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Sogno corto e sentimentale

-Armando vieni a letto, dai
Si guardava allo specchio. Si toccava il viso ormai scavato dall’età. Sono entrato negli –anta, si diceva. Quel cinque lo spaventava. Ricordava quando prese una maledetta sgridata per non aver imparato il 5 Maggio. Ricordava anche la madre morta nel 5 di Febbraio. Sul letto c’era la moglie, quasi della sua età, che lo aspettava. Sapeva che non era desiderato. Ormai quel rapporto si logorava e diventava un abitudine.
-Armando, dai! Cosa stai combinando?
-Lasciami in pace! Lo sai anche tu che questa è una farsa. Ci vogliamo prendere ancora in giro? Che cosa è l’amore per te?
-Ma… cosa stai dicendo? Hai di nuovo la pressione alta? Prendi queste pillole dai!
Armando la fissò. Era irritato. Ma disse:
-Forse, hai ragione
Prese le pillole e dormì. Fece dei sogni confusi. Il sole era vivido, e anche la spiaggia. Sopra c’erano delle nuvole nere e dense che sembravano volerlo uccidere. Varie persone facevano riti selvaggi ed erano nude. Urlavano sulla spiaggia:
-Vergogna! Vergogna! Sesso! Sesso! Matrimonio!
Una ragazzina dai capelli biondini era seduto vicino a lui e osservava quello spettacolo. All’improvviso, allungò la sua gamba magra e rosea, e con il piede accarezzò lentamente il polpaccio di Armando. Si svegliò con un sussulto. Sentiva ancora una strana sensazione al polpaccio. Il tocco sensuale di quella donna ormai lo aveva estasiato. Non riusciva a prendere sonno. Non si chiese di chi fosse quel piede, ma gli piaceva. Andava avanti e indietro nella stanza. Era nervoso. Decise di chiamare l’amico Giacomo.
-Armando! Ma sono le tre di notte, che ti salta in mente?
-Scusa, ma ti devo parlare. È urgente
-Va bene, dai. Scendo. Vediamoci al bar nella via Carlo Santagata
I due vecchi amici si videro davanti a un buon whiskey. Armando esordì dicendo:
-Sai Giacomo? Questo bicchiere ha conosciuto più storie di noi
-Vero. Tutte quelle microstorie che creano la grandezza di questo mondo
-Esatto. È sempre bello essere capito da te
-La tua microstoria cosa riguarda?
-Un sogno. Un sogno tremendo
-Hai mangiato pesante?
-Non essere ridicolo
Armando prese in mano il bicchiere. Lo scrutava con ossessione, come se il senso del suo sogno fosse nascosto lì dentro. E disse:
-Questa estate io ho amato
-Cosa vuoi dire?
-Una ragazzina. Venticinquenne. Poteva essere mia figlia
-Armando ma sei pazzo? E Gianna?
-No, lei non c’entra, non sa nulla
-Come mai tutto questo?
-Alessia. Senti che nome giovane. Lei è di quella bontà e freschezza tipica di chi non è stata contaminata ancora da questo mondo. Un fiore che deve essere colto. Io, Giacomo, sono confuso
-Su cosa?
Giacomo ascoltava con un silenzio assordante. Armando sapeva di essere giudicato. Aveva paura del responso. Ma gli rispose:
-Non sono sicura di volerla per ciò che è. Forse è quello che rappresentava, questa innocenza tipica di chi non conosce il vero mondo o forse è solo un capriccio della mia età. Come sono ridicolo
-Sai, Armando, hai ragione. Adesso non interessa se tutto questo è un capriccio o altro, ma cosa ci sta dando questo matrimonio? Non siamo più ridicoli a coltivare una relazione senza un vero senso?
-Sei serio?
-Mai stato più serio
-Fantastico. Eppure gli esseri umani dicevano che erano fatti per crearsi una famiglia. Ma a che scopo? A che senso? Per poi vederla sfumare, per vedere i figli che vanno via e le mogli che non ci apprezzano. Sentire quel tono di ammonimento ogni sera, e avere una persona che ti giudica per ogni cosa e non si sorprende più di nulla
Giacomo diede un pugno sul tavolo. Aveva l’aria di chi stava per prendere una decisione importantissima. Ad un certo punto disse:
-Basta. Noi dobbiamo fuggire. Basta rotolarci in questa ipocrisia, basta rotolarci in un rapporto che ci logora e non ci rende felici. Le nostre mogli capiranno, anche loro sicuramente si sentono come noi. Bisognerà scrivere un biglietto a entrambe
-Ma cosa scrivere?
-Fermo. Già ho tutto pronto. Prendi carta e penna, subito, prima che dimentico
-Fatto. Detta!
-“Cara Sandra, mi dispiace per tutto. Io non posso più continuare in questa finzione, quindi libero anche te! Adesso entrambi potremo vivere i nostri sogni in pace. Sono stati dei begli anni quelli che abbiamo trascorso. Addio!”
-Non male. Potrebbe andare. Non è spiazzante. Poi facciamo capire che le abbiamo pensate
-Certo. Non ti dimenticare di scrivere “Gianna” al tuo
Armando sorrise e ringraziò l’amico. I due si dissero che si sarebbero incontrati nuovamente in quel bar tra un’ora per tentare la fuga verso quell’Alessia a cui entrambi agognavano, sogno di un amore vero, di un’innocenza rubata e di un capriccio di mezza età. La mattina le donne si svegliarono e lessero i biglietti. Gianna chiamò Sandra. Le disse:
-Sandra, buongiorno. Anche tu, eh?
-Si, adesso lo sto leggendo
-Che palle! Lo stanno facendo di nuovo?
-Ieri sono andati al bar, avranno bevuto
Le donne risero di gusto. Gianna disse:
-Pensa che Armando questa volta era convinto di aver conosciuto una splendida ragazza di venticinque anni! Era convinto di aver avuto una storia con lei! Ha ha ha ha! Ormai era andato!
Sandra rideva di gusto dall’altro capo del telefono. Finite le risate, Sandra disse:
-Parliamo di cose serie. Ieri venne da me quel tale, Johnny! Che nome giovane e americano! Che fascino! Bello e dannato! Tutta la notte lo abbiamo fatto, tutta!
Lo diceva con un isterismo insolito, e sembrava che ancora lo avesse nascosto sotto le coperte. Gianna disse:
-Davvero? Allora, poi lo fai passare anche da me!
Intanto, Armando e Giacomo venivano svegliati dal padrone del bar che diceva:
-Pure stanotte avete cercato il vero amore, eh?
L’uomo ridacchiava e comprendeva la situazione grottesca. Gli uomini risero e dissero:
-Ci vediamo stanotte alle tre



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Opera scritta il 22/11/2015 - 18:04
Da Salvatore Mauro
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