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PRIGIONIERI DEL COVID

Nonno, ciao!


Uè, Lorenzo! Come mai non sei a svolgere i compiti?


Appunto, sono qui per chiedere una mano...


Dimmi pure.


Non riesco a svolgere un compito assegnato sulla primavera...


Beh, possiamo fare insieme... ad un patto però!


Ecco, ti pareva...il patto...


L'altra volta abbiamo fatto brutta figura con i tuoi professori...Questa volta preciseremo nel compito di avere collaborato...in fondo è la verità!


Affare fatto...pensavo peggio...


Ed, infatti, il peggio eccolo qua: mi dirai tu di cosa vuoi parlare con chiarezza ed io ti aiuterò solo nei punti critici...Uno di essi è questo: vuoi parlare, e poi scrivere, di una primavera cittadina, marina o campagnola?


Nonno, come sai, i più bei ricordi miei sono legati alla campagna: a primavera si andava a fine settimana e ci si divertiva molto. Poi la domenica pomeriggio, prima della ripartenza, si andava a "rubare" i fiori al ruscello non lontano da casa per portarli a scuola il giorno dopo. E tu, per non farli morire presto, infilavi la palettina fin sotto le radici e li mettevi in un vasetto con tutta la zolletta di terra dove erano attaccate le radici. Quei fiori duravano veramente tanto sulla cattedra della mia prof preferita !


Ho capito vuoi fare una sintesi sul "passato", in campagna!?


E che altro posso fare? Non possiamo viaggiare in questo periodo e non posso dire ai professori che vorrei rimandare il compito a data da destinarsi...


Perchè?


Non capirebbero, nonno. Tu lo dici sempre che i professori, se non sono nati in campagna e vissuti in città o viceversa, vivono in una sola dimensione... e, poi, qualche prof assegna ancora il tema sui genitori anche agli orfani ! Parole tue, nonno!


Va bene, va bene: ti preciserò un'altra volta la faccenda delle dimensioni e degli orfani; vuol dire che adesso mi dirai cosa pensi di quei fiori del ruscello che nessuno va a cercare, vista la pandemia.


Nonno, io scriverei che sento un lamento grandissimo e tristissimo dei nostri fiori e che sono stanchi di aspettarci. Secondo me pensano che li abbiamo dimenticati.


Orsù ...è tempo di scrivere, ora.
Scrivi...e mettici un poco di sentimento...


"LA PRIMAVERA NOSTRA


La primavera nostra nasceva ogni volta con mammole d’oro, con gigli e con viole rubati al ruscello per amore di scuola.
Mammole d’oro adornano ancora i rivi delle nostre campagne ed i gigli e le viole aspettano ovunque bambini festosi e nonni pazienti ed attenti.
Ma muoiono presto. Là, dove son nati.
Eppure gementi s’affacciano sempre.
Dei nostri primaverili svaghi son tutti coperti di rovi pungenti i sentieri che portano a loro.
Nessuno...che neanche calpesti quei fiori".



(da: Lorenzo ed il nonno, prigionieri del Covid).




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Racconto scritto il 16/04/2021 - 13:09
Da Ernesto D’Onise
Letta n.241 volte.
Voto:
su 7 votanti


Commenti


Eh, si Barbara. È inutile che faccia il falso modesto. Hai ragione. Ma sai, sono pensionato ed il mio tempo libero lo trascorro esaudendo le richieste dei nipoti. Che sono tre e tutti e tre curiosissimi.
Su questo sono stato fortunato. Grazie, gentile Barbara.

Ernesto D’Onise 18/04/2021 - 17:12

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Dolce e raffinato dialogo poetico tra
nonno e nipote...Lorenzo è fortunato a comprendere meglio il mondo grazie anche ai tuoi occhi! un caro saluto Ernesto

barbara tascone 18/04/2021 - 16:57

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...i graditi commenti...

Ernesto D’Onise 17/04/2021 - 14:47

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Grazie a Maria Luisa, Mario ed Afrodite per i gradito commento di emozioni scaturite in una realtà comune; a chi più, a chi meno pesante e, da qui, la speranza che finisca presto per tutti questo periodo.
Io certe volte non so da dove venga la voglia di scrivere, ma poi essa cresce piano piano finché diventa esigenza. E mi fa piacere quando si gradisce come voi avete fatto.
Grazie.

Ernesto D’Onise 17/04/2021 - 14:45

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Due cose colpiscono in particolare di questo racconto:la complicità fra un nonno ed un nipote, attraverso la condivisione di esperienze comuni, e lo sfondo della natura immersa nelle meraviglie della primavera, che brulica di colori e teneri ricordi.

Afrodite T 17/04/2021 - 11:39

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Gradevole lettura ricca di significati con una nota di malinconia e rimpianto.Poetico racconto che trasmette speranza.

mario Righi 17/04/2021 - 10:27

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Mi è piaciuto tantissimo questo racconto di vita familiare specie in questo triste periodo dove veramente pare di sentirli i fiori campagnoli che si lamentano di non venire più cercati, colti o anche solo ammirati in tutta la loro bellezza.

Maria Luisa Bandiera 17/04/2021 - 08:26

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Grazie. Graziella.

Ernesto D’Onise 17/04/2021 - 05:24

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Trovo triste il titolo ma è la realtà purtroppo. Triste anche pensare i bimbi in questo ultimo anno.Dolce il racconto di vita quotidiana, i nonni sono grandi e sempre pronti in tutto.La prosa poetica molto piaciuta e auguro a voi e a tutti presto di sentire il profumo vero della primavera.

Graziella Silvestri 17/04/2021 - 00:52

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Grazie Paolo per le belle parole.

Ernesto D’Onise 16/04/2021 - 21:01

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Salve Loris, ti permetto eccome!
E ti confesso che non uso quasi mai i puntini sospensivi perché non li so mettere.
Non mi sono sorvegliato abbastanza. Lo riconosco.
Mi fa piacere per il gradimento espresso all’insieme del racconto.
Grazie.

Ernesto D’Onise 16/04/2021 - 19:38

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Mirko, grazie.
Tu hai figli, io nipoti della stessa età più o meno.
È cosa naturale che esprimano quasi alla stessa maniera il disappunto per una primavera strana.
Per il resto, il modo di comunicare risente di un poco di aiuto. Faccio da battistrada

Ernesto D’Onise 16/04/2021 - 19:31

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Colgo il legame profondo e tenero tra nonno e nipote nel travagliato momento che stiamo attraversando. Nel complesso una lettura ottimamente articolata. Lodi a te Ernesto.

Paolo Ciraolo 16/04/2021 - 19:30

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Grazie Anna Maria.
Rispondo sempre alle richieste dei miei nipoti. Del resto da vecchio ora tempo ne ho. Poi la pandemia ci costringe spesso a casa. Le lezioni scolastiche sono online...
E quindi io e Lorenzo ci divertiamo a fare i compiti insieme.
Grazie della visita.

Ernesto D’Onise 16/04/2021 - 19:25

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Tutto bello, sinceramente bello.
Ma permettimi anche di sottolineare le troppe sospensioni che turbano la lettura. E, se proprio bisogna usarle, dopo i tre punti i bisogna lasciare uno spazio per favorire la lettura. Per la precisione che ti è tanto cara.
Un saluto

Loris Marcato 16/04/2021 - 19:24

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L'unica differenza con Lorenzo è il suo linguaggio forbito...per il resto anche i miei figli sentono il bisogno di vivere la primavera.
Al di là di questa riflessione, mi è molto piaciuto l'ultimo passaggio di Lorenzo "scriverei che sento un lamento grandissimo e tristissimo dei nostri fiori e che sono stanchi di aspettarci".
Il compito, sono d'accordo con Anna Maria, è una bella prosa poetica

Mirko D. Mastro(Poeta) 16/04/2021 - 18:24

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Emerge il dolce rapporto che c’è tra nonno e nipote. Questa è una splendida prosa poetica: Lorenzo prenderà un bel voto!

Anna Maria Foglia 16/04/2021 - 14:03

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