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Didone

Devono averti raggiunto di notte,
su un'aria veloce
le ali di un risveglio
ma io dormivo e
a poco
a poco
si faceva il cielo di un chiarore
bugiardo, e io gli stavo appresso
con occhi timidi, ché di luce
ne hanno vista ben poca.
Sotto un canovaccio di stelle
hai allestito armamenti e flotte
hai imbracciato inganni come armi,
poi, pronto a salpare,
a prendere il largo ovunque io
non potessi raggiungerti o
strapparti alle acque,
per ricondurti nella grotta
dove ti ho urlato un peccato nella carne
"cerco la mia terra, ma non per mia volontà"
va' allora, va pure,
insegui le tue coste,
se l'ha voluto il destino,
-buffo che per me e per te
abbia tracciato quest'intrecciarsi di eliche
mai prone al tocco, ma allo sguardo solo -
cercati il petto tra le onde
e fra i flutti la lingua sputerà
il mio nome in fiamme;
sconta la mia ferita da naufrago
ti sarò fantasma dovunque;
ma ora lascia che fugga questa luce
quest'alba bugiarda,
le molte cose che molto esiti a dire
a poco
a poco, lo vedi anche tu
mi si issa un presagio sopra il capo
come di morte,
e la notte è di nuovo mia.



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Opera scritta il 29/10/2019 - 09:33
Da Matih Bobek
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