per Malosa
Con te intraprenderei il cammino verso quei monti, maestri muti, e noi come discepoli silenziosi direbbe nei suoi versi von Goethe… se invece qualcuno ci vedesse, penserebbe altresì a me trafelato ma non tu sul percorso per il monte.
In te, per citare il Caramagna, mi piace di certe cime la luce che ti resta negli angoli degli occhi.
Lì ho preso il mio silenzio e ci siamo seduti... c’è un dipinto dovunque ti giri a queste altezze ma tu, una luce che apre l’anima.
Per te ho raggiunto a piedi (e che fatica!) le stelle, nel brillio della neve e dentro il tuo sguardo.
In te, per citare il Caramagna, mi piace di certe cime la luce che ti resta negli angoli degli occhi.
Lì ho preso il mio silenzio e ci siamo seduti... c’è un dipinto dovunque ti giri a queste altezze ma tu, una luce che apre l’anima.
Per te ho raggiunto a piedi (e che fatica!) le stelle, nel brillio della neve e dentro il tuo sguardo.
Rinfilo gli occhiali ma solo dopo avergli rimesse le lenti, che avevo tolti per rifocillarmi e appoggiati su una permalosa stella alpina che scrollando i petali aveva fatti cadere.
Per Diana! O dovrei forse dire “per Clara!”; davanti a me non c’è la mia Heidi con le stelle negli occhi, piuttosto l’Adelmo –che interpreta Peter anche se sarebbe stato più appropriato il nonno- sul sedile spinto dalle rotelle ma sulla fune della seggiovia.
Con i suoi sessant’anni e più mi guarda dall’alto non per supponenza, la teleferica sarà a 10 o forse 15 metri da terra.
Lei è già in cima che mi aspetta, dallo zaino pane e formaggio e acqua.
E tutto per me un defibrillatore.
(da Ridicolaggini sotto il cuscino, M.D.Mastro)
Racconto scritto il 25/01/2026 - 07:26Letta n.9 volte.
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