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MA, QUANTO MALE FA SAPERE

Se penso a te fedele amica
dalla vita sì difficile
il cuore cade a pezzi.
Ricordo i tuoi vent'anni
periodo aureo della giovinezza
già quando, come vecchia
porgevi lo sguardo triste
e le parole indurite,
dal rozzo vissuto,
agli astanti però,
in testa i capelli
erano, messi bionde,
folte come grano,
inanellate e fulgenti
sorta di pietra lunare
omaggio, di natura benigna.
Scoprii dopo,
da ritrosi mozzi discorsi
da scene di dolore,
rappresentate, indelebili,
a ragnatela sul tuo volto
l'inadeguatezza, di una madre
che baci, carezze
o piccole quisquilie,
che fanno felice un figlio,
per te furono,
per quel contributo,
solo utopiche fantasie.
Non voglio giudicare,
ma, quanto male fa sapere
che dell'amore, scintilla naturale,
di ogni partoriente
e nel contesto partoriente
custode di sommi saperi,
nelle segrete anse
dei tuoi ricordi,
non vi è parvenza.
Per riparare a questo vorrei,
come uccello trampoliere,
non uno, ma ambedue
gli arti, fuori dalla melma
e, sorreggendoti, fra caldi ali,
portarti volando, lontano,
verso luoghi dove
per tutti, in ogni stagione,
il sole scalda con tepore
d'amore, la vita.



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Opera scritta il 23/01/2014 - 16:15
Da EMMA DI GIROLAMO
Letta n.1356 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Cosa non farebbe un figlio (o una figlia) per sua madre che lo ha messo alla luce, lo ha cresciuto tra le sue braccia fino a quando le disavventure non hanno mostrato altro che la durezza di un percorso su irti sassi e sabbie mobili?

Giuseppe Vita 24/01/2014 - 04:42

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