Saverio Rossi non era un uomo comune. Da poco trasferitosi a Milano, mostrava ben poco interesse nel fare nuove amicizie o nel mantenere buoni rapporti con i vicini. Gli altri condomini lo soprannominavano "orso solitario". L’unico aspetto a suo favore era la puntualità nei pagamenti delle spese condominiali.
Era magro, con occhi infossati che lo facevano apparire quasi come uno scheletro vivente, e le rughe sul suo viso erano un segno del suo carattere burbero. I pettegolezzi giravano nello stabile: si diceva che non avesse donne nella sua vita e che vivesse come un eremita. Ma nessuno conosceva il suo oscuro passato, da cui era fuggito, e l’anima tormentata che si celava dentro di lui.
Alla fine, il suo segreto rimase tale, e fu forse meglio così. La sua solitudine era una barriera, e proteggere il suo mondo interiore sembrava essere l'unica cosa che contasse.
Era magro, con occhi infossati che lo facevano apparire quasi come uno scheletro vivente, e le rughe sul suo viso erano un segno del suo carattere burbero. I pettegolezzi giravano nello stabile: si diceva che non avesse donne nella sua vita e che vivesse come un eremita. Ma nessuno conosceva il suo oscuro passato, da cui era fuggito, e l’anima tormentata che si celava dentro di lui.
Alla fine, il suo segreto rimase tale, e fu forse meglio così. La sua solitudine era una barriera, e proteggere il suo mondo interiore sembrava essere l'unica cosa che contasse.
Racconto scritto il 12/02/2026 - 08:20Letta n.10 volte.
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