajmanov, si rigirò sulla sedia. Sembrava perdere la sua calma proverbiale, forse aveva intuito che sapevo di quella sua debolezza.


Alla trentesima mossa, nonostante lo avessi messo in difficoltà più di una volta e avesse giocato sempre in una difesa passiva, Ivan si sentì in obbligo di piazzare la Regina in una casa centrale, in odore di attacco. Rimasi perplesso, il suo piano non lo vedevo. Doveva esserci qualcosa sotto, ed io non ero in grado di giudicare con serenità. Stavo già pensando a difendermi, e sarebbe stata la mia lenta morte, quando, dopo una decina di minuti di riflessione, arrivò Nina con una consumazione.
Il mio solito caffè d'orzo in tazza grande, macchiato con un cuoricino di latte. Strano pensai; io non l'avevo ordinato.
« Due di zucchero, giusto... ? » disse. E poi rimarcò:
« I due di zucchero li ho già aggiunti io... »
Ma come, pensai. Lei sa benissimo che lo bevo amaro. Impossibile che si sbagli, bevo il caffè d'orzo ogni volta che gioco a scacchi. E a conferma che c'era qualcosa nell'aria, se ne andò, dopo avermi strizzato l'occhio. Nessuno poteva vederla, si era messa alle spalle di Ivan.
Guardai nella tazzina e mi accorsi subito che non c'era un cuoricino di latte in superficie, ma una lettera F, inequivocabile. Presi il cucchiaino, mescolai il latte velocemente per cancellare quella traccia e bevvi. Il caffè era amaro, come sempre. Quindi Due era un segnale, ed F pure. Guardai la casella F2 e cominciai a capire. C'era un alfiere in quella casella, e la mia torre lo attaccava. Ma quell'alfiere era difeso assai bene, proprio dalla Regina di Ivan.
Guardai meglio e vidi un gioco confuso. Potevo sacrificare la mia Torre, poi l'altra mia Torre avrebbe dato scacco, e l'avrei persa di nuovo per la posizione della Regina. Ma ecco la mossa vincente. Il doppio scacco di cavallo a Re e Regina.
Antonov sudava, eppure ormai il sole era calato dietro Mola ed una brezza di maestrale aveva rinfrescato l'aria. Forse lui aveva visto tutto lo sviluppo, e temeva avessi capito che avevo a disposizione una mossa vincente. Decisi di metterlo alla prova e, fissando la scacchiera, dissi:
« Non mi sono mai piaciuti gli Alfieri... »
Nina stava sbirciando da lontano, ed alla mia frase si illuminò, facendosi scappare un sorriso.
Ivan cominciava a dare segni di impazienza, era nervoso e per non farsi notare si era alzato.
« Troppo pensare poco sapere » disse. E poi aggiunse: « Me l'hai insegnato tu... »
Voleva scoraggiarmi dal continuare nel complicato ragionamento e farmi fare una semplice mossa di difesa. Non avevo le idee chiare fino in fondo, ma mi decisi: o la va o la spacca.
« Eccoti una bella torre in omaggio per il tuo alfiere » dissi facendo quello scambio che pareva svantaggioso a chi stava seguendo la partita.
Ivan si sedette, controllò ancora per qualche minuto la posizione, poi da gran signore disse:
« Hai vinto »
Alzò la mano per ordinare gli aperitivi, ma Alex era già pronto. Il tintinnio dei bicchieri sciolse la tensione, ed allora ci abbracciammo come due vecchi amici, io e Antonov.
« L'anno prossimo voglio la rivincita... ma stavolta sulla mia barca » disse. Nina, in disparte, sorrideva felice.




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Racconto scritto il 15/10/2019 - 19:45
Da Giacomo C. Collins
Letta n.149 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Anche questo riletto con piacere nonostante non sappia nulla di scacchi...!
Sei super, e grazie per il commento inaspettato

Mimmi Due 17/10/2019 - 15:31

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M sono presa il tempo per leggerlo con attenzione, non amando il gioco degli scacchi. Bel racconto, non cala mai la tensione e il ritmo fa sì che l'atmosfera della partita sia tangibile...insomma...bravo Giacomo!

Grazia Giuliani 17/10/2019 - 13:28

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L'ho letto in due tempi per via dei figli... è incredibile come ti riesca ad appassionare il lettore. Io ho cominciato da poco a scrivere racconti, su suggerimento di due care amiche...da te colgo ogni volta qualcosa e ne faccio bagaglio. Grazie per il commento

Mirko (MastroPoeta) 16/10/2019 - 20:50

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Partita a scacchi e racconto vivo e intenso... personalmente non amo gli scacchi ma in famiglia giocano e io guardo affascinata le mosse.
Come sempre sei bravissimo a catturare il lettore con la tua scrittura scorrevole e fluida è un vero piacere. Grazie Giacomo complimenti!

Margherita Pisano 16/10/2019 - 20:45

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Di solito quando vedo un lungo racconto non lo leggo ma quando vedo la tua firma lo faccio sapendo di leggere qualcosa di bello come questo.Ciao Giacomo.

Antonio Girardi 16/10/2019 - 12:56

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GIACOMO...Per amore della scrittura l'ho letto tutto e come sempre ne ho tratto insegnamento.Toglimi una curiosità nell'immagine non sei tu il giocatore di scacchi?! Ciao bravissimo...

mirella narducci 16/10/2019 - 11:12

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un bel racconto scacchistico

Alberto Berrone 15/10/2019 - 22:50

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Dev'essere stata proprio una bella partita. Sembra di esserci, da come l'hai descritta bene.
Ti ringrazio per la dedica e per "l'appassionato" che è proprio quello che sono e non di più.
Un saluto

Loris Marcato 15/10/2019 - 21:02

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