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CELESTINO (dalla Sera fino al Mattino) - PARTE 1 di 2

La vita è fatta di scelte, giuste o sbagliate che siano. Ma alle volte si è semplicemente costretti. E dopo i rigori dell'inverno nordico, Pietro ritornò giù nel proprio paese natale, fuori Legnano. Costretto a scappare da diverse compagnie del varesotto lo che presero di mira iniziando a insultarlo e minacciarlo invitandolo di non farsi più vedere in giro, Pietro allora, presa Parola, ebbe solo una cosa da fare: In preda al panico e alla fretta, anche perchè prossimo ad un ennesimo intervento chirurgico, decise fra sé e sé dove potersi rifugiare / nascondere / continuare la sua vita sociale lontano da quei ragazzi che, per qualche deviazione del Destino, lo conobbero e se lo fecero Amico in cambio di tanti favori che non gli ricambiarono mai, se non per la – compagnia – che Pietro andava tanto cercando. Era gennaio, era ancora inverno, ma quello del 2019 era già un po' più mite. Poco prima di mezzogiorno Pietro si ritrovò in un campo di grano incolto della frazione per fissare lì la propria definizione – si sarebbe fermato lì, nella frazione del proprio paese natale, sperando di ripristinarsi a breve nel sociale. Ormai sull'orlo dei 30anni, era anche stufo di sopportare i lamenti della solitudine. Già nel varesotto desiderava Amici a km 0, rimanendo nel proprio paese uscendo con loro in bici, andando a trovarli a piedi, facendosi invitare a pochi metri da casa, in casa. Come starebbe stato bene lì nascosto fra le proprie verità, senza avere più rogne da parte di nessuno. “Facile”, si disse. Ma lui stava ora in mezzo a un campo – solo – a implorare i Cieli per ricominciare lì, ancora da 0, con la conoscenza di nuovi ragazzi, nuovi giri con, magari, nuove (dis-)avventure. Insomma una – vita viva – che era sempre meglio che girare a vuoto o starsene nel “limbo” in un tempo che passava troppo, troppo velocemente adesso sui 30anni. Certo, Pietro godeva di molte ricchezze, come una grande famiglia, un bel lavoro, quello del – servire – nella ristorazione, con un sacco di clienti e giri. Ma gli mancava quella cosa che mai avrebbe potuto avere un prezzo – l'Amicizia. La verità poi è che Pietro nel pomeriggio sarebbe stato ricoverato per un intervento programmato – perchè se non finiva in sala operatoria almeno una volta l'anno Pietro non era contento – e stava dando quindi il suo ultimo saluto alla sua amata Natura, dato che non l'avrebbe rivista per un bel pezzo. Questo finché non fu interrotto dalla presenza di un contadino che gli chiese se fosse uno di – quei ragazzi – che si nascondeva nel boschetto per fumare erba, quell'erba che l'estate precedente gli inebriava le cavità svuotate dai turbinati delle proprie fosse nasali su al nord, nelle taverne fresche di quelli che erano suoi Amici, riuniti e nascosti a gruppetto, come i ragazzi del film “Scuola di Eroi” quando si riunivano di nascosto nei sotterranei dell'Istituto per fumare e bere; per non parlare del capodanno appena passato, con quel chilo e 2 distribuiti ad uno e uno che poi anche Pietro ebbe modo di rivenderne, perchè non voleva più saperne niente... Con uno sguardo che pareva perso, si scusò dicendogli che era venuto lì solamente per una boccata d'aria e si allontanò per rincasare e prepararsi al ricovero. Ma un'altra verità era che Pietro, nella frazione, stava cercando 2 ragazzi, che poi erano una coppia d'Amici e di compagni di scuola che Pietro conobbe perdendo del tempo in chat durante la fine dell'estate 2019, sempre con quell'idea di farsi Amici più vicini senza farsi tutti quei km che si faceva andando sù. Lungo la stagione autunnale, seguì le loro – storie – che pubblicavano, comprese le fotografie. E di una di queste, che ritraeva il giardino catturato dal balcone di casa, Pietro approfittò per memorizzare l'immagine, con la posizione di casa sulla via, gli alberi, il vialetto e il colore delle case vicine, e di cercarla fisicamente di strada in strada finché non l'avesse trovata. Era un solitario Pietro, e quindi praticava cose diverse o proprio fuori dal comune, come l'acuta Osservazione, oltre alla Memoria perlopiù visiva. Ma quale impresa dato il numero di strade e di abitazioni perfino in paesino piccolo come il suo! E infatti non riuscì mai a trovarla. Ebbe un contatto nel pomeriggio, in ospedale, con uno dei 2 ragazzi, Lorenzo, coetaneo di suo fratello – un 2000. Ma questo Lorenzo gli scrisse a Pietro dicendogli che era troppo vecchio per averlo come Amico ma che ci sarebbe stata certamente occasione di conoscersi. Stessa storia per l'altro, Davide, che ebbe modo di scrivergli pochi giorni più tardi, a casa in convalescenza. Alzò gli occhi Pietro – caso perso – pensando a Quanta vita ci stava dietro casa, ma che non ne poteva viverla, almeno pienamente, sempre per l'età. E pensare che era fermamente convinto che l'età fosse un problema che riguardasse solamente gli altri. “Già proprio facile davvero!” borbottò.
Ci sono posti a questo mondo dove è molto più facile entrare che uscire, ma nel caso dell'Amicizia, o più specificamente nell'ingresso di giri e gruppi venendo dal nulla, è difficilissimo sia entrarci e essere accettato che disfarsene come se nulla fosse. E come si viene cancellati poi, finite le rogne, come se non si fosse mai esistiti per loro, come se tutti i bei momenti e le esperienze di Vita fossero stati un sogno lontano anni luce, che nella monotonia della quotidianità affogano nell'oblìo, l'oblìo di recondite felicità, così tanto desiderate, sperate e incastonate nella repressione, nella malinconia che a Pietro aveva o meglio, gli era stata rigettata in faccia, nel suo sguardo triste. Come ti cancellano un'Esistenza, si tormentò Pietro, ricordando le (dis-)avventure varesine, ma anche le prime volte, quando tutto era iniziato, beatamente, come di uno scrigno o di un pozzo magico che, alla prima occhiata, ti risucchia in un mondo pieno di Emozioni e Conoscenze. Ora invece era tutto fermo e morto, Pietro girava la sera in piazza Legnano senza meta, come prima dell'anno scorso. “Facilissimo davvero. Uff, 30anni – speriamo di arrivare almeno ai 50!” lamentò nuovamente, facendosi pure sentire dai passanti che lo sfioravano indifferenti. Era un sabato dei primi di febbraio quando, guardando a caso i contatti sulla chat del cellulare, vide che i 2 ragazzi si trovavano sulle panchine della piazzetta della frazione, così dal centro di Legnano, Pietro – fermo – improvvisamente scattò come un protagonista di un film thriller quando capisce tutti i fatti e corre incontro alla salvezza o verità, correndo alla macchina e catapultandosi nel paese. Troppo tardi! “Accidenti” si maledì, così alzò le spalle e continuò tranquillo sui suoi passi. Ma era sabato sera, e non voleva bruciare la serata nel rimpianto o proprio nel nulla. Forse doveva incominciare a bere e fumare, come già gli avevano consigliato quelli del Nord, quando stava diventando – scomodo – e volevano disfarsene. Faceva freddo quella notte, e soffiava un vento a Tramontana. Si ricordò, sempre dalle loro foto, di un bar – dell'unico bar che frequentavano nella frazione. Stanco poi della – signora solitudine – e dei ripetiti ricoveri in ospedale, seguì Quei consigli promettendosi di abbandonarsi nell'alcool. Quindi si dirisse lì, a piedi dalla piazza completamente deserta. Era tutto morto, con uno scenario che ricordava quello di “Silent Hill”. Ma tutto si ribaltò aprendo la porta del bar, quando improvvisamente si ritrovò come nella memorabile scena del bar nel film “Il Cacciatore” quando i protagonisti, bevendo birra e giocando a biliardo, intonavano in coro l'inciso di “Cant' Take My Eyes Off of You”, coi vecchi da una parte a giocare a carte e a turno leggere il giornale, i grandi persi al gioco delle macchinette e Pietro, vestito proprio come il cantante di questa storica canzone, Frankie Valli, con giacchetta e dolcevita bianco-panna, i capelli cotonati all'indietro, fermo all'ingresso con lo sguardo di un bimbo smarrito, che ancora non credeva ai suoi occhi. Quanto calore. E certo che anche qui non poteva passare inosservato, perchè come gli diceva sempre il suo barbiere classe 1943, “Sembri come uscito da un film!”. Ordinò al banco una Tennent's per poi sedersi all'angolo solo vicino alla porta d'ingresso. Era già partito al primo sorso, ma finita, ne ordinò lo stesso una seconda. Wang, proprietario vietnamita, vedendolo – partire – gli allungò al secondo giro una ciotolina di arachidi. Pietro riconobbe subito le pareti in mattone dallo sfondo delle fotografie dei due ragazzi che non aveva trovato. Ci sarebbe ritornato il prossimo week-end, e l'altro ancora, e ancora l'altro – Pietro incominciò a frequentare quel bar per tutti i week-end, come punto di riferimento, un punto di ritrovo. Sì perchè da lì in poi la sua attenzione si concentrò su altri ragazzi che erano lì al biliardo. Ragazzi che poi seguirà per tutta questa storia, senza fine. Ritornò a casa dopo un'ora o due, chissà, vedendo ondeggiare tutto quello che aveva davanti a sé, mentre lui guidando – felice – cantava. Il giorno del suo compleanno, uscito dal lavoro, si rifermò nello stesso campo dove si fece Quelle promesse per riconfermare, come “regalo”, la sua permanenza nella frazione, mentre il sole ora calava. Mentre consumava il suo caffè macchiato seduto nell'unico Caffè, vide sfrecciare dalla vetrina un'Ape guidata da un ragazzo che solo in un secondo momento ricordò di averlo già visto – massì da Wang! E fu Quel ragazzo, quel preciso ragazzo, a diventare per Pietro il suo unico punto di riferimento, una specie di – guida – in quel paesino così tanto perso – proprio come lo era Pietro – fuori dal mondo. “Ed è bellissimo perdersi...” intonava Pietro, girando in bici, perchè effettivamente era bello giocare col – Mistero – quando si perde tutto ma si scopre un Mondo sconosciuto, proprio dietro casa, che esisteva già da sempre ma date le solite distrazioni della vita, sfugge alla vista o peggio ci si dimentica, e che forse gli sarebbe valsa la pena a Pietro esplorarlo per la sua forte e ossessiva curiosità, proprio come quella di un bambino, così anche solo per ammazzare quel tempo vuoto che passava a implorare all'Altissimo nuove – Amicizie – sempre con dentro quella voglia matta di ricominciare ad alta velocità.
Notandoli il pomeriggio, finito il lavoro, sui gradini dell'entrata dell'oratorio, così come ogni week-end in piazza sulle panchine che costeggiavano il parcheggio della Coop e dell'oratorio stesso, fece tutti i giorni avanti e indietro per la frazione in bicicletta, con la scusante di fermarsi a fumare o finire il sigaro della sera precedente. E la vita nel paese procedeva come in ogni altro paesino di periferia, come 20anni prima o come sempre, con gli operai che correvano la sera per l'ultimo pane, la gente nei bar, i fidanzati col saluto dal finestrino dell'autobus, i bambini che uscivano da catechismo, i nonnini seduti sul muretto e le panchine della piazza e i rossi tramonti che si perdevano nel nulla, goduti da Pietro. La svolta ci fu all'inizio di Primavera 2019, nel “nuovo anno”, quando, passando davanti all'edicola davanti alla piazza, vide in vendita il 45giri rimasterizzato di “Emozioni” col profilo marchio di fabbrica di Lucio Battisti, in controluce, facendosi prendere da un'Energia pazzesca che gli salì dal centro della vita, la pancia, fin su alla gola, bloccandosi in una sorta di stato di shock, quasi da avere un attacco d'ansia. Pronto allora a esplodere per le troppe Emozioni appunto che si teneva dentro, che poi erano veri e propri – Segnali – che gli indicavano che fosse sulla giusta strada, si fece coraggio per farsi avanti ma con dolcezza, perchè voleva dare sì nell'occhio, farsi notare, ma senza apparire troppo volgare, invadente. Sapeva benissimo che erano più giovani di loro, ma se solo fosse riuscito a – Presentarsi – raccontandogli tutte le – Meraviglie – che era riuscito a “creare” ma soprattutto a – Donare – ai precenti, nel varesotto, facendoli imparare a guidare, portandoli a Milano, in giro per le feste e notti bianche dei paesini di provincia, al lago nei week-end estivi, qualcuno anche in vacanza, di casa in casa di amici, o nei caffè, allora forse una misera – Speranza – l'avrebbe avuta, con tutte le carte in regola – o quasi. Aveva gli occhi chiusi mentre gli scorrevano – scene – ferme nei ricordi di dolcissime emozioni. “Sì, proprio facile, vecchio pazzo!” si contestò di nuovo Pietro, sbuffando e alzando gli occhi, di nuovo stanco. La pace e il furore tipiche delle persone totalmente sole. Un giorno per caso, entrò in oratorio, oltrepassando la cancellata situata da parte alla chiesa e salendo i gradini che portavano all'entrata, dove li vedeva spesso seduti a fumare. Non sarebbe stato facile presentarsi alla gente di chiesa, o più in generale di paese, sapendo benissimo che da lì gli sarebbero state fatte molte più domande che ad una centrale di polizia. “Pronti per il Quarto grado!” si esclamò Pietro, ironizzando. Entrò in oratorio con lo scopo di fermarsi al bar a prendere un caffè, e certamente di osservare l'ambiente. E così fece, da acuto osservatore e solitario. Chiese all'uomo sulla sessantina dietro il banco un caffè macchiato, e mentre glielo faceva non gli tolse gli occhi di dosso – la solita e indiscreta coda dell'occhio cui Pietro, venuto dal nulla, era sempre soggetto. Ma anche Pietro, con la sua di “coda”, osservava bene: osservava l'ambiente nuovo in cui si trovava ora, perchè non ci era mai entrato prima, avendo frequentato da adolescente l'oratorio del paese, e non della frazione. Se parlando di persone, il “ragazzo dell'Ape” era il suo punto di riferimento, l'oratorio fu il suo luogo, il posto, dove poterlo non solo rintracciare, ma anche passare il tempo nel week-end, più precisamente il sabato e la domenica pomeriggio. Questo oltre da Wang, la sera. Strano, ma non ci fu il terzo grado così temuto da Pietro, perchè quello glielo fece la seconda volta. “Tu non sei di qua!” iniziò il barista dell'oratorio. Pietro si era incantato nel vedere il cartello – Per qualsiasi cosa chiedere a Vince – pensando a “Miami Vice”. “Oh no, caro... Vince si chiama? Che sta per Vincenzo. Sono solo di passaggio, sa - i parenti.” - “E come si chiamano i tuoi parenti?” (“-Eccolo!” esclamò Pietro, ripensando all'inevitabile Quarto grado!). Così gli venne in mente il cognome dei nonni materni del suo migliore Amico d'infanzia, che erano veramente nati nella frazione. “Mmh, ReFerrè?!” - “Ah, ma ce ne stanno tanti di ReFerrè da queste parti!” (“-Tutti al cimitero!” gli volle rispondere...) “Già, ma io sono del paese, i miei parenti son nati qua, ecco perchè ci passo.” precisò Pietro, per accontentarlo e dargli corda. Le presentazioni finirono presto però, perchè con la fine della scuola e l'arrivo dell'estate, l'oratorio chiuse dando spazio a quello “feriale”, estivo appunto, rimanendo aperto ai soli ragazzini iscritti e agli animatori durante la settimana. Fortuna volle che il campionato di calcio estivo si tenne proprio nel campo all'interno dell'oratorio, rimanendo aperto il mercoledì sera dalle 20.30 in avanti. Non che fosse stato un problema, perchè anche con l'oratorio chiuso, Pietro aveva come riferimento il bar di Wang e – la strada – cioè la piazza dove poteva trovare tranquillamente i ragazzi. Era comunque un modo, quello di vedere i ragazzi anche nelle partite, per passare il tempo certo, in una singolare “compagnia”. Pietro detestava il calcio – questo poco ma sicuro – ma come capitava ogni week-end sù dai ragazzi, andava alle partite di paese per la sola compagnia, apprezzando il fatto di andare a vedere gli amici che giocavano stando con gli altri in tribuna. Ora stava da solo lì, a guardare ragazzi sconosciuti, ripensando ai piacevoli momenti, sotto una tettoia improvvisata nel retro dell'oratorio, fra una decina di tavoli e panchine, sedie in plastica e muretti che separavano il campo d'erba dallo spiazzo coperto. Se ne stava lì a fumare il suo Cubano, senza dare troppo nell'occhio (-come no!), in fissa sull'unico suo punto di riferimento: il ragazzo dell'Ape, che tutto poteva fare, immaginava Pietro, tranne che il guardalinee – esistono pure loro del resto, sorrise Pietro.
Un sabato pomeriggio di mezza estate, cui aveva l'abitudine Pietro di girare in bici per i dintorni di Legnano, frenò di colpo la bici alla vista di bandierine appese per l'intero piazzale della frazione. Sotto di esse, una lunga tavolata apparecchiata con tanto di cartellini di decine e decine di cognomi per i posti prenotati. Era sabato 22 giugno – festa di inizio estate. Trovò l'oratorio aperto ed approfittò per entrarci. Salutò nuovamente Vince rimanendoci a parlare per una buona mezz'oretta, non senza notare il via-vai di ragazzi che stavano preparando il tutto. Naturalmente a dirigere c'era il famoso ragazzo dell'Ape. Si sarebbe servito per la serata la Paella, che proprio Pietro servì il giorno prima nel ristorante di famiglia dove lavorava. Durante tutto il periodo estivo nel ristorante dove lavorava con la famiglia, nel varesotto, arrivò un ragazzo che Pietro aveva già visto, ma non ricordava dove. Ebbene il ragazzo di via delle Vigane era proprio suo vicino di casa, che aveva visto per caso una domenica pomeriggio mentre rincasava in bici e lui, di nome Alessandro usciva di casa in macchina con la sua 500. Probabilmente era uno stagista in prova da quelle parti, e Pietro fece di tutto, in quei 3 mesi estivi, per darsi da fare e mettersi in mostra servendo i clienti come non mai. Non che a Pietro piacesse farsi vedere, tanto meno era un tipo orgoglioso, ma ovviamente senza Amici non si tirava mai indietro senza più speranza dinanzi a queste – Occasioni – di ripetute coincidenze e voleva dare, nuovamente, prova che era anche lui, e magari un po' più degli altri – un ragazzo d'oro. E come (ri-)conferma che quando Conosci una persona poi te la ritrovi ovunque, anche questo Alessandro da lì in poi lo rivide sempre in giro, soprattutto nella frazione, e anche da Wang, la sera, puntualmente ogni week-end, sempre in compagnia e non prima di essere stato – come Pietro – per il centro di Legnano. Ma il suo da farsi e quello di farsi candidamente notare e non sono al lavoro, ma proprio in giro, non lo portò a Nulla: continuò a vederlo, e a rivederlo anche per il Natale che sarebbe arrivato e l'anno successo sempre in giro in compagnia senza mai essere – ospitato – appunto senza mai farne parte. Ma niente fu andato perduto lì dove era nato, lì nella sua Terra. Questo era importante per Pietro, perchè nonostante quelle “raffinate libertà” che si era preso altrove, motivo per cui dovette allontanarsi o meglio – ritirarsi – aveva sempre la sua Radice, dove era cresciuto fin dalla nascita e dove si trovava ancora. Questa era la sua forza, cioè l'unica cosa a cui potesse rimaner aggrappato... Una sera per caso, durante una passeggiata solitaria in bici che Pietro nel periodo estivo era spesso fare, si promise di cercare la casa di questo “ragazzo dell'Ape”, non che tutte le sue uscite avessero l'intento di scoprire dove abitasse, ma solo Quella sera se lo promise cosicché, trovandosi dall'altra parte del paese, un qualche cosa lo spostò dal lato opposto di dove si trovava. Forse inebriato o proprio stordito dal profumo dei gelsomini, seguì quel leggero e profumato oltre che candido vento caldo oltrepassando la piazza e dopo un paio di incroci finì con lo svoltare nella via Gramsci in direzione Corte dei Visconti quando, voltandosi di continuo, lo vide dentro un giardino e più precisamente l'orto di casa, notando ovviamente l'Ape parcheggiata nella stradina sterrata da parte la sua residenza. Quanto voleva alzargli la mano per salutarlo, presentarsi a lui, conoscerlo e conoscersi di Persona e non a distanza come era abituato sempre Pietro, guardando passare le vite come auto in corsa da un finestrino chiuso. Si accontentò di questa ennesima “sorpresa” che poi era un – regalo – del Destino, cioè delle coincidenze, prendendo i sentieri di ritorno verso casa – contento.
In agosto, da un week-end all'altro, improvvisamente non li vide più – era chiaro che fossero andati tutti insieme via per le vacanze estive, e chissà dove, spensierò Pietro, fra una birra e l'altra, anche perchè a breve sarebbe toccato anche a lui, certo, ma da solo. Pietro dalla maggiore età e automunito, non viaggiò mai in compagnia. 10 anni di estati solitarie gli sarebbero spettate, e forse pensò, altrettante 10. Quanta fortuna avevano questi e non solo – tutti i ragazzi, senza 'na lira, a condividere momenti Sacri senza rendersene manco conto, giocando con la loro età, nell'incoscienza più totale, rimurginò Pietro, sperando ancora che prima o poi gli avessero toccato anche a lui – certe felicità. Tutte queste realtà furono interrotte da Wang che lo fece ritornare su terraferma con lo scopo di conoscerlo un po' meglio, essendo – venuto dal nulla – e sempre da solo e in disparte, offrendogli un altro giro di Tennent's che però Pietro preferì finirlo a casa. Ritornato dalla valle delle mele – non Avalon – e da un week-end sul Garda, Pietro ritrovò tutti i ragazzi della frazione anche loro ritornati finalmente dalle vacanze estive, tutti pronti per la festa del paese, che sarebbe caduta all'ultimo lunedì del mese. Da anni Pietro aveva perso questo “appuntamento”, complice il lavoro, le compagnie lontane, ma più semplicemente perchè era cresciuto e aveva perso inevitabilmente le – tradizioni – per le troppe distrazioni cui i giovani sarebbero stati costretti e implicati, con l'inevitabile passaggio dell'età adulta. Ma interrotto questo, Pietro, ancora “en vacances” e solo, sfruttò l'occasione di ritornare alle vecchie festività del paese anche come scusa per non pensare ossessivamente a certe cose che aveva commesso altrove e per la quale fu, in una sola parola – ricercato.


FINE PRIMA PARTE




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Racconto scritto il 29/11/2020 - 15:09
Da Andrea Buggin
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