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Il maranga

Nel paese di Roccasale, un borgo medievale di 2714 anime, arroccato proprio sul colle Sale, che dominava tutta la vallata estendendosi da nord a sud fino a raggiungere il mare, una pennellata blu nelle giornate serene, vi abitava anche l'uomo che sapeva tutto. Oramai nessuno ricordava più il suo vero nome perché la patente di tuttologo indefesso era diventata più importante e ne aveva sostituito l'identità. Signor so tutto io e ne andava fiero. A dire il vero esisteva una citazione, un soprannome che gli era stato affibbiato e che i suoi concittadini usavano solo in privato e in luoghi isolati: "Il maranga".
Gli argomenti potevano essere i più disparati, ma l'ultima parola l'aveva sempre lui. Fossero cetrioli o ponti a doppia arcata, il maranga sbaragliava tutti. Come un cane con l'osso, non mollava, irremovibile nelle sue certezze demoliva quelle altrui. Un oracolo non richiesto che sfiniva ogni resistenza. Magari, se fosse stato un po' modesto (anche se in effetti questa era una semplicistica ipotesi che cozzava proprio col suo essere tuttologo dall'irrefrenabile sproloquiare), alle recenti elezioni come presidente dell'associazione "amici di Roccasale", i voti conquistati sarebbero stati superiori a...uno. "Un complotto del sistema ignavo, che aveva perso l'occasione di fregiarsi del miglior presidente a cui avesse potuto ambire la città". Così si espresse in uno dei pochi momenti in cui perse la calma, per poi ritrovarla e inondare l'associazione di citazioni in tribunale per carenze, inesattezze e superficialità. Tutti ricorsi vinti, a essere sinceri. Per non parlare delle sue presenze ai consigli comunali, rispettabili per il distacco con cui e senza sforzo si confrontava con la politica (mai un argomento dominante nell'oggettività del contendere). Così nella stessa seduta suggeriva o contrastava l'opposizione e contemporaneamente anche la maggioranza. Consigli fiume in stallo, che si concludevano con un niente di fatto. Anche gli esperti professionisti se ne andavano sbattendo la porta, la sconfitta nel loro campo era un'onta che non erano in grado di sostenere.
Aveva iniziato da ragazzino a creare scompiglio, la prima vittima fu il macellaio Anselmo, centoventi chili di colesterolo, che davanti a quell'adolescente crollò per una filippica su un però e un "deca" di prosciutto in più.
A poco meno di trent'anni, il maranga lavorava come impiegato comunale all'anagrafe.
Un incubo costante anche solo per il rinnovo della carta d'identità, per la comunità. Un rischio, solo accennare un commento, per i colleghi.
Per gli abitanti di Roccasale la convivenza con il signor so tutto io era una tragedia e una prospettiva sconsolante. Troppo giovane per augurargli una serena dipartita, troppo legato alle tradizioni per sperare si trasferisse...invece successe il miracolo.
Aveva i capelli castano scuro e guidava una Fiat panda 4x4. Era appena arrivata in paese dalla città da cui era fuggita per cambiare priorità. Si conobbero mentre tentava di parcheggiare in quella viuzza, a fianco della piazzetta con la fontana gotica.
Non dimostrava grande padronanza nelle manovre e il maranga, che si trovava a passare da quelle parti non esitò a farglielo notare. Valentina, questo il suo nome, prima cercò di seguire i suggerimenti e poi esausta da tutti quei movimenti rotatori scese dall'auto, si presentò con un sorriso a Massimo, perché questo era proprio il suo nome, che raccolse le chiavi e parcheggiò. Beh, non fu un granché, una ruota era per metà sul marciapiede e l'altra metà sospesa in aria. Sorrisero e sorvolarono entrambi. Fu così che venne disinnescato il signor so tutto io.
Valentina trovava esilaranti quelle arringhe. Massimo era impreparato all'amore a tal punto da perdere interesse per le sue sentenze e le verità assolute.
Tutto iniziò a scorrere lieve, Il prete poteva recitare messa senza essere interrotto durante l'omelia, il sindaco fu rieletto, Anselmo prese anche qualche chilo in più.
L'idillio durò poco più di un anno, la farsa era in agguato.
Gagliardo opinionista, non c'era argomento che non conoscesse e riuscisse sviscerare alla perfezione. Guai a contraddirlo.
Dalla città, arrivò a stremarli, un altro so tutto io.



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Racconto scritto il 12/08/2020 - 18:07
Da Moreno Maurutto
Letta n.104 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Grazie tante Anna Maria! C'è sempre un maranga che spunta...

Moreno Maurutto 12/08/2020 - 23:21

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Testo ben scritto, satira riuscita. La solitudine affettiva moltiplica le ossessioni che ciascuno può avere. Peccato che l’amore che l’aveva reso migliore, sia finito così presto!

Anna Maria Foglia 12/08/2020 - 22:13

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Grazie tante, Grazia! Beh, anche un po' di sfortuna...

Moreno Maurutto 12/08/2020 - 21:59

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Tutto gira su un personaggio e i suoi effetti sugli altri...
Originale con il tuo stile che attrae il lettore...
Certo che... È un incubo!

Grazia Giuliani 12/08/2020 - 21:04

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