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L'ETA' DEL CINISMO

Ero convinto che col trascorrere degli anni l'esperienza ci rendesse più forti, più capaci di affrontare il mondo, più cinici e disincantati.
Non è stato così. Avrei già dovuto capirlo prestando più attenzione alle reazioni di mia madre quando in età avanzata le consigliavo un libro, un film, una serie televisiva. “ Non sarà troppo triste?” mi domandava, “che io le storie tragiche non riesco più a sopportarle”. Pensavo fosse solo un suo problema, una fragilità sopita per decenni, efficacemente camuffata da una straordinaria forza interiore che la rendeva decisa e autorevole nel farsi carico dei problemi che la conduzione di una famiglia numerosa imponeva. Disciplina e rispetto erano la via maestra da cui non si poteva deviare, una mano ferrea in un guanto di velluto, senza lesinare un amore infinito per la sua numerosa prole.
Dopo gli anni della scuola, in un periodo sabbatico pieno di dubbi e inquietudini per l'indirizzo che avrebbe preso la mia vita, ho fatto un anno di volontariato in una pubblica assistenza. Attraversavamo la città a sirene spiegate per raggiungere incidenti, malori, talvolta tragedie,. Si toccava con mano dolori indicibili, la sofferenza dell'infanzia o degli anziani, l'emarginazione, malattie senza scampo. Battevo quei territori con il candore dell'inconsapevolezza dei miei vent'anni, colmi di leggerezza di un'età onnipotente e con la freddezza dell'estraneità. Provavo un profondo rispetto per il dolore altrui, ma mi mancava l'empatia, escludevo che tutto quel male potesse appartenermi. Le visioni di quelle ore notturne svanivano all'alba, come il buio che le aveva avvolte. Era un'epoca spavalda e coriacea, di coraggio e sfrontatezza.
Il primo campanello d'allarme ha suonato quando sono diventato padre. Avere un bimbo fra le braccia, conoscerne la vulnerabilità, la tenerezza, l'odore, i sorrisi e i capricci, ha reso intollerabile la sofferenza di tutti i bambini del mondo, di innocenti creature costrette a diventare vittime sacrificali di un amore sbagliato. Infine ho capito che l'incapacità di sopportare un dolore bambino mi sarebbe rimasta addosso come una seconda pelle. Una crepa nella mia corazza.
Ero convinto che l'esperienza togliesse l'incanto di meravigliose scoperte, invece lo acuisce. Rivedere a distanza di tempo capolavori assoluti, panorami mozzafiato, meravigliose opere della natura, si rimane più gratificati e riconoscenti per l'opportunità di provare ancora stupore e commozione.
Forse è un problema di permeabilità: diventando adulti perdiamo a poco a poco la patina protettiva, come un filtro solare, che ci protegge dalle violenze e dai dolori altrui. Avanzando con l'età la bruttezza mi sembra più sconcia, l'aggressività offensiva, la volgarità nauseante, la violenza dei toni e dei gesti becera.
I rapporti conflittuali non generano più permalosità o inimicizie. Mi scopro privo di rancore e capace di sostenere un conflitto entro limiti ragionevoli di un breve lasso di tempo, oltre il quale ingiurie, offese, calunnie si sciolgono come neve al sole e non lasciano traccia alcuna in un percorso che esula dalla socialità virtuale. Dare il giusto peso alle parole fissando negli occhi l'interlocutore è l'unico modo che concepisco per non cadere nell'esibizione di superficiali vaniloqui, scrivendo sulla tastiera frasi prive di significato reale, la cui rilettura fa accapponare la pelle per il disagio mentale a cui si è sottoposti pur di apparire ciò che in realtà non siamo e che mai e poi mai vorremo essere.
Ci si accorge poi quanto siano futili questi ragionamenti messi di fronte alla inarrestabile strage di piccole creature nel mare di Lampedusa. Nell'indifferenza generale il livello di cinismo avanza di pari passo con la morte dentro il mio cuore.



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Racconto scritto il 21/02/2020 - 23:16
Da Paolo Sermonti
Letta n.97 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Come sempre, un'analisi esegetica di cui andare fiero.
Sei unica.
Ciao carissima Giulia

Paolo Sermonti 27/02/2020 - 23:39

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Un aforisma di Terenzio dice – homo sum, humani nihil a me alienum puto- sono un uomo e penso che nulla di quanto riguarda gli uomini mi sia estraneo. L’esperienza degli altri è anche la mia, ogni prova, ogni ferita anche piccola acquisisce una dimensione universale: ‘lungo il cammino della vita non facciamo che incontrare sempre di nuovo noi stessi’ (Jung)
Testo mirabile.
Ciao carissimo Paolo

GiuliaRebecca Parma 27/02/2020 - 18:31

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