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Tattiche di guerra

L'estate del '42 vedeva davanti al Don le truppe italiane e sovietiche mentre lui, con la sua famiglia, si aggirava incurante nella notte calda tra le sterpaglie che costeggiavano il grande fiume.


I turni di guardia dei soldati italiani consistevano nel controllo dei sentieri che permettevano di accedere all'accampamento nel timore che qualche azione russa potesse essere fatta di sorpresa.
Il buio intenso della steppa necessitava, più che l'aguzzare la vista, nel tendere le orecchie alla ricerca di suoni ai quali intimare “l'altolà”.
I soldati italiani di guardia avevano l'abitudine di mettere delle gavette, che usavano per il rancio, lungo i sentieri perchè, in caso di inciampo da parte di qualcuno, il rumore fosse evidente.
Quella sera il soldato di guardia aveva messo la sua gavetta ad usbergo del sentierone principale che dall'accampamento portava al fiume con aggiunta di altro materiale di inciampo.


Lui, con il suo gruppetto familiare, incappò nella trappola tesa. Non rispose all'altolà del sodato di guardia che sparò, seguito dagli altri allertati.
La tensione e l'esasperazione fecero il resto. Il campo fu raso al suolo fino a farne terra bruciata.
I poveri cinghiali rimasero le uniche vittime di quell'attacco a sorpresa.




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Racconto scritto il 29/06/2020 - 08:00
Da Glauco Ballantini
Letta n.167 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Tipica tattica di guerrra di noi italiani che non siamo capaci di vincere una guerra. Se vogliamo questo è un rcconto tra il triste realismo di un fatto storico
e la cruda realtà che può perfino sfogliate in humor.

Giacomo C. Collins 29/06/2020 - 19:46

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