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8 marzo. Un uomo riconosce la sua violenza e la rinnega

Sono adesso qui donna per domandarti scusa,
per aver alzato la mia mano irriverente.
E poi quando… mi sono arrabbiato
per poco e pure per niente


La mia irritazione ha fatto sobbalzare
il figlio nostro che adesso porti in grembo…
come se io stesso fossi il terrore di un gelido lampo.


Quando ho colpito il tuo viso innocente
con queste mie mani piene di crudeltà,
ho visto la mia miseria criminale
annebbiare la realtà.


Pedona la mia età di giovane,
incosciente, sconsiderato,
futuro padre meschino e insensato.


Chiedo commiserazione a te, a mio figlio
ancora non nato,
perché oggi di un grave
delitto mi sono macchiato.
Il più orrendo dei crimini che l’uomo
possa avere mai annoverato.


Non mi sono accorto
che la nostra creatura innocente
con le mie grida insolenti, si dimenava in te
intimandomi di frenare la mia ira
e la rabbia nelle mani e nella mente.


Col suo eloquente silenzio
mi ha supplicato di concedere amore,
rispetto per sua madre
e a questo immenso splendido creato.


Se non avrò ora il tuo perdono donna,
scomparirò nel mio nulla
e nell’irrealtà,
perché violentare una madre,
una compagna, una moglie
è davvero una perfida viltà




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Poesia scritta il 08/03/2018 - 15:32
Da Vincenzo Scuderi
Letta n.1596 volte.
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