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Il giorno dell'ultima volta

Una tristezza indefinita la prese, una sorta di malinconia che per alcuni lunghissimi istanti la rese cieca e sorda, togliendole le forze ed il respiro. Appoggiò la fronte sul vetro freddo e chiuse gli occhi. Il vapore formatosi sulla finestra esaltò l’aroma del caffè. Guardò la tazza che racchiudeva fra le mani e le lacrime si sciolsero nel liquido denso.
Si scosse quindi da quello smarrimento improvviso, mandò giù il caffè in un sorso, s’infilò la mantella scura sul vestito morbido, si passò la borsa a tracolla e, con il cappuccio calato sulla testa per ripararsi dalla pioggia, si diresse agile alla fermata dell’autobus come tutte le mattine.


Era il giorno dell’ultima volta, l’ultima di tante mattine cominciate molti anni prima.
Sul bus si ricordò il suo primo, surreale giorno di lavoro, in un piccolo ufficio decentrato. Si era presentata in perfetto orario, anzi con qualche minuto di anticipo, ma al suo arrivo aveva trovato tutto sprangato. All’interno non c’era nessuno, gli uffici erano chiusi e dentro solo una signora a fare le pulizie.“Vengono dopo“ le disse. Poco dopo arrivò una collega neo assunta e con lei uscirono, per non disturbare il lavoro di pulizia.
Dopo una mezzora cominciò l’arrivo dei dipendenti e poi del responsabile, buon ultimo, che finalmente ufficializzò il suo ingresso al lavoro.


Oggi però entrava ufficialmente nella terza età, quella della liberazione dal lavoro, come avrebbe detto Marx, ma per lei, che di lavoro aveva vissuto, e solo di quello, era solo una condanna.
Oggi ci sarebbero stati i saluti, la festa e il regalo quasi come un giorno di compleanno con la pergamena ironica che le avrebbero consegnato i colleghi che avevano raccolto i soldi. Sapeva anche di due o tre che non ci sarebbero stati perché non si può essere amici di tutti e di qualcuno che aveva dato meno della quota stabilita, anche se oggi si sarebbe ingozzato come un’anatra a sue spese.


Tutto andò come si era immaginata l’ultima volta, nessun imprevisto a scuotere l’aria del copione classico che aveva visto tante volte, e poi il regalo di un biglietto per una crociera che avrebbe fatto da sola, forse.
“Ci penserò domani” – pensò.


La sera si mise alla tv a vedere un programma intelligente davanti ad un tè aromatico e bollente, e il sonno arrivò poco a poco…




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Opera scritta il 06/07/2016 - 13:11
Da Glauco Ballantini
Letta n.1804 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


bel racconto, un modo di scrivere che cattura il lettore con grazia... è questo che mi piace di questo sito, gli scrittori, che in altri siti non trovi o che trovi in misura ridotta ... salutami la mia Livorno, quanti bagni nei pressi del calafuria, madonna bona... mi credevo d'esser Gasmann, e proprio così mi chiamavano( posterò un racconto)
Oggi è l'anniversario della nascita di Modigliani...tipico Livornese...un grande. 5*

Spartaco Messina 12/07/2016 - 13:06

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Che bel racconto....per me la pensione è una sorta di miraggio, sarà il mio momento di liberazione, eppure tante persone rimpiangono i giorni di lavoro.5*

Gabriella De Gennaro 09/07/2016 - 16:20

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Eh no, Quattro Stagioni, Glauco non ha disimparato a scrivere... bello, come sempre.

Gesuino Faedda 07/07/2016 - 19:15

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Perché alla tv c'è un programma intelligente? O era solo per far rima con bollente?
il racconto mi è piaciuto molto...5*****

patrizia brogi 06/07/2016 - 14:48

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All'inizio ho pensato: ma Glauco ha disimparato a scrivere? Poi ho capito che era un incipit....ahahahahah...bello, originale, laconico, come molti tuoi racconti minimalisti. Olè.

Quattro Stagioni 06/07/2016 - 14:40

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