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L’unica cosa che gli angeli ci invidiano- La sesta stanza

La sera prima da oltre il crinale Edgar aveva deciso di scendere in paese per rifornirsi di cibo e bevande. Con la sua andatura dinoccolata pareva un omino di pan di zenzero che si strofinava a grandi passi alle foglie di cannella. E a grandi morsi trangugiava wafer uno via l’altro, annusando inebriato l’incarto.
Una bambina vestita di amaranto, seduta su di un cippo muschioso <Ciao signore… mi piacciono tanto i wafer>. <<Ciao, prendine uno>> Edgar cercando di scantonare.
<Signore, me ne dai un altro?>. Bloccandosi, visibilmente contrariato <<Tieni la confezione, ma ora torna a casa>>.
< Domani mattina il mio buongiorno avrà i capelli che profumano di latte e cacao>.
Già ripartito, e di spalle <Grazie. Devo dirti ancora una cosa, Edgar>.
Con le gambe impietrite e il cuore di corsa <<Bimba, chi ti ha detto il mio nome…>>.
<Un angioletto. Vuole che tu porti un messaggio a una donna. Adamantina avrà un figlio… dille di amare anche lui attraverso il loro bambino>.
Edgar guardava il vecchio cippo. Nessuno oltre a lui. L’aveva sognata? E chi era Adamantina!?
Corse quasi, per quanto possa correre un uomo della sua mole. Davanti alla drogheria, col fiatone <<Niente…>> si disse <<non è successo niente>>.
All’interno, proprio mentre stava per pagare, si accorse che dietro al bancone era affissa alla parete la foto di una bimba identica alla bambina dei wafer. Così domandò al proprietario se si trattasse di sua figlia: <<Sa, l’ho incontrata poco fa… è golosa di wafer>>. Ma il droghiere si incupì, e con voce triste disse che era impossibile… che la figlia era morta diciassette anni prima.
Edgar si diradò, scordando le provviste, nella nebbia che era calata sui campi. E sui suoi pensieri.
Qualche mattina dopo il ragazzone, rimuginando e ancora, si ritrovò senza quasi volerlo davanti alla locanda. L’insegna Della Cannella risaltava spettrale sulla facciata bianca.
Entrando <<Ho le galosce infangate…>>. -Venga pure, non si faccia problemi- la voce fragile di Adamantina -…solo, posso farle un caffè, se vuole. Altrimenti deve aspettare la proprietaria. Rientrerà a momenti-.
<<A dire il vero, cerco la signora Adamantina…>> tentennando <<…non so bene perché sono venuto>>. Adamantina sorrise –Che signore strano è lei. Sono io. In che posso aiutarla?-.
Edgar riferì il messaggio della bambina misteriosa, e vedendo il viso sfingeo della donna andò via in tutta fretta.
-Samael… amore mio- le lacrime le scivolavano sul viso come la sofferenza di cui sono gelosi gli angeli, sulle proprie vesti. Un aspetto che appartiene al lato oscuro degli uomini. La sofferenza, che ci assimila al crocifisso.
(Reprobi Angelus, XII cap. -Gelosia)



-la chiusa è ispirata a un pensiero di Padre Pio




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Racconto scritto il 11/07/2020 - 18:25
Da Mirko D. Mastro(Poeta)
Letta n.141 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Se potessi descrivere l'emozione... ti direi che un filo d'erba nasce spontaneo dalla terra per cercare la luce che irradia e affascina, per distinguersi tra tanti fili d'erba, senza avere la pretesa di essere qualcosa di diverso.
Emozionante la VI stanza!

Margherita Pisano 26/07/2020 - 10:25

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L'emozione che resta appiccicata dopo la lettura. Complimenti e grazie.

Moreno Maurutto 12/07/2020 - 21:14

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Mirko, lo sai, nn seguo, ma mi hai emozionata profondamente. Non soltanto è di una levatura eccezionale, ma arriva al cuore e da lì, agli occhi. Sei meraviglioso

laisa azzurra 12/07/2020 - 18:53

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Mi sono immerso nel racconto trascinato dal tuo fluido raccontare. Piaciuto molto

GIOVANNI PIGNALOSA 12/07/2020 - 09:45

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Visto che in questo capitolo tutto scorre come in un breve racconto, sono riuscita a comprendere il filo conduttore che mi ha permesso di ammirare una volta in più la tua bella capacità descrittiva.

Maria Luisa Bandiera 12/07/2020 - 08:25

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