Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

COVID...
Pomeriggio d’autunno...
A 27...
Appena dietro una vo...
Diego e il nonno...
Fino alla fine. E co...
Salasso....
METEO Fino Al 31.12....
Quando sarà tutto fi...
ERA UN POETA MIO PAD...
Primavere...
SABBIA TRA LE DITA...
ABBANDONO...
L'uccellino la vacca...
I contadini dimentic...
Al sole, all'abisso....
L'amore profondo...
Una voce unica vagav...
Sei...
Il salice...
tramonti...
haiku 46...
Inchiostro...
In cerca d’autore...
UN MIO PENSIERO...
Il cielo capovolto...
Il figlio della luna...
Lucida pazzia...
Frammenti e frantumi...
Drupa ambrata...
Sacrilego sogno...
Primavera pandemica...
Lèggere tra le righe...
Come la neve...
Come eravamo...
TUTTO CAMBIA......
Milano sospesa...
Stanotte t'ho sognat...
Fierezza...
Parla con lui...
SENRYU 2...
Una questione di pro...
Profumi......
Notturno...
POPOLO BERGAMASCO...
Sole d'aprile...
De Passione Domini...
Il profumo dell'amor...
A un uomo che non vo...
Negazioni...
Fai bei sogni...
Innocente Panico...
Non ero un ladro...
RIFUGIO...
Brindo alla vita...
I pulcini... pirotti...
IL FUNAMBOLO...
Eravamo felici e non...
Haiku F1...
Terresti? Puah!...
SEI TU IL TUO DIO...
Nonostante il mio do...
Leggère tra le rive ...
LUCE SU UN VICOLO CI...
Varia umanità...
Puntate precedenti...
Dietro il davanzale...
I tuoi occhi...
STANOTTE...
MANDALA...
Decisioni difficili ...
3 righe. È una st...
ANGELO E DEMONE...
Come droga...
Quattro miliardi di ...
Sono aerei...
Tanka 2...
Cambierò nome alla f...
Genitore professione...
NON POSSO...
Emozioni...
INCONTROVERTIBILE...
Oh mare...
Italia credici...
Nel segreto incanto...
haiku 45...
Ho con me il silenzi...
sole primiverio...
A te amore mio...
Alberi...
Il Robin Hood delle ...
Le fatine, erbe dei ...
Quarantena...
Non vedo...
APRILE(acrostico)...
Il Tu poetico...
Ostaggi di un virus...
Ella vien ver me...
Primo aprile...
Pinocchi....

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it

Decisioni difficili - Undici.

Guardò Vittorio dritto negli occhi
“Cavolo, quante volte te lo devo dire che quando lavori sotto copertura mi devi avvisare, è mai possibile che un uomo della tua esperienza si comporti come un novellino?”
Mentre diceva queste parole metteva la busta sulla scrivania di Baseggio che non ebbe certo bisogno di guardare il contenuto della busta per capire a cosa si riferiva
“Ci sono gli estremi per una irruzione?”
“Si” fu la risposta.
“Sabato ti presenterai alla villa puntuale e darai tu il via all’operazione quando lo riterrai più opportuno” “Ok”
“Questo non vorrà certo dire che non ti beccherai un richiamo ufficiale per aver agito senza informare chi di dovere”
Baseggio abbassò gli occhi e rispose “Grazie”.
Vasco si era girato e stava aprendo la porta
“Poi, però, ne parleremo e ne parleremo sin che sarà necessario farlo”.
“Certo, anche se non capiterà più”
Vasco si voltò prima di andarsene definitivamente e disse quasi sottovoce “Vittorio; VAFFANCULO!” e se ne andò.
Samarcanda è una delle più antiche città del mondo in grado di prosperare per la sua posizione lungo la Via della seta, la maggiore via commerciale di terra tra Cina e Europa. Un tempo fu la città più ricca dell'Asia centrale e per la maggior parte della sua storia fece parte dell'Impero Persiano. Fondata circa nel 700 a.C. era già capitale della Satrapia della Sogdiana sotto gli Achemenidi di Persia quando Alessandro Magno la conquistò nel 329 a.C.
Sotto l'Impero Sasanide di Persia, Samarcanda rifiorì e diventò una delle città maggiori dell'Impero.
Dal VI al XIII secolo la popolazione si ingrandì e divenne più popolosa anche della moderna Samarcanda. In quegli anni la città conobbe l'invasione araba che portò il suo alfabeto e convertì all'Islam la sua popolazione, quella dei Persiani e di diverse successive dinastie turche. Fu saccheggiata nell'anno 1220 dai Mongoli. Sopravvisse solo una minima parte della popolazione ma essa dovette superare anche un sacco successivo condotto da un altro condottiero mongolo, Khan Baraq. La città impiegò decenni per ristabilirsi da quei disastri.
Nel 1370 Tamerlano decise di rendere Samarcanda una città stupenda e usarla come capitale dell'impero che avrebbe costruito e che si sarebbe esteso dall'India alla Turchia. Per 35 anni la città fu ricostruita e fu piena di cantieri con artigiani e architetti provenienti dalle parti più disparate dell'Impero timuride. Tamerlano fece così crescere la città, che divenne il centro della regione chiamata in Occidente Transoxiana ma che gli Arabi avevano definito semplicemente ciò che è al di là del fiume Oxus.
Suo nipote Ulugh Beg governò il paese e la sua capitale per 40 anni. Creò varie scuole scientifiche dedite allo studio della matematica e dell'astronomia. Ordinò anche la costruzione di un grande osservatorio.
Nel 1868, la città divenne parte dell'Impero russo, essendo stata conquistata dal colonnello A.K. Abramov, nonostante il contrattacco da parte di forze guidate da Abdul Malik Tura, figlio dell'Emiro di Bukhara, e dal Bek di Shahrisabz. Abramov divenne il primo governatore militare della città di Okrug che i Russi scelsero come capitale amministrativa della zona. La città divenne successivamente capitale del Turkestan russo e venne raggiunta dalla ferrovia transcaspica nel 1888. Divenne capitale dell'Uzbekistan sovietico dal 1925 fino al 1930.
Attualmente la città è reclamata dai nazionalisti tagiki che oltre a essere maggioranza nel luogo vorrebbero che essa tornasse a far parte del Tagikistan al quale dicono essa apparterrebbe storicamente. Al questo scopo hanno fondato un movimento clandestino chiamato "Rinascimento".
Uno degli adepti di questo movimento clandestino altri non è se non Mel Breaker, infatti era entrato a far parte di quel movimento come agente infiltrato della CIA e grazie alla sua grande abilità ne aveva scalato le gerarchie sino ad arrivare molto vicino alla cupola di controllo dello stesso.
Gli aveva fatto molto comodo, era una copertura perfetta, poteva contare su persone fidate ed avere a disposizione protezioni importanti e nascondigli introvabili.
Si era mosso verso Samarcanda per partecipare alla riunione mensile del Comitato di controllo del movimento clandestino, ottima occasione per essere messo al corrente di quanto stesse capitando nella regione. Doveva anche pianificare il viaggio a Mosca per eseguire una operazione per conto della Mafia Russa.
Arrivato in città si era sistemato nella sua abitazione in pieno centro storico, servito e riverito dall’intero quartiere su cui esercitava la sua reggenza, secondo lui con la giusta dose di fermezza e buon senso.
Adorava il viaggio da Ulan Bator a Samarcanda, dalla Cina all'Afghanistan seguendo le orme del condottiero che guidò i mongoli alla conquista del mondo dove si scopre che dopo 800 anni il suo mito continua a vivere.
Appena entrato in casa trovò il libro che aspettava da Bruxelles. Lo aprì ed inizio a mettere assieme le lettere e le parole sottolineate ed il messaggio si compose, erano ottime notizie.
Vasco era caduto nel tranello, il suo uomo all’EBI aveva fatto come sempre un ottimo lavoro, presto ci sarebbe stato un altro lutto nell’Agenzia. Avevano allontanato abilmente i sospetti dalla vera talpa, sempre ammesso che mai ce ne fossero stati, ma la sicurezza non era mai troppa.
Il suo uomo avrebbe provveduto personalmente all’eliminazione del funzionario. Breaker sapeva che doveva concedere qualche piccola soddisfazione ai suoi uomini.
L’occasione era propizia per premiare quel suo fidato collaboratore, tanto si trattava di eliminare un personaggio minore e non era certo una incombenza che toccava a lui.
Bene si disse, un’altra situazione era stata condotta verso le sue necessità, avrebbe provveduto in seguito ad eliminare la talpa, era importante a lavoro ultimato cancellare tutte le tracce anche le più minuscole, fortunatamente l’avidità umana gli permetteva di disporre delle persone portate verso quella stupida forma di vizio capitale, gli consentiva di gestirle e manovrarle a suo piacimento e di disfarsene quando si rivelavano ormai non più utili o addirittura dannose.
Il tempo per l’uomo all’EBI non era ancora giunto. Avrebbe partecipato alla riunione dell’organizzazione segreta, si sarebbe preparato, sarebbe andato a Mosca, avrebbe ammazzato l’ispettore e sarebbe tornato in Europa per continuare personalmente il lavoro di demolizione dell’EBI in generale e del vigliacco in particolare.
Tutto procedeva regolarmente, secondo Breaker ma nessuno ancora sapeva che da li a poco sarebbero arrivate delle complicazioni inaspettate. Emanuele Vasco non solo iniziava a capire ma stava partendo al contrattacco e per il killer si stavano preparando tempi molto difficili.
La serata con la sorella, a cena da Guido si era rivelata un toccasana per il morale.
Avevano toccato tanti argomenti deliziosi stile la crescita del nipote e lo stato di salute di Mamma Vittoria che a 74 anni sembrava ancora una ragazza. Un altro motivo per passare il fine settimana a Nizza era proprio che Donna Vittoria sarebbe stata lì in vacanza per 15 giorni e il solo pensiero di passare qualche ora a passeggiare con sua madre parlando del più e del meno o meglio ancora di questioni importanti per il morale gli dava una carica immensa.
Tra le dolenti note vi era il deterioramento dei rapporti tra Maffy e gli altri uomini della famiglia, ovvero il fratello ed ovviamente il Dott. Germano.
Maffy lo rese edotto che più passava il tempo e più sia suo padre che suo fratello si erano chiusi sulle loro posizioni, tutto quello che contava per loro era il lavoro, lo sviluppo dello studio notarile, ovviamente per preparare un futuro degno di tale nome per i nipoti che a questo punto si erano ridotti a due, ovvero i due figli di Alfonso.
Maffy era stata chiarissima con suo padre. Marcello aveva davanti a se un ventaglio di opportunità oppure poteva anche non averne nessuna qualora le proposte che gli potevano venire fatte in ambito familiare non fossero state consone al desiderio del ragazzo, una volta che avesse raggiunto l’età per decidere del suo futuro.
“Posso immaginare la risposta di papà e di Alfonso”
“Effigurati. Il babbo ha tuonato anatemi di ogni genere e disegnato scenari apocalittici. Alfonso ha ovviamente ripetuto quanto sentito dal Dott. Germano, come lo chiami tu”.
“Quello che mi dispiace è che, parlando di nostro padre, una persona di una rettitudine morale ed una onestà intellettuale difficile da trovare, mi chiedo perché madre natura che lo ha dotato di tanti pregi non gli abbia dato un briciolo di elasticità mentale.”
Si guardarono e dissero quasi all’unisono “Alfonso invece è veramente fottuto!”
La risata fu sonora, ma fu anche amara, cavolo, era un demente ma era il loro fratello e gli volevano bene pur sapendo che il loro sentimento non era per nulla ricambiato.
Scacciò quel pensiero tornando a concentrarsi sulla sorella, il più bel regalo che il buon Dio gli avesse fatto. Non gli aveva permesso di crearsi una famiglia ma gli aveva concesso il piacere di assistere alla crescita di Marcello ed al grande amore di Mafalda e Ferdinand.
“Come sta il Conte Alberghiero?”
Adorava il cognato e con cui intavolava discussioni sempre piacevoli e gratificanti o talvolta intense e discordanti, infatti i due parlavano di tutto, di politica, di lavoro, di sport, spesso non erano in sintonia, ma entrambi sapevano interloquire nel modo corretto e cosa molto importante sapevano ascoltare e capire le altrui posizioni.
“Molto bene”
“Torna venerdì dalle isole Hawaii dove ha concluso un proficuo accordo con le autorità locali per lo sfruttamento congiunto e non invasivo di un tratto di costa a nord dell’isola di Molokai. Questo consentirà uno sviluppo sociale ed economico a tutto vantaggio della popolazione locale”
“E porterà qualche bel soldino in più nelle casse della catena alberghiera di Ferdinand…..”
Maffy rise e guardo con occhio simil-torvo il fratello
“Maledetto poliziotto, sei sempre alla ricerca del lato oscuro. Lo dirò a Ferdy così avrete modo di immergervi in una delle vostre discussioni”.
Maffy sospese un attimo il discorso, fece un cerchio nell’aria con il braccio
“Già vi vedo discutere rigorosamente in francese, con le vostre strane gentilezze e mi ammazzo dal ridere quando ve ne uscite con le vostre frasi”
Prese ad imitare prima Vasco
“Caro Ferdinand capisco bene la tua posizione però permettimi di ribadire che ecc… ecc…”
Poi simulo la risposta del marito
“Quello che dici carissimo il mio Emanuele ha sicuramente un fondo di verita, però … bla …. bla … bla ….” aggiunse “Sembrate Berlusconi e Sarkozy”, rise di gusto.
Vasco subito controbatté
“Impossibile. Berlusconi aggirerebbe immediatamente il Presidente Francese e si butterebbe a capofitto sulla Premiere Dame….”
“Emanuele!!!! Non manchiamo di rispetto a cariche così importanti, sono sempre la figlia del Dott. Germano e non posso tollerare battute di così bassa lega!!!”
Risero e risero di gusto, per il piacere di essere a cena, di parlare del più e del meno e di essere fratello e sorella.
La settimana passò, non si fecero passi avanti, la talpa era sotto controllo e per il momento non aveva fatto movimenti sospetti.
L’uomo si era dimostrato abitudinario, usciva di casa sempre alla stessa ora, faceva colazione nello stesso bar e si recava in ufficio ove dimostrava la consueta competenza ed efficienza.
Aveva una abitudine, un paio di volte alla settimana durante la pausa per il pranzo andava a fare un giro al mercatino dei libri usati poco distante dall’EBI. Si fermava a parlare con i vari espositori chiedendo notizie su qualche libro, ne sfogliava qualcuno e ne comperava uno.
Vasco non diede subito peso a quella informazione, poi pensò ai libri, o meglio al contenuto dei libri, pagine e pagine di parole, di lettere, praticamente l’alfabeto veniva ripetuto milioni di volte.
26 lettere che permettevano al mondo intero di dialogare, di esprimere concetti, di ribaltare le sorti di una nazione, penso alla banalità di una frase come “Ne uccide più la penna che la spada” tratto dal proverbio dell’Antico testamento ove la gola era stata sostituita con la penna.
Effettivamente in un libro…. si irrigidì, il suo pensiero prese forma, era palese cosa c’è in un libro che può servire ad una spia? La risposta era ovvia, in un libro c’è la possibilità di mandare un messaggio, un messaggio cifrato. Ci sono tutte le lettre e magari le parole se non addirittura le frasi per comporre un messaggio ed un libro non desta sospetti, viaggia senza controllo in qualunque parte del mondo, nessuno gli bada e lui fa il suo lavoro in modo discreto senza dare nell’occhio.
Aveva appena scoperto il mezzo di comunicazione utilizzato dalla talpa per comunicare con il Marine, adesso non restava che provare questa sua bislacca teoria.
Chiamò Skofic e gli chiese se avevano scattato delle foto che ritraevano la talpa al mercatino dei libri usati.
Si sentì rispondere che non ci avevano pensato. Spiegò a Skofic quello a cui stava pensando, il militare russo che dormicchiava ne l cervello del nuovo Primo Sovrintendente si destò immediatamente, gli sembrò persino di vederlo indossarne la divisa, si alzò di scatto tuono un paio di parolacce in Russo stretto e poi disse “Crittografia, anzi il rimedio della nonna, certo il bastardo compra un innocuo libro su di una bancarella, sottolinea quello che gli interessa, compone un messaggio e lo fa arrivare a destinazione, noi che ragioniamo su basi moderne e scientifiche figurati se andiamo a pensare che un libro vecchio, rigorosamente vecchio, magari anche malandato, pieno di sottolineature, sia il veicolo per trasmettere una marea di informazioni”. Skofic fece una pausa poi si diede una botta sulla fronte dicendo “Vasco ci hai preso in pieno e adesso ho un ricordo nitido che prova la tua teoria”. Raccontò al suo capo che qualche mese prima, facendo due passi nel parco, aveva incontrato il loro sospetto che leggeva seduto su di una panchina, il libro era abbastanza malandato e liso, si trattava di una economica edizione dei promessi sposi di Manzoni e aveva notato che durante la lettura con una matita il soggetto sottolineava delle frasi.
Li per li non ci aveva fatto caso, non vi era nulla di strano era capitato a tutti di sottolineare delle frasi che si ritenevano più importanti era un metodo efficace anche per studiare.
“Telecamere in ufficio e nella sua abitazione, controllo a distanza con macchina fotografica e teleobiettivo. Appena prende in mano una matita iniziamo a controllare, aspettiamo che finisca e lo seguiamo per vedere come funziona la consegna, requisiamo il libro e lo incastriamo”.
Il militare Russo non aveva dimenticato un passaggio, si doveva proprio fare così, magari ci sarebbe voluto del tempo ma prima o poi un libro sarebbe partito per destinazione ignota.
Vasco corresse solo l’ultima parte del piano “Corretto Igor. L’unica cosa che devi cambiare al tuo piano e che leggiamo il messaggio capendone il contenuto e se ne siamo in grado facciamo arrivare il libro a destinazione. Se la cosa funziona come penso avremo un po’ di tempo tra la consegna e la presa per la destinazione. In quel lasso di tempo dovremo capire il messaggio”.
Si diressero da Loprand per informarlo sulle novità e chiesero l’autorizzazione a procedere.
Li autorizzò e disse solo una parola “Cautela”.
Vasco capì la benissimo l’importanza della raccomandazione nascosta dietro a quella semplice parola del suo capo.
L’ipotesi era veritiera, si doveva suffragarla con dei fatti reali ma se per caso tutto era frutto di una ipotesi investigativa errata nessuno doveva venire a sapere quali congetture erano state fatte e quali controlli erano stati messi in atto. Ne andava della credibilità dell’Agenzia.
Sbagliare il destinatario di quei controlli o scoprire che avevano preso un granchio faceva parte del loro lavoro ma infondere sospetti su di un innocente era assolutamente da evitare.
Uscirono dall’ufficio di Loprand e ribadì a Skofic che la questione andava trattata con decisione ma con una attenzione mai utilizzata. Vasco si rese ben presto conto che non solo aveva capito, ma che stando a come aveva lavorato a scuola al KGB ci era stato di sicuro.
Non ci volle molto per verificare la perfezione e la precisione dell’operazione messa su da Skofic.
Era tempo di aspettare, di essere pazienti e di non farsi prendere dalla frenesia.
Vasco augurò buon fine settimana, raggiunse l’aeroporto e partì con i suoi familiari per la costa azzurra, avvisò che sarebbe rientrato il martedì successivo.
Che bello se ne andava tre giorni da mammà!



Share |


Racconto scritto il 26/02/2020 - 16:51
Da Pierfranco Bertello
Letta n.67 volte.
Voto:
su 0 votanti


Commenti

Nessun commento è presente



Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?