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Battesimo

Non m’era mai capitato di restare senza un soldo in tasca. Non potevo comprare niente e non avevo più niente da vendere. Finché ero in treno mi piaceva rimirare il tramonto sulla pianura, ma adesso mi lasciava indifferente e faceva tanto caldo che aspettavo con ansia il calare della sera per stendermi a dormire sotto un ponte. Non mi lasciavo nemmeno più cullare dal ritmo regolare del treno. Avevo bisogno di ritornare a casa. Tutto sommato, restare senza niente non mi era di certo cosa nuova. Avevo fatto la guerra, io. La sensazione di vuoto o di poter perdere tutto da un momento all'altro non mi spaventava così tanto. Vagheggiavo. Pensavo anche a tutte le facce che avevano rifiutato di darmi qualche moneta. Ogni sera passavo in rassegna di questo album di indifferenza. Tutto sommato non potevo biasimarli, oggi siamo tutti un po' miseri. Dalla fine del vagone, sentivo la porta aprirsi e già immaginavo la venuta del controllore. Egli irruppe tra il silenzio dei presenti. Rumori di fogli si accalcavano, erano i biglietti che presiedevano al controllo e allo sguardo distratto e quasi indifferente dell'uomo. Mi sembra superfluo dover specificare l'assenza del mio biglietto a tale appello. La tipica adrenalina di chi commette un'infrazione non mi apparteneva più. I miei problemi sormontavano queste inezie. Poi il mio aspetto consunto e degradato avrebbe reso chiara tutta la mia situazione. Infatti, il controllore, ancora con il suo aspetto vacanziero, evitò proprio di passare vicino a me, lanciandomi uno sguardo di muta complicità. Lo ringraziai con un sorriso che rinnovò ironicamente le mie speranze nel genere umano. Forse aveva inteso che io avevo fatto la guerra. Mi crogiolai in tale pensiero finché non fummo finalmente a destinazione. Precipitammo nella più desolata campagna e lì scesi poiché dopo pochi passi potevo raggiungere facilmente il ponte, ovvero la mia casa. Il luogo non mi dispiaceva. C'eravamo organizzati molto bene. Sì, noi, perché con me c'era anche Guido. Era un giocatore di borsa fallito, che in pochi mesi aveva dissipato un patrimonio che nemmeno sapevo immaginare. Assieme al patrimonio aveva trascinato con se nell'oblio del fallimento, il suo matrimonio, rapporto con il figlio e con i suoi genitori. A volte provo una certa ammirazione per persone che riescono a toccare il fondo con tanta facilità. Per ridurmi a questo stato ci ho messo anni, è stato uno stillicidio simile a quella tortura cinese dove ti fanno cadere quella maledetta goccia sulla fronte finché l'acqua non ti corrode il cranio fino a perforarti il cervello. Bene, ero arrivato al cervello, io. Appena giunsi al mio complesso di materassi con qualche scatolo contenente i pochi vestiti e svariati libri, venni accolto da Guido con il suo furore economico:
- Guarda Anselmo! Io lo sapevo che il petrolio sarebbe andato in ribasso! Avevo puntato il giusto! E per il sale? Piano piano ci rifaremo, me lo sento!


Adesso, a questa notizia, qualsiasi squattrinato avrebbe sorriso e magari festeggiato. Ma non io. Il problema era che le predizioni di Guido si basavano su un vecchio aggeggio, simile a quelle macchinette dei casinò che emanano migliaia di biglietti, dove c'erano le informazioni e gli andamenti delle maggiori borse europee. O almeno credo. Non mi reputo un grande esperto di borsa (non ne capisco proprio niente) però non credo che le valutazioni fatte su un sistema antiquato che si riferivano agli andamenti di circa 80 anni fa, dando costantemente le stesse informazioni, potesse giovare alla nostra miseria. Devo dire che Guido aveva sempre un rinnovato entusiasmo nel rileggere quelle informazioni e ciò mi rallegrava. Accettavo volentieri di solito di partecipare a questa tragicommedia. Poco dopo però sorgeva un altro problema. Appurato l'andamento positivo del mercato, ciò che mancavano erano i fondi necessari per investire in esso. Immediatamente Guido si accovacciava sul terreno e sforzava quella sua fronte spaziosa, aggrottando gli occhi così desolati e intelligenti, disegnando con un rametto dei presunti piani per guadagnare del denaro. Purtroppo i suoi sistemi prevedevano sempre delle rapine ai supermercati o alle banche. Niente valevano i miei rimproveri dove gli spiegavo che i tempi erano cambiati, la tecnologia avanzava e tutto andava contro a noi poveri criminali. Niente di niente. La sua mente si rifiutava di assimilare la realtà oltre il suo disastro economico e familiare. A volte mi lasciavo persuadere dalle sue idee e immaginavo a quanto potesse essere utile la mia freddezza militare nei momenti di irruzione. Ciò avrebbe avuto un grande effetto. Guido eccolo che diceva:
- passando per il retro, verso le 13, tutti avranno i piedi sotto il tavolo e i dipendenti stanno effettuando la chiusura cassa. Passeremo inosservati
- ci sono le telecamere Guido e sarebbe facile identificarci
- tele cosa? Smettila di guardare questi film di fantascienza


Rinunciai a dissuaderlo. Il suo prossimo passo già lo conoscevo: sarebbe andato ad attuare il piano. Eccolo che correva via dalla nostra casa e sapevo che tempo 40 minuti e sarebbe ritornato indietro correndo. Non l'avrebbero mai cacciato dalla città se almeno avesse messo un paio di mutande, ma il concetto di libertà è vario e sempre originale. Ormai lo lasciavo andare, avevo bisogno di quei minuti di relax e pace assoluta scandita dal passaggio delle auto sul ponte. Il loro ritmo irregolare mi rilassava. Ero abituato alla stonatura. Tutto sommato, avevo una certa serenità, non avevo altro da pensare che alla mia sopravvivenza. Vi assicuro che è davvero poco rispetto al dovere che si crede di avere nei confronti della società. Ma questa vita moderna è incredibile, e proprio appena tutto sembra normale, quotidiano e monotono è lì in agguato, la sorpresa e il cambiamento totale. Dalla vallata attigua al ponte dal quale si poteva scendere superando un muretto macinato dal vento, scendevano una ciurma di ragazzi. Si rincorrevano, si piacchiavano e ruzzolavano giù. Sembravano divertirsi. Questa scena mi era più unica che rara. Non vedevo più dei ragazzi correre nella natura e giocare a quel modo. Mi compiacqui e sorrisi. Ma durò poco. Sudai un po' freddo appena li vidi dirigere il loro gioco verso la mia direzione. Ero troppo vecchio per partecipare e anche troppo serio, avevo pur sempre fatto la guerra, io, non potevo mica abbassarmi a queste cose. Appena fui più vicino a loro cominciarono ad urlare:
- guarda quel vecchio!
- vieni qua vecchio!
- mi sembra una casa devastata
- non ci senti? Sei pure sordo?


Vennero vicinissimi. Ero disteso sul materasso. Fecero una specie di semicerchio, erano in cinque. Un branco di lupi. Frugarono tra gli scatoli e trovarono la mia medaglietta dell'esercito. Era il mio unico ricordo di un passato tanto offuscato. Ero l'elemento debole, ma in un ultimo slancio di giovinezza mi avventai sul ragazzo che stava per derubarmi. Lo colpii in viso con un pugno che lo scaraventò per terra. Digrignai i denti e dissi:
- non toccate la mia roba
- dobbiamo aver paura?


Disse il più grosso di loro. Urlai dicendo:
- portate rispetto! Quando eravate ancora sperma io ero al fronte a fare la guerra!
- ma chi se ne fotte, la guerra non c'è più, vecchio!


Cominciarono a strattonarmi. Mi palleggiarono tra loro come se fossi un pallone. Non potevo oppormi, quindi decisi di lasciarmi andare finché non si fossero stufati. Ogni reazione avrebbe solo peggiorato la situazione. Però erano tenaci. Continuavano. Inciampavo e loro mi rialzavano. Urlavano:
- prendilo a calci
- vai, nello stomaco
- a pugni a pugni!


Sentivo il sangue che mi ricopriva il viso. Sputai un dente, forse l'ultimo che avevo. Tossivo. Avevo ingerito troppa terra. Uno di loro fece un gesto che mi fece capire quasi tutto. Estrasse dalla tasca una piccola tanica di benzina. Ero sdraiato sul terreno, inerme. Non riuscivo a sollevarmi, ogni sforzo diveniva vano. Gli arti mi abbandonavano e il sapore della terra cominciava a piacermi. Sentii il liquido piovermi addosso. Le loro parole divennero incomprensibili. Mi ritrovavo in una sorta di bolla in cui esistevo solo io e la mia rassegnazione. Il rumore dell'accendino fu la tanto attesa sentenza. Vidi un fazzoletto infiammarsi e uno di loro lo gettò mentre sul suo viso si dipinse un'espressione di disgusto mista a compassione. Mi facevano pena. Il fuoco percorreva l'autostrada della mia carne lacerandola e consumando perfino le mie ossa. Il dolore smise e mi parve di vedere improvvisamente il mio corpo consumarsi sotto quel battesimo di fuoco.




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Opera scritta il 30/04/2017 - 17:07
Da Salvatore Mauro
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Commenti


Che dire a tanto orrore; in primis provo tanto dolore per un così grave fatto di sangue,completamente gratuito. Non voglio fare nessuna dietrologia su di un episodio come l'hai descritto, qui siamo davanti alla più orribile e meschina manifestazione di un odio cieco senza motivazione se non quella più' crudele che ci sia e cioè esistono individui (gli animali non uccidono per il semplice piacere di farlo) che provano piacere, gusto, eccitazione a uccidere i suoi simili. Purtroppo non esiste giustizia per un povero innocente assssinato in un modo così orribile e che le forze dell'ordine, qualora catturino gli esecutori del crimine, la magistratura seppure li condanni, tra buona condotta e indulto di galera se ne fanno ben poca.

Savino Spina 01/05/2017 - 15:47

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Wooow!

Antonino Borzì 30/04/2017 - 20:05

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