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ERA SOPRATTUTTO UN AMICO

L’ho visto uscire quel giorno,
con un pacco di fogli sottobraccio
un vasetto con un fiore in mano.
Capo reclino, quasi a voler guardar solo per terra,
o forse stava così,
per non incontrar lo sguardo di qualcuno.
Gli hanno detto che è colpa della globalizzazione,
ma lui il posto ora non l’ha più.
Come potrà spiegare ai suoi bambini,
i pranzi più magri, cene più brevi e silenziose.
Se n’è andato, schivato, evitato,
all'improvviso quasi sconosciuto.
Forse la paura di contrarre quel morbo,
nemmeno un breve cenno di saluto,
o un fugace frettoloso abbraccio.
Ci siamo guardati negli occhi,
siamo rimasti muti e silenziosi.
Ma lo stringersi forte delle mani,
ha raccontato tutta la nostra storia
fatta di un intenso lavorare insieme.
Un saluto denso di raccomandazioni,
ci ha parlato delle cose che finiscono,
di un arrivederci, forse ad un tempo
che non avremmo ormai rivisto più.



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Opera scritta il 09/02/2017 - 18:04
Da ALFONSO BORDONARO
Letta n.1481 volte.
Voto:
su 9 votanti


Commenti


Una poesia delicata sulla precarietà di un mondo dove qualcuno ha troppo e qualcuno non ha ciò che gli spetta...Bravissimo

Sabry L. 10/02/2017 - 12:00

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Poesia vera e profonda molto apprezzata.Ciao Alfonso 5*

Paolo Perrone 10/02/2017 - 09:28

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Quando si perde il lavoro ci si sente sconfitti, una sofferenza profonda e lancinante.La consapevolezza di non poter più sostenere la propria famiglia diviene inaccettabile...e poi la rabbia contro una società che non riesce più a garantire la libertà di essere ancora uomini.Una lirica che tratta con bravura un tema alquanto attuale.Complimenti

Anna Rossi 10/02/2017 - 08:00

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Un profondo quanto toccante verseggio.
Altre parole sono superflue.
E' un veleno ad effetto lento che tante famiglie stanno prendendo non volutamente.
Serena giornata, Alfonso.

Rocco Michele LETTINI 10/02/2017 - 07:11

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ALFONSO B. Queste situazioni sono la morte dell'uomo chi viene colpito da questa disgrazia non perde solo il lavoro ma la dignità. Per il tuo amico c'è da sperare che cambi qualcosa ma quello che deve tenere stretto ora è la famiglia. il cuore, e gli amici più cari.Una triste poesia ma molto vera e bella.

mirella narducci 09/02/2017 - 23:45

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È un'amara attualità. Perdere il posto di lavoro è la più grande delle tragedie attuali.Intere famiglie perdono prospettive,sicurezze, case (non potendo pagare il mutuo)...Ma insomma ci sentiamo traditi dalle istituzioni ed il prezzo da pagare per le incompetenze è troppo alto.Bravo , per aver trattato questo argomento.

Teresa Peluso 09/02/2017 - 22:51

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Caro Alfonso tre colleghi uno dopo l'altro dalla sera alla mattina hanno fatto quella fine. Il senso di impotenza davanti a tanta sofferenza, non ci sono parole davanti a tanto dolore.
Buona serata Alfonso

Martina D. 09/02/2017 - 22:32

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Penosa situazione ... ben descritta, come troppe ne stanno accadendo per colpa di chi gioca nella vita come giocare a ruba mazzetto ... senza che la fortuna faccia la differenza. Buona serata

Wilobi . 09/02/2017 - 22:11

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Globalizzazione, mobilità, precarietà e la vita che diventa sempre più difficile. Restare senza lavoro è una tragedia.

Giulia Bellucci 09/02/2017 - 21:25

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terribile...
certo, una poesia è poca cosa, ma è un grido di dolore tra l'indifferenza di troppi
bravo, complimenti!

laisa azzurra 09/02/2017 - 20:35

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La tristezza di perdere il lavoro e la sensazione di sentirsi sconfitti, umiliati...è una tragedia senza fine oggi.
Con i colleghi si trascorre tanto tempo e si condivide tanto...si diventa amici veri e fa male vederlo andar via a testa china...una profonda poesia toccante e sensibile e molto bella!

margherita pisano 09/02/2017 - 20:04

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Magistrale questa poe che mette in risalto il dramma della precarietà del lavoro che coinvolge sempre di più le persone mettendole ai margini, togliedogli la dignità di vivere. O cambia il sistema o non ci sarà via di uscita dalla disperazione. Molto apprezzata, ciao.

Francesco Scolaro 09/02/2017 - 19:55

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