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Zì Annamarì

Zì Annamarì era l'abbreviazione paesana del nome di mia nonna. Si chiamava Annamaria Rossi ma, dopo sposata, le sembrò di mancare di rispetto a mio nonno il conservare il nome da signorina e decise per Annamaria Rossi in D'Onise. Ma era troppo lungo per i miei paesani, quasi tutti contadini tranne il prete, il maestro ed il sacrestano. Così accettò di farsi chiamare Zì Annamarì, sintesi usata le prime volte dai bambini e poi dagli adulti.
Mia nonna era di buona salute e pare che per questo il nonno l'avesse sposata. Ma Ella si rivelò anche estremamente avveduta: volle bene così frequentemente mio nonno che procreò ben dieci figli, evitando così il destino di molte donne del paese di aiutare i mariti nei campi.
Tre dei suoi dieci figli morirono appena nati. Ne rimasero sette: quattro maschi e tre femmine. Crebbero pian piano i maschi indirizzati al lavoro dei campi e le donne a procurarsi il corredo. E venne, infine, il giorno per ognuna delle ragazze di sfilare in corteo con altre donne del paese dalla casa di mia nonna alla casa del futuro sposo: si trasferivano, a quei tempi, i beni del corredo dentro ampie ceste in equilibrio sulla testa delle donne seguite da uomini addetti a trasportare gli attrezzi da lavoro e qualche animale come pattuito in precedenza tra i due padri degli sposi.
Per gli spettatori in strada, sembrarono immagini festose quelle. Ma per la famiglia di mio padre un precipitare nella povertà quasi assoluta. Soprattutto dopo ben tre trasferimenti di beni allo stesso modo gestiti.
Ma mia nonna era raggiante: aveva dato ciò che doveva a chi doveva. Ora bisognava pensare ai figli maschi.
I quali velocemente si misero in condizione di far sfilare le donne scelte come future mogli con le stesse modalità raccontate ma in direzione opposta. Ciò avvenne in un solo anno, a distanza di tre mesi ognuno degli eventi e fu subito l'inizio di nuova prosperità: quattro uomini lavoratori finissimi più il forte nonno e quattro donne in salute e libere più la saggia nonna. C'era solo da crescere.
A mio padre era toccata la porzione di fabbricato a mezzogiorno per volere della nonna e perchè era il primogenito e sceglieva per primo secondo una consuetudine antica. La porzione di fabbricato comprendeva un giardino nel quale campeggiava un pesco che annunciava l'inizio della primavera. E faceva bene il suo mestiere.
Nacqui per primo e crebbi per primo curioso del perché quel pesco ogni anno fiorisse quasi sempre alla stessa data: il cinque di marzo, giorno del compleanno della nonna e, festeggiandola, si finiva poi per festeggiare anche la puntuale fioritura del pesco che si ostinava a fiorire anche in caso di cattive condizioni atmosferiche.
Io, curioso, quando ebbi la maturità per chiedere, chiesi: "Nonna, perché ci tieni per quell'albero in particolare dandogli tanta importanza. Come se fosse prezioso, ma somiglia agli altri alberi di pesco che abbiamo in campagna". E la nonna:
"Mi somiglia e somiglia a tuo padre e, scommetto, somiglierà anche a te. Rappresenta tutti i nostri alberi da frutta e vive a due passi da noi. Vive con noi. Fa le cose che facciamo noi. Come tutti gli alberi, non mangia i suoi frutti, li dona a noi ed a tutti quelli che tendono la mano verso di lui. E la terra gli dona il cibo; il sole, il calore necessario alle sue trasformazioni; infine, le nubi gli regalano l'acqua. Il pesco, nel donare i frutti, riceve dalla terra, dal sole e dalle nuvole più di quanto dona; senza chiedere nulla a nessuno. In più, il pesco del giardino è speciale: fiorisce ogni anno nel medesimo periodo a ricordarmi l'età.
Fa lo stesso figliolo, fa come il tuo albero.
Dona parte di ciò che avrai a chi ti tenderà la mano".


Anni dopo all'Università di Napoli ero andato a sentire una lezione di un luminare sulla "Politica e la Filosofia del Dono". Egli chiuse la sua lezione con la seguente frase: "Tu dona e lascia andare il dono in libertà. Raggiungerà l'Infinito e ti tornerà raddoppiato". Questa fu l'unica frase che non avevo sentito da mia nonna. Il resto lo conoscevo già.
Oggi tre alberi di pesco, oserei dire figli di quello che si è ostinato a fiorire per anni, sono ancora a crescere in una piccola aiuola creata apposta per loro accanto al ceppo che ricorda l'esatta posizione del loro padre. E donano frutti a chi tende la mano per coglierli.
Vado e si va a trovare Zì Annamarì proprio di questi tempi.
C'è spesso il venticello a Marzo e mi ricordo di Carducci salutato dai suoi cipressi che lo invitavano a restare. Egli non poté fermarsi. Aveva da fare. Ma io si che posso e per tutto il tempo che voglio. Mia nonna si chiama Zì Annamarì. Ed è ancora qui.




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Racconto scritto il 04/03/2021 - 08:55
Da Ernesto D’Onise
Letta n.235 volte.
Voto:
su 6 votanti


Commenti


Grazie Giuseppe per la tua disamina.
È completa e precisa come sempre del resto.
Ad Maiora.

Ernesto D’Onise 05/03/2021 - 05:55

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Tutto questo è alla base del componimento svolto con ottima cadenza, un susseguirsi senza indugi e ne lungaggini narrative, con una presentazione necessaria per lo snodo.
Lo stile non è ampolloso, semmai funzionale, uno stile messo a servizio per sganciare tra la varie cose una curiosità pari a quella dell'io narrante.
Cinque stelline che... non cascano lontane dal pesco.

Giuseppe Scilipoti 04/03/2021 - 22:08

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Posso giurare che la risposta della nonna mi ha lasciato il segno, difatti codesto passaggio l'ho riletto più volte, praticamente poesia & aforisma messi insieme, un "innesto" tra persona e pesco, tra moralistico e ispiratore di buoni sentimenti.
(segue)

Giuseppe Scilipoti 04/03/2021 - 22:07

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La tematica si aggiunge ad una proverbiale poetica, righe aventi forme estetiche piuttosto gradevoli, nonchè quell'espressività che richiama l'amacord, difatti alcuni frangenti sembrano ricavati dal caratteristico formato Super 8.
Quanta saggezza poi, quel tipo di saggezza che oggi come oggi non esiste quasi più, l'accostamento del pesco è indimenticabile anche per il lettore.
(segue)

Giuseppe Scilipoti 04/03/2021 - 22:07

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È la prima volta che leggo un componimento in senso stretto di D'Onise, cioè nello specifico un racconto vero e proprio. E devo dire che la narrazione di questo valente autore da... buoni frutti, tant'è vero che ci dona una delle sue migliori produzioni.
Adoro i racconti di vita, vissuta, in questo caso di vite vissute.
Zì Annamarì, quasi quasi uno di quei personaggi tratti dalle novelle di Capuana, una delineazione eccezionale che non si limita ad essere un tributo.
(segue)

Giuseppe Scilipoti 04/03/2021 - 22:06

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Grazie a Santa per avermi offerto riscontro che la filosofia del dono, forse non si chiamava così, ma in pratica è sempre esistita.
Mi fa piacere che non ti sei perso il mio scritto.

Ernesto D’Onise 04/03/2021 - 22:03

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A te Afrodite, che hai colto la continuità tra passato e presente, voglio dire che la filosofia del dono gli uomini la stanno teorizzando da poco. Ma il concetto del dono gli uomini e le donne lo hanno sempre praticato perchè l’esempio lo avevano e l’hanno davanti chiaro e palese : le piante non mangiano i propri frutti per vivere ma li regalano. E ciò succede da quando il sole cominció a splendere sulle sciagure umane e non è ancora finito il percorso del DONO: è infatti infinito.

Ernesto D’Onise 04/03/2021 - 21:53

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Ernesto se mi fossi persa questo racconto non me lo sarei mai perdonato. Hai raccontato e racchiuso in questo testo tutta la storia sia tua che della tua famiglia attraverso un personaggio meravigliosamente vero e concreto. Molte delle situazioni che descrivi io le ho vissute da bambina in quanto mia nonna era di S.Mauro del Cilento. Conosco quindi bene le tradizioni e le filosofie contadine, Trovo stupendo la storia dell'albero di pesco,quale rappresentazione della continuità e della personificazione di un sentimento e quindi di un valore affettivo.Condivido la filosofia del 'Dono'. Più di cinque stelline purtroppo non si può, quindi ti dovrai accontentare.

santa scardino 04/03/2021 - 21:52

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Un grazie ad Afrodite, Mario e Maria Luisa. La vostra presenza per commentarmi, con quella dei colleghi che precedono, mi ha tolto una preoccupazione: quella, cioè, che la prosa sia meno presente in OS perchè più faticosa da scrivere e leggere. Ho osato con un racconto, diciamo lungo, e sono contento l’abbiate gradito. Statemi bene tutti.

Ernesto D’Onise 04/03/2021 - 21:28

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Complimenti Ernesto, è proprio un bel racconto ed anche bell'insegnamento sul saper donare che da sempre la natura nella sua abbondanza ci insegna!

Maria Luisa Bandiera 04/03/2021 - 17:20

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Splendido racconto.

mario Righi 04/03/2021 - 17:19

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Mi è piaciuto molto come hai raccontato questo spaccato di vita, da cui è emersa una figura femminile (nel caso specifico tua nonna), molto particolare, sicuramente insolita rispetto ai tempi in cui è vissuta e con una bellissima filosofia di vita.
Ho trovato molto significativo anche quell'intreccio che si percepisce in modo chiaro, tra passato e presente, attraverso gli alberi di pesco che continuano a fiorire, incuranti di ciò che avviene intorno, offrendo ancora i loro frutti spontanei a chiunque abbia voglia di raccoglierli.
Complimenti, Ernesto!

Afrodite T 04/03/2021 - 17:05

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Ciao Loris.
Il desiderio di scrivere è un dono che è bello soddisfare.
Ti ringrazio per aver letto il mio scritto.

Ernesto D’Onise 04/03/2021 - 16:05

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Io pecco nel desiderio di scrivere, sicuramente.
Ma ciò non mi vieta di farlo di fronte ad una bella scrittura.

Un saluto


Loris Marcato 04/03/2021 - 15:32

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Grazie a te caro Mirko. :

Ernesto D’Onise 04/03/2021 - 11:56

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Con questo tuo racconto Ernestone hai inequivocabilmente lasciata aperta quella porta di cui mi accennavi al lettore...
Testo scritto davvero bene e ricco di informazioni interessanti.
Davvero complimenti, e grazie

Mirko D. Mastro(Poeta) 04/03/2021 - 11:46

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Grazie Anna Maria, sei spesso la prima a leggermi. Ne sono onorato.

Ernesto D’Onise 04/03/2021 - 10:27

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Ernesto, hai scritto in modo eccellente questo testo! Avvince il racconto degli usi tradizionali di quell’epoca, viene fuori in modo chiaro la bella e forte figura della tua nonna...e poi il messaggio del donare è esposto in modo non moralistico. Complimenti!

Anna Maria Foglia 04/03/2021 - 09:33

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Mi sono riservato un commento. Il primo. Per anticipare al lettore l’argomento di cui tratto. Zi Annamarì è mia nonna si; ma è anche la prima educatrice della sua numerosa famiglia alla filosofia del dono. Non si consiglia la lettura a chi sente qualche volta di peccare di desiderio di scrivere ma non di leggere. In tal caso

Ernesto D’Onise 04/03/2021 - 09:28

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