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TUTTI E TRE

L’oceano verde attorno al paese era infinitamente piatto e io e Adolfo stavamo leggiucchiando i soliti fumetti nella capanna sopra l’albero, in mezzo a quella distesa di cielo e campi così rara e calma.
All’improvviso una voce flebile, lontana, ci chiamò: chi diavolo era che osava disturbarci, proprio mentre lo sceriffo stava per acciuffare i fuorilegge?
Adolfo si stiracchiò e sbirciò tra le foglie. Parecchi rami più in basso stava piantato Claudio con una faccia che non era esattamente la réclame della felicità.
Volammo giù e ce lo trovammo davanti, muto e con lo sguardo perso nel vuoto.
Ma un volto che tace ha spesso voce e parole: Claudio abitava vicino a me e io allora associai il suo mutismo disperato a quello che era successo, un paio di giorni prima, quando aveva portato a casa la pagella.
Nessuno, in tutta la regione, si sarebbe aspettato particolari sorprese da quell’evento e le urla di suo padre, seguite dal classico rumore di bastonate, e i lividi che gli vidi addosso il giorno dopo mi fecero dedurre che il pronostico si fosse puntualmente avverato.
“Aiutatemi….”, balbettò con voce incrinata.
Io e Adolfo ci guardammo negli occhi, increduli. Visto come erano andate le cose, Claudio avrebbe avuto più bisogno dell’infermeria che del nostro aiuto. Inoltre, dato che c'erano ormai prove schiaccianti della puntuale bocciatura, non capivamo che cosa potevamo farci.
“Aiutatemi….”, sospirò ancora e le parole che aggiunse dopo produssero su di noi lo stesso suono di una sega da legno su di una sbarra di ferro.
Incredibilmente e per chissà quale intervento Divino, Claudio aveva evitato la bocciatura di un soffio, in compenso era stato rimandato in tre materie: Italiano, Matematica e Disegno. Agli esami di riparazione avrebbe dovuto presentarsi con un vagone di temi, una montagna di esercizi di matematica e, infine, una valanga di disegni.
Non male davvero per uno che in fatto di letture non era mai riuscito ad andare oltre alle barzellette della carta che avvolgeva i bubble-gum e al quale le spiegazioni entravano ed uscivano da un orecchio all'altro con la rapidità di uno scoiattolo impaurito.
Praticamente era già spacciato.
Oltretutto, avevamo già i nostri di compiti delle vacanze da fare e non ci esaltava di certo l’idea di perdere dell’altro tempo per aiutare quell’ignorantone.
Claudio era uno scalmanato di prima categoria superiore e un asino di valore internazionalmente riconosciuto, però era nostro amico e non era cattivo. Era leale, spiritoso, e spesso sapeva essere molto generoso.
Poi pensammo a suo padre, uomo rude e con un pessimo carattere, piegato in due dal lavoro, dalle sigarette senza filtro e dai bottiglioni senza freno, che lo aveva quasi ammazzato solo per tre esami di riparazione.
Cosa gli avrebbe fatto se fosse stato veramente bocciato?
Lo lasciammo da solo ai piedi dell’albero e ci ritirammo tra i rami per decidere il da farsi.
Una volta in cima capimmo subito che, con tre esami sul groppone e le sole vacanze a disposizione, ripetizioni e ripassi non sarebbero serviti a niente. Claudio aveva più dimestichezza con la fionda che con la penna e ai libri preferiva di gran lunga i fumetti. La voglia di studiare, poi, era equamente ripartita tra bicicletta, pallone e canna da pesca.
Avremmo faticato di meno a domare un elefante imbizzarrito.
Se volevamo veramente evitare che suo padre lo ammazzasse sul serio non c’era altro da fare che cambiare radicalmente strategia.
“Funzionerà....??”, bisbigliò timidamentre Adolfo dopo che gli illustrai, a grandi linee, la scorciatoia che mi era venuta in mente.
“Non lo so...”, risposi mentre il mio sguardo si faceva strada tra il fogliame per poi perdersi nell’immensità della pianura incandescente, “Ma non abbiamo nè altre idee, nè altro tempo...”.
Dopo circa mezz’ora invitammo Claudio a raggiungerci in cima all’albero e lui sorrise dell’idea che gli esponemmo e il suo fu un sorriso triste, malconcio, un sorriso di chi non ha spesso cose di cui gioire.
Adolfo, che era veramente bravo a disegnare, si sarebbe fatto carico di tutta parte grafica, io che, invece, non sapevo neanche tenere in mano la matita, ma che a scuola non avevo problemi, avrei svolto tutti gli esercizi di matematica. Per i temi, invece, il diretto interessato avrebbe dovuto pensare almeno al soggetto e io e Adolfo avremmo buttato giù il testo, corretto in grammatica e sintassi.
Dopo un paio di giorni ci mettemmo al lavoro.
Le espressioni ed i problemi venivano trucidati a ranghi serrati mentre Adolfo per i disegni sceglieva soggetti che, in campagna, si potevano praticamente trovare ad ogni passo.
La vecchia chiesa scrostata diventò una bellissima cattedrale, che avrebbe fatto invidia pure al Duomo di Milano, i campi di grano macchiati di papaveri apparivano leggiadri quasi come i celebri dipinti di Van Gogh. La veduta della nostra strada, con l’asfalto a pezzi e piena di buche, al tramonto era persino più suggestiva del golfo di Portofino, il gatto Isidoro, dopo mille sforzi per farlo stare fermo, sembrava più maestoso di una tigre del Bengala e una banale bomboletta di insetticida vuota, gettata senza cura nel pollaio, si trasformò in un razzo spaziale appena atterrato sulla brulla superficie di qualche pianeta misterioso.
Peccato che i giorni passassero e dei soggetti per i temi neanche l’ombra.
Chiamai Claudio e gli domandai il perché di tanto lassismo. “Io ci provo!”, si giustificò, “Ma non mi viene in mente niente!”.
Mi sembrava strano che fosse un bambino di città a dover suggerire al suo amico di paese che idee buttare giù, con tutte le avventure che si potevano vivere d’estate laggiù, nella campagna sconfinata.
“Cretinaccio!”, lo rimproverai seccamente, “Prova un po’a pensare a tutto quello che facciamo durante il giorno! Pensa ai nostri giochi e a come ci divertiamo quando siamo insieme!”.
E fu così che, giorno dopo giorno, correzione dopo correzione, il piccolo campetto di calcio spelacchiato si trasformò nel Maracanà di Rio, i fossi che circondavano il paese divennero oscure paludi popolate da terribili alligatori e gli scontri con le fionde erano in realtà logoranti guerre di trincea. Il torrente in secca era il Mar dei Sargassi, dove il galeone dei pirati attendeva la prima nave di passaggio, le nostre biciclette scassate si trasformarono in focosi purosangue che correvano a perdifiato attraverso lo sconfinato Far West, mentre nella foresta di Sherwood, dietro la chiesa, gli uomini di Robin Hood rubavano la frutta per….mangiarsela!
Dopo quasi un mese di lavoro sfiancante tutto era pronto e io e Adolfo tornammo finalmente alle nostre vacanze, liberi di trascorrere le giornate tra giochi e scorribande in giro per le campagne.
Poi, sul finire dell’estate, Claudio, con molta fatica, copiò tutto in bella e imbastì un minimo di ripasso generale, giusto per dire che ci aveva messo lo zampino pure lui.
Il giorno degli esami lo accompagnammo in bicicletta fino a scuola, nel paese vicino.
Mi ricordo che lo aspettammo per ore fuori, seduti sulle biciclette appoggiate al muro.
L’ora di pranzo era passata da un pezzo e gli studenti erano usciti quasi tutti.
Ma di Claudio nessuna traccia.
Un rapido pensiero si affacciò alla mente: “Vuoi vedere che i professori hanno mangiato la foglia ed ora lo stanno torchiando per bene?”.
Stavo seriamente pensando di aver buttato via il nostro tempo quando, sul filo del rasoio, Claudio finalmente spuntò.
“Chissà com’è andata!!”, si preoccupò subito Adolfo, ma, prima ancora che Claudio potesse raggiungerci, io avevo già notato l’espressione dipinta sul suo volto.
Allora mi voltai verso di lui e lo informai: “E’ stato….no, anzi….siamo stati promossi. Tutti e tre!”.



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Racconto scritto il 20/04/2021 - 12:37
Da Paolo Guastone
Letta n.61 volte.
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su 1 votanti


Commenti


Ti ringrazio tanto Anna Maria. Pensa che è autobiografico. Ma a quei tempi si poteva ancora fare....

Paolo Guastone 21/04/2021 - 09:40

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Racconto scritto benissimo, avvincente e divertente con un...gran finale!

Anna Maria Foglia 20/04/2021 - 16:57

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