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La paura della morte

“...mi trovavo in un letto d'ospedale, in posizione supina, con le mani intrecciate come fossero in atteggiamento di preghiera, appoggiate al ventre. Avevo gli occhi chiusi e, pur sicuro che non ero morto, non riuscivo a muovermi, parlare o aprire gli occhi. La camera era bianca, le lenzuola bianche, tutto era bianco, anche il letto e il mio pigiama. Avevo gli occhi chiusi, eppure vedevo distintamente un bianco uniforme, intorno a me. La stanza, in penombra, mi dava un senso di pace e in quel silenzio riuscivo a cogliere i battiti del mio cuore.
Non ero a conoscenza del motivo per il quale ero stato portato in quell'ospedale, e non ricordavo di aver avuto malattie, o attacchi di cuore, e nemmeno di essere stato coinvolto in incidenti stradali.
I miei pensieri si erano concentrati tutti sulla questione più importante: perché mai non riuscivo a muovermi, nemmeno uno spostamento minimo di un arto, o il movimento di un piede, un dito, o almeno un battito di ciglia.
Dolore non ne provavo; solo un vuoto, una sorta di mancanza di energia vitale, quasi che il collegamento tra corpo e pensiero si fosse interrotto. Il mio cervello mi diceva “alzati”, e nessun muscolo reagiva, o percepiva il comando. Provai a farlo in maniera imperiosa: muoviti, alza un braccio, sposta queste coperte, perché non lo fai!?...ma niente, ero immobile, proprio come se fossi davvero morto. Dentro di me gridavo, urlavo per la rabbia, lo sgomento, ma era una invocazione muta, nemmeno le labbra volevano muoversi.


Entrò la donna delle pulizie e si comportò come se io non ci fossi. Non mi rivolse la parola, non mi chiese nulla. Forse mi guardò, ebbi quell'impressione, anche se non la potevo vedere e quindi non ne avevo la certezza matematica. Ma perché mai ignorarmi, se non ero morto, perché non chiedermi se avevo bisogno di qualche cosa, e perché non salutarmi, almeno?
Pulì il pavimento, entrò nel bagno, la sentii lamentarsi per la carta igienica sparsa per terra, forse era caduta, e mi chiesi chi avesse potuto usarlo quel maledetto bagno, io no di certo; capii che raccoglieva la biancheria dal bagno e poi sentii sbattere la porta. Era uscita, allo stesso modo con il quale era entrata: ignorandomi.
Poi venne la sera e non accadde più niente, fin che qualcuno venne ad abbassare le persiane, e forse spegnere la luce. Lo capii per il semplice motivo che, anche ad occhi chiusi, percepivo il chiaro e lo scuro, non nitidamente ma, tuttavia, abbastanza per comprendere se la luce subiva una grande variazione. Era una visione per ombre, ma è possibile che fosse il mio pensiero a percepire quelle sensazioni non nitide.
Infine, quasi che si stesse compiendo un rito magico, nel cuore della notte apparve lei. Non la vidi in viso, ma percepii il suo profumo, la delicatezza delle labbra che si appoggiavano come un petalo di fiore sulle mie gote, sulla fronte e sugli occhi. Sentivo il suo respiro, e mi parve che parlasse, con un fil di voce...ti aspetto, ti aspetto, non preoccuparti, ti abbraccerò ancora. In me regnava una calma irreale, una pace, una beatitudine...”


« E quella donna chi era, se lo ricorda, è in grado di dirlo? »
Il dottore prendeva appunti, e dal modo con il quale si era rivolto a me capii che quel sogno che avevo descritto poteva essere importante per la sua analisi.
« Sì dottore, era mia madre ».
« Ne è sicuro? Da dove viene questa certezza? »
« In quel sogno io mi addormentavo e la sognavo...ecco il motivo. E poi l'odore della sua pelle, la delicatezza dei baci...Mai nessuna, così ».
Il dottore sembrava indeciso. Si capiva che aveva in mente diverse alternative per l'interpretazione di quel sogno. Allora, mentre lui riguardava i suoi appunti, aggiunsi:
« Nessuna donna è stata come lei. Avrei percepito la sua presenza anche da morto ».
Alzò gli occhi dal taccuino, mi fissò per qualche interminabile secondo e poi, quasi distrattamente, ma io sapevo bene che non era così, disse:
« La sogna spesso sua madre? E c'è sempre il bacio nel sogno? »
« Sì » dissi, « la sogno spesso, e c'è sempre il bacio. Io immobile come un cadavere, con gli occhi chiusi, e lei che mi bacia gote, fronte e palpebre ».
« E' un sogno complesso da interpretare. Per la prossima seduta stia certo che le darò spiegazioni convincenti. Ci sono molti simboli... »
« Quali? »
« Beh, le mani intrecciate in quel modo, la sua morte apparente, ma non reale, sua madre, i baci, gli occhi sempre chiusi... »
Si alzò, ed anch'io lo feci. Poi mi diede la mano e disse:
« Per ora le posso dire che lei desidera la morte, un mezzo per raggiungere sua madre, che rappresenta l'amore, ma non la vuole veramente quella morte, ne ha paura... ma poi ci sono altre spiegazioni da darle ».
« Grazie » dissi, ed intanto i miei pensieri viaggiavano.
La morte: la desideravo, ma ne avevo paura...questo aveva detto il dottore. Non ne ero così certo che mi facesse paura.


Fuori la giornata era come me l'aspettavo. Ero entrato nello studio che c'era un velo di nebbia, ed ora si era fatta più fitta, grazie alla presenza del Naviglio.
Passai sopra il ponte e mi affacciai. Era alto, e l'acqua laggiù non si vedeva. Mi sentivo come sospeso nel vuoto. Non ero così convinto di avere paura della morte, anzi, mi pareva di esserne attratto. Pensai di scavalcare il parapetto in cemento, ma non lo feci. Tirai diritto, al contrario dei miei pensieri che invece prendevano tutte le direzioni, avanti, indietro, di lato. Continuai a camminare, pensando: non ho paura della morte, non mi pare proprio...
Dall'altra parte del ponte un'ombra avanzava verso di me. Non mi piaceva quella figura, mi pareva avesse un mantello e nascondesse qualcosa lì sotto.
Attraversai la strada in gran fretta, e l'ultima cosa che ricordo è il rumore stridulo di una frenata e un gran dolore in tutto il corpo. Poi, più niente. Ma una cosa era certa: mi stavo avvicinando a mia madre, sentivo la sua presenza. La qual cosa mi tranquillizzava perché significava che ero finalmente morto.




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Racconto scritto il 17/06/2022 - 19:30
Da Alex Sandrini
Letta n.165 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Pardon "attenua...

Margherita Pisano 19/06/2022 - 12:56

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Un racconto molto bello... ci entri dentro, coinvolgente e drammatico. La paura della morte è atavica, almeno per tanti di noi, ma la morte non esiste è solo un passaggio in un altra dimensione. Almeno voglio credere che sia così, atenua il dolore questo pensiero. Complimenti!

Margherita Pisano 19/06/2022 - 12:00

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Scrivi e leggi con il cuore,
complimenti... e grazie

Marina Assanti 18/06/2022 - 12:19

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Grazie a tutti per i bei commenti, inaspettati.

Alex Sandrini 18/06/2022 - 12:12

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Racconto coinvolgente alla massima potenza, anch'io l'ho letto tutto d'un fiato, l'autore è riuscito a trasmettere una splendida suspense.
Complimenti!

Maria Luisa Bandiera 18/06/2022 - 08:58

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Complimenti sinceri, un racconto che ti coinvolge dall'inizio alla fine. Scritto in modo chiaro e scorrevole. Letto con grande piacere

Anna Rossi 18/06/2022 - 04:21

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5*

Aquila Della Notte 17/06/2022 - 21:53

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Tua madre..presto per raggiungerla, nel frattempo guardala e parlagli, è lì a sinistra tra le tue costole!!

Anna Cenni 17/06/2022 - 21:45

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L'ho letto d'un fiato.
Inquietante, magnetico, affascinante, denso di mistero e magnificamente scritto. Piaciutissimo.
Ricordavo che scrivi bene, Alex, ma questo racconto è pure originalissimo.
Complimenti di cuore,
Marina...

Marina Assanti 17/06/2022 - 21:43

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Inizio a leggerti, ma non so se ce la faccio a finire stasera, per un problema agli occhi.
Comunque, quando finisco, ti commento.

Marina Assanti 17/06/2022 - 21:31

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