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Giorgio

Giorgio abitava al primo piano di una casa popolare. Aveva un fisico ingombrante. Sembrava il gigante buono, ma fragile, di qualche vecchio film in bianco e nero.
Se lo incrociavi sulle scale dovevi aspettare che arrivasse fino in fondo, con flemma: " Ho i piedi piatti", lo diceva per giustificare quella sua lentezza che ostacolava, sfoderando immediatamente un sorriso abbondante di denti bianchi che risaltavano ancora di più con quella carnagione scura, rassicurandoti con modi gentili e un po' goffi.
Fosse estate o inverno, calzava sempre e solo sandali, per dei piedi enormi che non trovavano scarpe su misura.
In giardino, appoggiata al muro, l'attendeva la sua inseparabile bicicletta, una Legnano degli anni 50 con i freni a bacchetta. L’inforcava con regolarità soprattutto all'ora di pranzo, quando si avviava affamato in quel grande edificio dal nome strano vicino alla scuola, dove la sua, di stranezza, scompariva tra tutte quelle altre.
Aveva una passione musicale originale. L' opera lirica.
L'appuntamento era per la sera, sul tardi, quando si sintonizzava sulle frequenze di un programma radio che ascoltava ad alto volume, perché sordo all'orecchio sinistro. Regalo, tanti anni prima, ai tempi di quando "c'era lui", di un insegnante che bacchettava nel vero senso della parola. Cantava con entusiasmo e vigore, suscitando ilarità e sdegno. Qualche condomino aveva protestato per il disturbo insolente ma all’appuntamento musicale Giorgio non mancava mai. Così diventò normalità e quelle parole scandite con energia fecero scoprire a tutti che le opere liriche avessero un senso.
Era ai primi caldi che poteva godere di un’altra sua passione.
Il sole.
Raggiungeva, pedalando curvo sulla sua inseparabile bicicletta, l’arenile del vecchio porto dismesso. Poi a piedi percorreva quella banchina violata dal mare fino a raggiungerne la punta. Con davanti solo l'azzurro, poteva sdraiarsi. L'asciugamano era ridicolo per quanto fosse piccolo nel contenere quel corpo completamente nudo. Già, Giorgio era un antesignano del naturismo. Nel senso più puro, quando faceva talmente caldo sentiva il bisogno di spogliarsi. Lo faceva anche sul posto di lavoro.
Era proiezionista in una sala cinematografica cittadina e in quelle sere afose rimaneva, tra bobine e pellicole, nudo come mamma lo aveva fatto, a parte gli inseparabili sandali. Tutto sarebbe filato liscio se la cassiera non fosse entrata nel suo bunker. Imbarazzata si precipitò dal direttore, in cerca di spiegazioni e soddisfazione. La questione andava risolta e così, il pomeriggio seguente, Maurizio, il direttore, si presentò a casa di Giorgio che lo fece attendere in cortile, giusto il tempo per indossare un paio di pantaloncini e una camicia, che rimase sbottonata.
La giornata era afosa e così si sedettero in giardino, sotto l'ombra fresca e confortevole di un maestoso tiglio. Maurizio sapeva che non sarebbe stata una cosa breve. A quelle rimostranze Giorgio prestava attenzione e assentiva, ma a tutte le richieste alla fine aggiungeva: " Ma se fa caldo, ho caldo e devo togliermi i vestiti". La cosa stava andando per le lunghe e Maurizio non se ne sarebbe andato senza ricevere rassicurazioni, mentre Giorgio sembrava irremovibile. Finché ad un certo punto non replicò più, per noia più che altro, ma illudendo Maurizio che fosse riuscito a convincerlo. Invece, semplicemente, Giorgio si era estraniato. Lo faceva spesso, quando pedalava senza meta o seduto baciato dal sole laggiù in fondo, sull'ultimo scoglio. La sua mente non si sa dove andasse, ma lontano dalle frenesie e dalle convenzioni. Non sprecava il suo tempo in discussioni inutili. A quelle battaglie vinceva in partenza, senza impegnarsi nello scontro, solo sfiancando l’avversario che s’illudeva di riportare tutto come voleva. Era una rivoluzione silenziosa.
Quell'uomo goffo e impacciato era capace di volare così in alto che le cose viste da lassù diventavano veramente piccine.
E’ così che lo ricordo.
Scomparse una mattina, anche se il sospetto era maturato quella sera stessa, quando Giorgio, per la prima volta, aveva disertato l’appuntamento canoro. Era stato Gastone a vederlo per ultimo. Si erano incrociati sul marciapiede mentre Giorgio trafficava con la sua bicicletta Gastone ondeggiava con le borse della spesa. Fu una bella sfida d’impacci tra fisici ingombranti, poi un sorriso reciproco aveva risolto ogni cosa. Non se ne seppe più nulla, anche se si racconta che stia ancora viaggiando in lungo e in largo, in luoghi bizzarri, in sella alla sua Legnano degli anni 50 con i freni a bacchetta.



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Racconto scritto il 16/09/2020 - 15:48
Da Moreno Maurutto
Letta n.134 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Caro Giuseppe, intanto devo ringraziarti per l'attenzione che mi dedichi, per le disamine appassionate e sempre con uno spirito positivo e costruttivo.
Ho letto il tuo ultimo racconto, originale nella costruzione e, come sempre (trincee, direi di no), spensierato, ma non forzato. Sincero. Grazie.
Beh, lo spot, in effetti, sarebbe interessante...
Per quanto riguarda Giorgio, posso confermarti che, a parte il finale, tutto è reale, o almeno nella realtà che volevo dedicare a Giorgio. Una persona con delle difficoltà sfumate e una vita difficile, dove restava ai margini. Anche in sella alla sua bicicletta.

Moreno Maurutto 17/09/2020 - 18:29

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Mi piace di come avviene il "girato" ossia il susseguirsi, il dettaglio della bicicletta dei tempi di mio nonno l'ho trovata una buona idea. Da fermo immagine e con sottofondo ho ricreato nella mia mente un brano di Gianni Togni.
Sei un bravo autore, i miei più sinceri complimenti.
PS. Ho pubblicato un testo sperimentale che sicuramente non ha mai avuto precedenti, si intitola "Spot lemondrink" .
Tra la varie cose ho citato te ed altri autori del sito. Mi farebbe piacere un tuo parere.

Giuseppe Scilipoti 17/09/2020 - 16:49

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... un uomo alla fine stanco di vivere non la vita, semmai lo stantio black & white della routine.
Mi chiedo se il "Giorgio" in questione si ispira ad una persona realmente esistente o di cui ti hanno raccontato. Sarei curioso di saperlo.
Ad ogni modo la struttura del racconto la reputo ben congegnata sia all'incipit, sia durante e sia ai posteri, un racconto che peraltro presenta i principali punti di forza... nel "montaggio".
(segue disamina)

Giuseppe Scilipoti 17/09/2020 - 16:48

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quasi pena ma soprattutto empatia, specie nel finale, d'effetto tra l'altro, quando decide di far perdere le sue tracce. A tal proposito globalmente il racconto si può ritenere un incrocio particolare di un personaggio particolare, i suoi tratti dipanano come rette su una superficie o rette convergenti perché alla fine ciò che rappresenta si riduce ad un'unità, un'unità segnata che a mio avviso vira su una sorta di dramma psicologico...
(segue disamina)

Giuseppe Scilipoti 17/09/2020 - 16:47

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Ciao Moreno, ho letto con piacere e con estremo interesse questo racconto. Non l'ho trovato strano, semmai strano è Giorgio, un personaggio di grossa mole ma di grossa sensibilità visto che per apprezzare la lirica... ce ne vuole.
In certi frangenti il personaggio mi ha fatto ridere, soprattutto la scena mentre si è denudato al lavoro in qualità i proiezionista mentre in altre sequenze mi ha sganciano malinconia...
(segue disamina)

Giuseppe Scilipoti 17/09/2020 - 16:46

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