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La vita segreta di una scoiattola chiamata Charry

La vita segreta di una scoiattola chiamata Charry
segreta non perché non si deve sapere, ma perché non è immediatamente visibile


Chi si trovasse oggi a passeggiare tra i sentieri della campagna bolognese potrebbe avvistarla, vederla muoversi agile tra i rami degli alberi o raccogliere da terra qualche bacca, ma non potrebbe mai avvicinarsi troppo, pena vederla fuggire. E’ la scoiattola Charry, che ha la tana in una cavità di un albero sempreverde che cresce in un appezzamento di terra lontano dalle case; ha un pelo fulvo e una coda lunga e folta, agile e flessuosa vive con la compagna di nome Mossù e alla sera si ritrovano nel loro nido d’amore a raccontarsi le avventure della giornata, insieme al loro cucciolo. Charry, come la compagna, di giorno spazia tra i boschi e i campi d’intorno per raccogliere il cibo, nocciole, ghiande, gemme, germogli e funghi, che porta in parte al nido per condividerlo con la sua famiglia e in parte li nasconde in buche disseminate intorno al suo albero d’elezione, per avere le provviste in tempi di magra. Abituata ad uscire al primo chiarore dell’alba, una mattina lo vide, appollaiato su un ramo poco sopra il suo nido. Subito si spaventò, temeva fosse lì perché aveva adocchiato il suo rifugio e volesse depredarlo. In realtà l’assiolo, questo è l’uccello che Charry ha visto, se ne stava lì a riposarsi dopo aver cacciato tutta la notte, prima di ritirarsi nel proprio nido poco distante. Era stata una notte stancante, perché aveva dovuto rincorrere le sue prede, ma era riuscito anche a sfamarsi per cui si stava godendo quel momento prima di andare a dormire. Anche lui vide la scoiattola , mentre usciva dal nido, e non gli passò proprio per la testa di curiosare dentro, anzi un poco si meravigliò di avere un vicino così particolare. Quando alla sera Charry torna al nido l’uccello non c’era e lei se ne dimenticò. Però, nei giorni seguenti, alla mattina quando usciva alle prime luci del giorno, l’uccello era lì, immobile; si guardavano per un momento poi ognuno continuava nei propri impegni. Fu così che l’assiolo per Charry e Charry per l’assiolo divennero un’abitudine; e se capitava che, a quelle prime luci, o uno o l’altro non ci fossero, entrambi per un momento provavano un guizzo di inquietudine.
Un giorno a Charry, uscendo dal nido, parve che l’assiolo la salutasse: aveva aperto un’ala; a Charry venne spontaneo agitare la coda in risposta. E sì, da quel giorno si salutarono sempre.


All’assiolo, a volte vagamente a volte più insistentemente, quando era nel sua tana veniva da chiedersi come fosse la vita di quella scoiattola, l’aveva vista con la compagna e il piccolo scoiattolino ma si chiedeva se fosse felice, se fosse soddisfatta della sua vita; poi si diceva anche che erano troppo diversi e non avrebbero mai potuto parlarsi davvero. Perciò si costringeva a smettere di pensarla e provava a dormire.
Una volta l’assiolo, uscendo dal suo nido per andare a caccia, si posò sul sempreverde in cui abitava la scoiattola un po’ prima del solito e la vide tornare con la bocca piena di cibo, che lasciò uscire poco distante dall’albero; ma stava tremando! L’assiolo non poteva sapere che la scoiattola aveva incontrato un altro scoiattolo, dal pelo grigio, molto più grosso di lei, che l’aveva messa a disagio e per questo era scappata, cercando di tornare al più presto al suo nido. A Charry capitava spesso di incontrare scoiattoli diversi da come era lei e se anche con i suoi simili non trovava molto da dire, non sentiva di avere cose in comune da condividere e le bastava il rapporto con Mossù e il loro piccolo, avere a che fare con scoiattoli così diversi lo viveva come un fatto molto stressante, il cortisolo si alzava improvviso e tremava. Per lei perciò non era la prima volta, le succedeva spesso di ritorno al nido, anche se durante la giornata non aveva dovuto fuggire a predatori veri e propri . A volte si calmava un po’ mangiando qualche bacca liquorosa, o parlandone con la sua compagna. Ma era un sollievo limitato e temporaneo. I suoi sensi – un po’ come per tutti gli scoiattoli – erano sempre all’erta: udito olfatto vista vibrisse; ma sembrava che per lei fosse tutto amplificato e facesse più fatica degli altri a rilassarsi.
Per l’assiolo, vedere quella scoiattola tremare, era stato motivo di preoccupazione. Cosa poteva essere successo? Avrebbe tanto voluto chiederglielo, ma gli era ben chiaro che non avevano un linguaggio comune, perciò si limitò ad augurarsi in cuor suo che la scoiattola avesse modo di consolarsi.
Charry entrò nel suo nido e l’assiolo partì per la sua caccia notturna.
Al mattino l’assiolo tornò all’albero sempreverde un po’ prima di quanto facesse abitualmente, nella speranza di rivederla e poterla salutare con più slancio del solito: pensava così di farle capire che le era vicino, che poteva contare sul suo aiuto, sulla sua presenza. Ma per l’appunto quella mattina la scoiattola non si vide per nulla. Un po’ deluso e un po’ preoccupato l’assiolo andò a dormire.
Passarono due giorni prima che si rivedessero e si salutassero, come sempre.
All’assiolo pesava non poter essere di conforto. Era un tipo solitario, anche se a volte si aggregava con alcuni suoi simili non era avvezzo a smancerie; non sapeva spiegarselo nemmeno lui perché, ma quella scoiattola lo inteneriva - così come era successo qualche altra volta con alcuni animali d’elezione.
I giorni passavano come sempre, all’alba Charry usciva per andare a procacciarsi il cibo, l’assiolo tornava per dormire, non senza prima essersi salutati.
Dopo qualche tempo, l’assiolo durante il volo di ritorno al sempreverde, vide la scoiattola che si muoveva agile verso lo stesso albero, ma si accorse chiaramente che stava tremando; senza pensarci due volte, l’assiolo le volò vicino, avrebbe voluto proteggerla, avvolgerla con le sue ali; ma il risultato fu solo che la scoiattola si spaventò, gli volse la schiena e velocemente corse dentro il suo nido. Triste e impotente, l’assiolo si fermò, rimase a riflettere su cosa poteva fare per farle sentire la sua vicinanza. Rimase lì a lungo, senza andare al proprio nido, cosicchè al mattino non era sul suo solito ramo e Charry, quando uscì per andare come sempre a caccia di cibo, non lo vide. Charry era un po’ in imbarazzo per essere fuggita, ma non si sentiva per niente pronta a far sapere all’assiolo le sue difficoltà; difficoltà che le sembrava fossero solo sue, impossibili da raccontare, ed era convinta che prima avrebbe dovuto capirle lei, poi forse, e dico forse, poteva anche parlarne. Era convinta che avrebbe potuto presentarsi all’assiolo solo se avesse avuto chiaro chi lei fosse “ciao sono Charry e sono fatta così …” bah, nonostante l’età nonostante avesse famiglia, stava ancora cercando di capirlo. A Charry sembrava molto strano che quell’assiolo si interessasse proprio a lei, aveva capito che si era avvicinato solo con buone intenzioni, ma le sembrava che quella vicinanza – invece di farla sentire protetta – le procurasse come un senso di … orticaria, sì era proprio così, si sentiva pungere, come se sulla sua pelle viva non ci fossero protezioni: e se uno si avvicina quando la pelle è scorticata può solo fare male …
Intanto l’assiolo conduceva la sua solita vita, usciva al tramonto e all’alba tornava, cercando di non fermarsi sull’albero della scoiattola perché aveva intuito che la turbava. Ma non smetteva di pensare a cosa poteva fare per farle capire che le era vicino. Un giorno decise di non andare a dormire, rimase nei pressi dell’albero sempreverde e quando vide la scoiattola uscire dal nido la seguì, senza farsi notare.
La scoiattola saltava da un albero all’altro senza difficoltà e quando si fermava per raccogliere qualche nocciolo o germoglio rimaneva elegantemente in equilibrio sul ramo. Ma presto l’assiolo si accorse che la scoiattola tremava, anche se continuava a fare le sue cose. Si impose di rimanere a distanza, non visto, perché non voleva metterla a disagio. L’assiolo vide altri scoiattoli, aggirarsi nei pressi di Charry, con qualcuno lei si fermava a parlare per un po’ e poi riprendeva il suo vagare di albero in albero; ma più il tempo passava più l’assiolo si rendeva conto che in Charry il tremore aumentava, senza una ragione visibile.
Tornò all’albero sempreverde poco prima di lei e, un po’ per la stanchezza un po’ per una sorta di identificazione involontaria, anche lui tremava; e quando Charry arrivò se ne accorse subito. Charry non sapeva che pensare, l’aveva sempre visto sornione e impenetrabile, lo considerava una specie di guru, non proprio un maestro ma un esperto della vita sì; non immaginava potesse tremare … anche lui … che fare? domandargli cosa gli è successo … sarebbe stato come infrangere le loro abitudini … e poi non era pronta a far avvicinare così tanto qualcuno … e poi prima di tutto doveva capire chi era lei … lei che tremava anche se non c’erano scoiattoli grigi, lei che tremava praticamente ogni giorno, era sempre in allerta, come se fosse costantemente in pericolo. E alla sera, dopo tutta questa tensione, era stremata. Perché fosse sempre così in ansia, spesso incazzata con il mondo, non lo sapeva; cercava di ascoltarsi e talvolta le sembrava di poter capire un pezzettino in più del suo modo di essere, ma ancora non riusciva a collegare tutti i fili. E questo la faceva sentire a disagio anche – o forse soprattutto? - di fronte a questo amico. Charry aveva naturalmente capito che l’assiolo le era affezionato, che avrebbe voluto esserle di sostegno, che le voleva bene. E anche lei si era affezionata a lui e sperava di incontrarlo ogni giorno, la sua presenza era diventata un punto di riferimento.
L’assiolo, dopo quella giornata in cui si era intrufolato in incognito nella vita della scoiattola, si sentiva ancor più confuso; se il tremore era una sua caratteristica perché non voleva che lui lo vedesse? Temeva che la giudicasse? Oppure temeva di venire condizionata dalle sue opinioni? Desiderava tanto che lei volesse condividere la sua vita, compresi i dubbi le scoperte i ripensamenti; insomma navigare insieme, anche nell’incertezza. Di sicuro non vuole essere invadente; però se si fa un esame di coscienza l’assiolo sa che non sempre è stato capace di rispettare i tempi dei suoi amici, rischiando di rovinare tutto con le proprie ansie – dalla paura di essere rifiutato alla fretta di trovare soluzioni (come era successo anni prima con quel gattino che aveva perso la mamma, voleva sì essere guidato ma voleva anche la sua autonomia)
Pensò che l’unica cosa che poteva fare era farsi trovare ogni mattina su quel ramo dell’albero sempreverde poco sopra al suo nido e salutarla guardandola con tenerezza, senza mai smettere di sperare che in un bellissimo giorno lei gli sarebbe venuta vicino.


Chi si trovasse oggi a passeggiare tra i sentieri della campagna bolognese potrebbe avvistarla, vederla muoversi agile tra i rami di un sempreverde che cresce in un appezzamento di terra lontano dalle case; e se poi passeggiasse alle prime luci dell’alba, sicuramente sentirebbe nei pressi dell’albero anche l’inconfondibile verso, un nasale “chiù chiù”, dell’assiolo.




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Racconto scritto il 11/02/2026 - 18:26
Da valeria franchi
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