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Racconto poetico… dietro i vetri

<Posso vederti dietro i vetri.
Nell’unico albero che fa ombra
sul cortile, i tuoi pensieri scuri tra le sue fronde.
Li ho sentiti dietro le spalle come un brivido.
Come un’ombra entrare da sotto la porta chiusa, i tuoi occhi
anch’essi scuri sciogliersi con le mie preoccupazioni più profonde.


D’altronde è risaputo che i figli sono…>
<<…piezz' 'e còre…>>
<…pezzi di azzurra fragilità finita chissà come nel cielo dell’opera
digitale di Ruiz, pennellate che si arrotolano attorno alle stelle cominciando a ruotare
e a rispondere al tocco di una mano, mostrando ciò che Van Gogh avrebbe potuto vedere
prima di dipingere il suo capolavoro. Tieni sempre la cornice sul tavolino in arte povera?>


<<Sì…>> <Sento la tua apprensione ora che vorrei fosse
autunno, e che le foglie d’oro vegliassero sul riposo delle
aiole adagiandosi a giacigli sulle strade d’asfalto e di fretta.
Vorrei tornare dove si visse scanzonati senza saperlo,
per gli stessi sentieri tra Hesse e il canto dei suoi alberi
dai ciuffi di muschio sospesi, e di polvere sulla mia bombetta


e su quel libro che abbiamo amato, ostinati granelli o solo irriverenti.
Hai scordato le favole antiche di uomini senza nome che alzano
spade agli ultimi sogni… e quei desideri che non si pronunciano!?
Spettano ora ai nostri figli le corse dietro treni fuggenti, rapiti in tramonti accesi>
<< Tocchi sempre le corde giuste>> <Abbiamo accolto nastri e petali bianchi come ricordi
gettati un giorno d'inverno e di sole, vite mai partite e quelle che ritornano.


Non hai scordato, forse, dietro i vetri nelle sere d’autunno noi muti
perdendoci a seguire il percorso di una goccia d’acqua sui vetri
quando le ansie per questi nostri figli come fantasmi s’agitano e sfiorano le debolezze…
Se questa telefonata con te fosse uno dei miei racconti, potrei intitolarlo
Frammenti di un’estate finita… s’affollano i pensieri in fondo a quelle pozzanghere buie,
la notte non lascia respiro ed il giorno sovrasta gli abbracci… i ricordi divengono carezze>



-a quattro mani con l’amica e autrice Laisa Azzurra




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Racconto scritto il 15/01/2022 - 07:35
Da Mirko D. Mastro
Letta n.1017 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Che dire? Il poeta non perde un colpo!

mario Righi 16/01/2022 - 10:07

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Grazie di vero cuore

Mirko D. Mastro 15/01/2022 - 19:47

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Bellissima...complimenti a tutti e due

Anna Cenni 15/01/2022 - 15:21

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Complimenti ad entrambi, un bel racconto
... e più in particolare ha catturato il mio cuore e la mia fantasia e mi ha commossa quell'ultima frase: "... e i ricordi divengono carezze."

Maria Luisa Bandiera 15/01/2022 - 08:02

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Piaciuto moltissimo.
Quasi monologo teatrale.
Paolo e Francesca contemporanei.
Complimenti a entrambi.
Ciao Mirko, ciao Laisa.

Loris Marcato 15/01/2022 - 07:52

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