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I miei anni

Ancora mi domando se quel vecchio pazzo di Giacomo, abbia ancora quella Fiat “127”, lì in Irlanda dove espatriò, quando sognavamo del crescere di noi e delle nostre giovani famiglie, valutando le nostre risorse, i nostri bisogni, le nostre aspettative, con una lucida melanconica razionalità che non poteva scendere di livello, con in mano le nostre bambine a camminare per i corsi di domenica, noi e le nostre mogli indaffarate ed instancabili. Quell’albero di fico nero lì in fondo, quanti anni sono che sta lì e che mangio i suoi fichi, dolcissimi e consistenti, eppure anche lui come me è ancora lì, e ci guardiamo quando sta arrivando un temporale e non posso stare più sotto la mia tettoia di legno, a guardare il giardino, e a lanciare le pigne alle cornacchie che salgono sui miei bidoni della spazzatura. Orrendi uccelli sono gli avvoltoi della nostra penisola. Con la mia copertina di lana a quadri, e proprio irlandese, anni e anni fa speditami dal quel Giacomo a Natale, posata sulle gambe, mi addormento sulla sedia a dondolo, con il cruciverba in mano, e si addormenta anche il mio ultraventenne cane alano danese. Almeno mi tenesse sveglio, mezzo brontolone che barcolla abbaiando se fugge un gatto che non trova le alici nel secchio dell’umido. E sogno, sogno sempre la mia vita già passata, non un lume che intravedesse qualche attività da proporre e da fare i giorni che vengono, e chi ce la farebbe…!? A novantadue anni, già è tanto che non mi incazzo più per le stranezze di questo paese, che puzza di politiche papali, e di laici banchieri, indaffarati nel commercio del merluzzo degli sbarchi clandestini nel Mediterraneo. Io almeno da capo operaio, e poi sindacalista, posso vantarmi di essermi almeno un pò battuto per qualche causa onorevole, e che abbia riguardato altri, altra gente, famiglie, ma loro, quelli del conio, al posto mio, a chi potrebbero raccontare qualche loro buona azione, se per esempio volessero, farsi dare l’estrema unzione ad appuntamento? Ma nemmeno il prete li andrebbe a visitare, si rifiuterebbe, direbbe ai familiari: “mi dispiace signori illustrissimi, ma abbiamo ricevuto delle disposizioni molto accurate per chi ha impiegato certi posticini di governo, sicuramente ci penserà qualcuno più bravo di noi, lasciamo fare direttamente agli altissimi, in paradiso, dove li accoglieranno con il bancomat in mano…” E spero li accolga anche la finanza in divisa, gli dovrebbe aggiungere il prete. Guardo tutte queste foglie, del viale e del mio giardino, e mi sembrano appesi come euro bagnati ad asciugare, e tutti i miei soldi li darò a miei nipoti, e glie li voglio dare liquidi, cash, come si dice oggi, che tutti i miei amici sono morti, le mie figlie hanno delle buone famiglie, e mi sto riaddormentando vicino al mio Bach, il mio alano, vecchio anche lui, e forse chissà anche Giacomo starà pensando la stessa cosa, lì su nell’Irlanda.



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Opera scritta il 15/11/2020 - 15:23
Da Luca Di Paolo
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