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Sono solo coincidenze

Panchina, parco freddo, sole che cala.
Una falce di luna ghiacciata spunta dall'oriente e la scia di un aereo sembra passarle molto vicino.
I canottieri che planano sul lago virano per evitare una secca, il resto della superficie è scalfito da famigliole di germani reali sparse qua e là.
In lontananza si odono i rombi dei motori di passaggio e il cigolio ritmico di un vecchio generatore.
Gli alberi variopinti della stagione contrastano il rigore azzurro sopra di essi, un piccolo biplano in quota sorvola l'area.
Guardo l'altra sponda con aria persa, se fossi stato una formula uno l'avrei raggiunta nel rombare di un minuto e qualche decimo.
Un gruppo di corridori tossisce all'incontro col fumo della mia sigaretta; ho sempre trovato strano il modo di comportarsi del fumo rispetto ai passanti, di sicuro se decidessi di tornare anch'io a correre scoprirei un mondo pieno di fumatori molesti. Puoi scommettere quello che vuoi ma un non fumatore sarà sempre a tiro del tuo fumo, non so se sia per la loro tendenza a stare sotto vento o per il beffardo capriccio del destino, prova a fumare alla fermata dell'autobus e vedrai se non ho ragione...
Una barca a motore attraversa l'acqua, su di essa un tizio che la guida fissando il cellulare, sulla fiancata troneggia la scritta a caratteri bianchi "NOLEGGIO BARCHE IDROSCALO"; è l'immagine della desolazione, pare sia indispensabile essere connessi anche mentre si va a pesca.
Due piccoli cirri hanno deciso di frapporsi tra me e l'orizzonte, mi fanno compagnia raccontandomi la storia di due tizi che si baciavano all'incrocio tra la statale e il piccolo conglomerato di case poco più oltre la recinzione che, tra parentesi, sarà chiusa alle diciassette. Da quando l'uomo ha smesso di parlare ha deciso che pure l'ascolto è superfluo, almeno così pare mache forse è solo una delle tante coincidenze.
Il freddo sta diventando una quinta dimensione di cui i miei muscoli pieni d'acido lattico devono tenere conto.
La spalla destra brucia per via dei dodici chili di polenta mantecata al formaggio, dei trenta chili di purè e dei sette chili di risotto affrontati in mattinata, le ginocchia soffrono per via dei venti e passa chilometri giornalieri in bicicletta e il cuore è gelato per la lontananza di mia moglie.
I nitriti dei cavalli giungono fin qua, è ora di andare.
Un mozzicone fumante resta nel prato di fronte alla mia panchina svuotata dal peso, vedo i miei piedi andare ma so che non sarei restato un minuto di più: la puntualità è impagabile e i fantasmi della sera si fanno sempre più vicini.
Si gela ma il mondo non smetterà certo di girare e poi questa è l'ora di punta per i tir, chissà dove corrono tutti quanti?



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Racconto scritto il 03/12/2019 - 16:35
Da Filippo Di Lella
Letta n.96 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Ti ringrazio della tua cortesia e delle tue impressioni, un caloroso saluto e a presto

Filippo Di Lella 05/12/2019 - 00:55

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Il tuo sguardo si muove su cose e persone...Bravo!

Grazia Giuliani 04/12/2019 - 19:11

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