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Canto del Sogno e della Morte

Fiori d’estate ancora sì ricchi odorate:
venti delle pianure nell’acre fragranza del grano.
Tu mi conduci lungo le prode bruciate.
Ecco, e m’è fatto nei parchi superbi il sesamo estrano.
Dalla dimenticanza incanti tu i sogni: il fanciullo
che sulla casta zolla riposa del campo di biade,
nell’afa grave accanto allo stuolo che miete brullo
con la falce lucente ed il sacro boccale.
Dondolavano sonnolente nel ronzo del mezzogiorno
le vespe e a lui piovevano sopra la fronte in fiamme,
traverso l’ombra rara che steli tessevano intorno,
petali di papavero: gocce larghe di sangue.
Nulla che mai fu mio può togliermi il volo dell’ore.
Languendo m’abbandono in questa pianura che langue.
Mormora la bocca esangue: Ah d’ogni fiore
com’è questo cuore stanco, de’ bei fiori stanco.


© Paolo Melandri (9. 2. 2022)




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Opera scritta il 09/02/2022 - 23:37
Da Paolo Melandri
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