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I tre fiumi

Con il respiro affannato dalla corsa, sudato ovunque i miei occhi guardavano furiosi la preda fuggita. Ma la lepre adulta si dileguò. Li vicino il frusciare leggero di un rivolo d’acqua. Molto perplesso della scoperta lo seguo e mi porta in uno stagno verdognolo. Mi rinfresco bagnandomi e lo specchio mi tradisce. Incredulo ma sardonicamente sorridente non potevo credere di aver cambiato volto. Mi era già successo. E non solo a me, in un altro stagno molto più lontano ma grazie al sacerdote del villaggio avevamo riacquistato i nostri volti.
Quando entrai nella mia grotta, la grande vecchia e mia sorella mi riconobbero, ma si alzarono e corsero via urlando. Accasciandomi disperato su di un ramo un riccio fece palla e rotolò a terra emettendo un lungo gemito. Lo seguii per giorni e giorni con il mio nuovo volto fin sull’orlo di un precipizio sopra una grande cascata, un altro fiume ancora. Mia sorella e la grande vecchia non più mi accettavano. Allora saltai in giù e continuai lento la discesa del fiume, riacquistai la mia immagine, e abbandonai tutto ciò che rimase indietro.



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Opera scritta il 24/08/2015 - 17:21
Da Luca Di Paolo
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