Attrice del tuo piccolo teatrino grottesco
I mal di testa si facevano più frequenti, quasi sempre verso sera, così come improvvisi disturbi gastrointestinali e tensione muscolare di cui non avevo mai sofferto.
Iniziai a pensare a sintomi psicosomatici, ma la vera domanda era quali fossero il disagio psicologico, lo stress o le emozioni non elaborate a causarmi tutto ciò.
Allora cominciai a riflettere sul come e sul quando si presentavano i prodromi, gli impicci. E l’unica risposta che riuscivo a darmi era sempre la stessa ovvero dopo averle parlato; stanchezza fisica cronica e mentale improvvisa con conseguenti sensi di colpa immotivati.
Cosa mi stava capitando?
Un tardo pomeriggio, del tutto accidentalmente, mi andò lo sguardo sul volume in cima a una pila che fa da tavolino alla lampada nel mio appartamento, un libro di Albert J. Bernstein. Quando lo aprii casualmente circa a metà, le prime righe parlavano di manipolazione emotiva e mancanza di reciprocità in una relazione a senso unico dove uno ascolta mentre l’altro semplicemente prende attenzione e tempo. E ancora, nelle righe seguenti, lo psicologo condivideva alcuni consigli.
In primis, limitare il tempo delle conversazioni con questi dissanguatori emotivi imparando a non farsi coinvolgere nei loro drammi, soprattutto senza cercare di risolverli. E ancora, sperare di modificare gli atteggiamenti di queste creature risulterebbe del tutto inutile; necessario è tutelare la propria energia.
Quasi ogni cosa a quel punto mi fu chiara.
Bernstein aggiungeva anche che non sempre queste persone agiscono con cattiveria consapevole, ma più spesso sfruttano la disponibilità degli altri ad ascoltare per farsi assecondare.
La disamina terminava con un piccolo vademecum su come riconoscere queste emotività avariate, differenziandole in quattro categorie: La vittima cronica, che vede tutto in negativo e scarica sugli altri il peso dei propri drammi senza cercare soluzioni, era forse l’unica che non le apparteneva.
Iniziai a pensare a sintomi psicosomatici, ma la vera domanda era quali fossero il disagio psicologico, lo stress o le emozioni non elaborate a causarmi tutto ciò.
Allora cominciai a riflettere sul come e sul quando si presentavano i prodromi, gli impicci. E l’unica risposta che riuscivo a darmi era sempre la stessa ovvero dopo averle parlato; stanchezza fisica cronica e mentale improvvisa con conseguenti sensi di colpa immotivati.
Cosa mi stava capitando?
Un tardo pomeriggio, del tutto accidentalmente, mi andò lo sguardo sul volume in cima a una pila che fa da tavolino alla lampada nel mio appartamento, un libro di Albert J. Bernstein. Quando lo aprii casualmente circa a metà, le prime righe parlavano di manipolazione emotiva e mancanza di reciprocità in una relazione a senso unico dove uno ascolta mentre l’altro semplicemente prende attenzione e tempo. E ancora, nelle righe seguenti, lo psicologo condivideva alcuni consigli.
In primis, limitare il tempo delle conversazioni con questi dissanguatori emotivi imparando a non farsi coinvolgere nei loro drammi, soprattutto senza cercare di risolverli. E ancora, sperare di modificare gli atteggiamenti di queste creature risulterebbe del tutto inutile; necessario è tutelare la propria energia.
Quasi ogni cosa a quel punto mi fu chiara.
Bernstein aggiungeva anche che non sempre queste persone agiscono con cattiveria consapevole, ma più spesso sfruttano la disponibilità degli altri ad ascoltare per farsi assecondare.
La disamina terminava con un piccolo vademecum su come riconoscere queste emotività avariate, differenziandole in quattro categorie: La vittima cronica, che vede tutto in negativo e scarica sugli altri il peso dei propri drammi senza cercare soluzioni, era forse l’unica che non le apparteneva.
Perché, M. 38, sei un’attrice drammatica logorroica e narcisista con la mania di controllo di luoghi e tempo. Un’immatura focalizzata unicamente su se stessa, alla ricerca di attenzioni e ammirazione costanti; la donna mai dischiusa che monopolizza le conversazioni senza lasciare spazio all'interlocutore.
Chi sono io, forse ti chiederai? Per quasi un anno sono stato l’oggetto della tua farsa, tensioni e drammi creati per accentrare ogni cosa su di te.
“Per fortuna la stanchezza è venuta a farmi rinsavire, a richiamarmi all'ordine… al nulla di ogni minuto” sulla quarta di copertina della gnomologia del filosofo E. M. Cioran che mi è appena caduta.
(da Pensiero dicotomico, M. D. Mastro)
Racconto scritto il 16/10/2026 - 05:38Letta n.6 volte.
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