Inizio


Autori ed Opere


Ultime pubblicazioni

I tuoi occhi...
STANOTTE...
MANDALA...
Decisioni difficili ...
3 righe. È una st...
ANGELO E DEMONE...
Come droga...
Quattro miliardi di ...
Sono aerei...
Tanka 2...
Cambierò nome alla f...
Genitore professione...
NON POSSO...
Emozioni...
INCONTROVERTIBILE...
Oh mare...
Italia credici...
Nel segreto incanto...
haiku 45...
Ho con me il silenzi...
sole primiverio...
A te amore mio...
Alberi...
Il Robin Hood delle ...
Le fatine, erbe dei ...
Quarantena...
Non vedo...
APRILE(acrostico)...
Il Tu poetico...
Ostaggi di un virus...
Ella vien ver me...
Primo aprile...
Pinocchi....
ESSERE ALLA RICERCA...
TRASCURATA PRIMAVERA...
haiku...
Street Art...
Irraggiungibile mare...
L' AMORE IN UNA B...
Caduche fiammelle ac...
La via della speranz...
Haiku 70...
PANTA REI...
Verranno gli anni po...
La Pavane...
Creatura mia...
Tornerà la Vita......
Giocano i bambini su...
Mi accontento...
Sono un Albero...
Le stagioni umane...
SOSTENZA E APPARENZA...
UN'ETÀ PER TUTTO...
Italia nera...
.Gabbiani....
UOMINI RICCHI...
Similerso...
Stracchino e cetriol...
Solo un sogno...
Ognuno...
Scrittura di gennaio...
il mio spazio...
Di miei Alberi,framm...
L'albicocco e la not...
Il governatore della...
LO SFOGO DI UN ARTIG...
Vento di marzo...
Vite strette....
Eravamo sei amiche a...
Dove sei?...
Li chiamano coraggio...
Nuovi eroi...
CADUTA LIBERA...
Domenica II...
La valigia...
Risveglio...
Tempi instabili...
AMORE ILLUSIONE...
Ci Manca...
Preghiera per un bam...
Sentire....
Un vero mistero...
Felicità...
L'uomo ed il cane da...
Se Cristo tornasse...
Note tra il vento...
Il pastore bianco...
L'ASCETA...
Per i sogni un posto...
Camici bianchi...
Dove andiamo...
Amanuense...
Lettera senza fine...
Isolamento...
Sconosciuti eroi...
Tu aspetti, io non c...
Sabato sera di quara...
DISTANZA DA......
*Parabolina* Vidi...
Pazienza e rinascita...

Legenda
= Poesia
= Racconto
= Aforisma
= Scrittura Creativa


Siti Amici


martiniadriano.xoom.it



Treno, mon amour

Il treno dei desideri


In fondo ad una via priva di marciapiedi, senza alberi né lampioni, niente macchine, nessuna anima viva, c'era la stazione dei treni, avvolta da una umida nebbia novembrina.
Entrai, ma non sapevo cosa fare; nemmeno immaginavo se ero lì ad aspettare qualcuno, o qualcosa, oppure se dovevo partire. Lo capii quando lessi un cartello: “C'è solo un treno in partenza, ma non cercate la biglietteria. Pagherete il dovuto all'arrivo.”
Quella parola, “il dovuto”, mi turbava. E poi, dove avrei dovuto andare, ammesso che volessi, o dovessi, partire?
Cercai il tabellone delle partenze, per conoscere le possibili destinazioni. Mi aspettavo qualcosa di elettronico, di molto tecnologico, visto che il treno era completamente automatizzato, senza nemmeno il macchinista. E invece, niente. Soltanto un avviso, scritto a gesso su una lavagna
gigantesca: salite ed esprimete il desiderio del luogo di arrivo.
Salii, ma non mi veniva in mente nessun luogo, sicché il treno restava immobile al punto di partenza. Dopo alcuni minuti una voce cavernosa e metallica scandì a chiare lettere la scritta sulla lavagna: “Esprimere un desiderio sul luogo di arrivo. Con una certa solerzia, prego”.
In preda ad una tempesta emotiva che mi impediva di ragionare, scrissi:
« Tra le braccia di mia madre »



Il gioco del fischio del treno


Ho sempre avuto una speciale attrazione per i treni, sin da ragazzo. Appena potevo, inforcavo la bici e in compagnia di alcuni amici si andava al passaggio a livello della linea Milano-Venezia.
Lasciavamo le bici in prossimità di un boschetto di acacie spinose, tuttora esistente, e ci nascondevamo. A turno si stringeva fra le mani una grossa bandiera di stoffa bianca con una scritta nera a caratteri cubitali: “Vai come un treno”.
C'era un macchinista che sapeva del nostro gioco, e allora iniziava ad un chilometro di distanza a emettere ripetuti fischi. Dopo il fischio uscivamo allo scoperto e sventolavamo il vessillo, orgogliosi che quel fischio fosse rivolto a noi. Lui, il macchinista, ci faceva una sorta di saluto militare e rideva sotto i baffi. Ancor oggi, quando vado in quei paraggi col mio cane e sento il fischio del treno, l'Italico o la Freccia Rossa, mi emoziono e mi viene il magone, come si dice da noi. E' la nostalgia dei bei tempi andati, lo so. Brutta bestia la nostalgia, ma io la amo e penso che il naufragare m'è dolce in quel mare magnum dei ricordi.



Scacchi sul treno


A Campiglia Marittima si cambia. Salgo sul trenino locale, fermo al settimo binario, quello che mi porterà a Piombino. Aspettiamo la coincidenza del diretto da Grosseto. Non si parte fin che non è arrivato. Forse è in ritardo. Prendo la scacchiera da viaggio e inizio una partita. Io gioco col nero. Sale un uomo di colore e mi dice: Giochi col nero? Sì, dico, mi piace giocare con il nero.
Allora io gioco col bianco, fa lui. A Piombino la partita è quasi finita, ma il finale è incerto. Dove vai, dico io. All'Elba, dice lui senza staccare gli occhi dalla scacchiera, concentrato sulla mossa migliore da fare. Bene, allora continuiamo sul traghetto. Ripongo i pezzi, ma ormai la posizione l'ho fissata nella mente. Gli scacchi sono così: “gens una sumus”. E' il nostro motto.




Share |


Racconto scritto il 27/02/2020 - 19:14
Da Giacomo C. Collins
Letta n.184 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


I treni e le stazioni mi hanno sempre affascinata!
Trasmettono la voglia di andare chissà dove ... e anche un fondo di nostalgia e tristezza molto particolari.
Sarò monotona ... ma mi piace come scrivi!

Ida Falconeri 29/02/2020 - 17:33

--------------------------------------

Bellissimi racconti.Mi hanno portato alla mia infanzia.Ciao Giacomo.

Antonio Girardi 29/02/2020 - 13:29

--------------------------------------

Mi piace leggerti appena posso e ogni volta è una sorpresa splendida il tuo raccontare...il primo mi tocca il cuore!

Margherita Pisano 28/02/2020 - 21:49

--------------------------------------

Un tris di racconti davvero bello, diversi per emozione, ma tutti coinvolgenti...
l'ultimo è il più acuto,il secondo nostalgico, ma il primo, per me, resta nel cuore.

Grazia Giuliani 28/02/2020 - 20:35

--------------------------------------

Grandi racconti di poche parole, come quelli che mi piacciono. Metaforici, nostalgici e di costume. Giocare col bianco giocare col nero... Proprio satamani mi è ronzata in mente una canzone che cantava la Zanicchi: La riva bianca la riva nera, e poi vedo il tuo racconto... misteri.

Glauco Ballantini 28/02/2020 - 08:25

--------------------------------------

Conservo ancora le monetine che mettevamo (da incoscienti) sulle rotaie, per farle appiattire dalle ruote del treno locale.
Cinque, dieci, cinquanta Lire. E anche un paio di ventini Quercia.

Mi hai fatto tornare ragazzetto.
Ciao Giacomo.


Loris Marcato 28/02/2020 - 07:18

--------------------------------------

Il primo mi ha dato i brividi, mentre del secondo conosco bene quel magone (si dice anche da me nella periferia di Monza). Nell'ultimo c'è un sottile gioco bianco-nero che lo rende intelligentemente ironico. Che dire...tre delle componenti che fanno uno scritto ben riuscito

Mirko D. Mastro(Poeta) 28/02/2020 - 05:03

--------------------------------------

Tre racconti con il treno che fa da sfondo, tre sentimenti belli e profondi rappresentanti benissimo e in modo divertente! Ciao Giacomo

Anna Maria Foglia 27/02/2020 - 21:27

--------------------------------------

Molto belli, piacevoli come tutti i tuoi, ma il primo è magico, direi, per il finale inaspettato e tanto dolce...

Mimmi Due 27/02/2020 - 20:40

--------------------------------------


Inserisci il tuo commento

Per inserire un commento e per VOTARE devi collegarti alla tua area privata.



Area Privata
Nome :

Password :


Hai perso la password?